Capitolo 9: Fotoni.

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Giorno 5 (più tardi)

Il tempo passa inesorabile. C’è chi se ne rende conto…e chi no.

 

-Smettila di prendermi per il culo!
Il Soldato si alzò in piedi e afferrò Mister Atlas per il colletto della camicia cominciando a scuoterlo.
-Se questa è una cazzo di trovata pubblicitaria, io…
-BASTA!
L’urlo della Donna Dinamica fu sufficiente a fermare l’uomo in uniforme verde.
Il mago fu lasciato andare e questi iniziò a massaggiarsi il collo.
-Per chi mi avete preso? Va bene essere stupido, ma qui mi sto auto-denunciando di un reato e non voglio morti sulla coscienza.
La voce della Donna Dinamica si fece soffice.
-Trasgredire la legge 7 è un reato grave, ma ci venga incontro e cerchi di capire la nostra diffidenza.
-Ve lo ripeto per la centesima volta.
Atlas si rimise seduto nell’unica sedia della stanza e fissò una delle pareti bianche della piccola sala degli interrogatori.
-Quel pazzo mi si presentato nel camerino e mi ha chiesto di starne fuori.
-Fuori da cosa?
Questa volta il mago fissò con odio la figura del supereroe con il volto celato dalla maschera da hockey verde.
-Dal venire qui, dal dirvi ciò che ho visto.
-Ossia?
Il sarcasmo non era nemmeno celato, anzi sbattuto in faccia simile a una doccia gelata.
-Il mio potere consiste nel vedere la realtà quantistica e di manipolarla in minima parte.
-E questo che c’entra?
Atlas sbuffò e continuò.
-Nella figura di Omega vedevo solo dei fotoni. Omega è un fottuto ologramma.

Racconto Bonsai: Pecore

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La notte era particolarmente buia e la luna sembrava quasi non esistere dietro una spessa coltre di nubi; il satellite stava con fatica lottando per emergere, ma non stava vincendo la battaglia.
Samyr diede un’occhiata al gruppo di disperati sul gommone: un insieme di uomini male in arnese e donne, alcune in avanzato stato interessante. In tutto una trentina di individui, tutti stipati in uno spazio pensato per dieci.
Pecore, pensò l’uomo senza nascondere una espressione di disgusto.
Il viaggio proseguì ancora per parecchi minuti, quando nella pece notturna comparvero in lontananza le prime luci della costa.
A quel punto Samyr arrestò il motore dell’imbarcazione.
-Signori, siamo arrivati.
Il panico e l’incredulità iniziò a serpeggiare, seguito da qualche protesta.
Lo scafista placò tutti spianando una grossa pistola.
-A me non me frega un cazzo, ma gli ultimi cinquecento metri li farete a nuoto.
E per enfatizzare il concetto premette l’arma contro la testa della persona più vicina.
-Sta a voi scegliere se far diventare questo gommone un mattatoio.
Lentamente cominciarono a gettarsi in acqua e iniziarono con fatica a guadagnare la riva.
Pecore, il pensiero si fece di nuovo spontaneo con il medesimo disprezzo.
-Avevi ragione.
La voce estranea riportò Samyr alla realtà e si ritrovò a fissare l’unico passeggero che non si era ancora buttato, un uomo sulla quarantina con uno strano sorriso sul volto.
-Questo gommone è un mattatoio.
La luna, non vista, era riuscita ad aprirsi uno squarcio nel cielo e a mostrarsi in tutta la sua pienezza.
L’urlo di Samyr fu soffocato del fiotto di sangue che riempì la gola dell’uomo.

La bestia finì di sgranocchiare lo scafista e si preparò a continuare la caccia.

Recensione: Doc Savage – L’uomo di Bronzo (il film)

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Sinossi: Clark Savage jr, detto Doc, è uno scienziato, avventuriero dedito a raddrizzare i torti in ogni angolo del globo. Quando suo padre muore misteriosamente, Doc sarà costretto a un incredibile viaggio nel profondo Sud America alla ricerca degli ultimi vestigia della civiltà Maya.

Commento: Ho scoperto il personaggio di Doc Savage in tempi recenti recuperando nell’usato alcuni dei pochi libri usciti, quasi una trentina di anni fa, nella collana Urania dedicata espressamente a questo Eroe Pulp.
Non nascondo la mia grande curiosità di vedere come avevano trasposto (il film è datato 1974) questo eroe cartaceo.
Il risultato è stato purtroppo deludente, al limite della ciofeca.
Mi rendo conto che il rischio enorme di un personaggio del genere è renderlo una macchietta, parossismo di sé stesso e così purtroppo è stato.
Il film vuole strizzare troppo l’occhio al pubblico con battutine più o meno scherzose, comunque di un livello oserei dire scolare, e essere in maniera esagerata una pellicola per tutta la famiglia.
Ma veniamo a quelle che considero le maggiori note dolenti:
1)Ron Early, l’attore scelto per interpretare la parte di Doc, non lo vedo perfettissimo nella parte; a mio modesto parere Doc sarebbe dovuto avere una incarnazione più granitica, e non quella abbastanza bonaria di Early (che non dimentichiamocelo era famoso sopratutto per aver interpretato Tarzan in una serie televisiva).
2)Gli attori scelti per incarnare i magnifici 5, ossia gli aiutanti del nostro Doc Savage. Mi spiace, ma sembrano 5 pirla; ne prendo uno a caso: quello che interpreta Monk, non ha nulla di scimmiesco, anzi ha tutte le fattezze di un suino. E comunque non rispecchia in alcun modo la psicologia del personaggio di riferimento. Vale lo stesso ragionamento anche per gli altri 4.
3)La misoginia di Doc è totalmente assente nel film (volendo essere sinceri dice espressamente che non schifa le donne, solo non ne vuole metterle in pericolo) e addirittura ne fanno un piacione. Ma dico io.
4)Gli indios Maya vengono raffigurati come la brutta copia degli indiani di “Ombre Rosse”, una cosa orrenda e inguardabile.

Giudizio finale: Tratto dal primo romanzo della serie di Doc Savage (incredibilmente giunto anche da noi con il titolo orrendo “La piramide d’oro”) il film purtroppo delude per quello che avrebbe potuto essere e invece non è. Una occasione mancata.

Racconto Bonsai: L’intervista.

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-Dove prendo le idee? Vengo qui e basta guardarmi un po’ attorno.
-E’ per questo che ha voluto fare l’intervista qui, nella sala d’aspetto del grande aeroporto internazionale?
-Esatto. La vede quella donna laggiù ad esempio? Vede com’è nervosa? Sta aspettando il marito dal ritorno di un viaggio di lavoro e vuole confessargli un tradimento.
-Incredibile.
-Oppure quell’uomo con cappello che sta litigando con quella signorina del personale di terra? Ha nascosto addosso 100.000 dollari non dichiarati.
-Metodo interessante. Lei viene qui e si lascia ispirare dalla gente che passa.
-No. Sarai anche un giornalista quotato, ma non hai capito un cazzo. La verità è che sono un fottuto telepate.

Narrativa Pulp a go go

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E alla fine anche io ho scoperto (o sarebbe meglio dire ri-scoperto) la letteratura Pulp.
Che cos’è dite?
Fermi, non andate a cercare su Google il significato del termine, fermi. Cercherò in poche parole di spiegare questa definizione.
Anche perché più ne parlerò più scoprirete di conoscerla in realtà senza saperlo.

La letteratura pulp nasce agli inizi degli anni 30 negli Stati Uniti e prende il suo nome da Pulp ossia la Polpa degli alberi da cui si ricavava un tipo di carta di bassissima qualità.
Dagli editori dell’epoca ci fu il tentativo di produrre riviste di fiction avventurosa low budget rivolte a lettori (spesso lavoratori di basso profilo scolastico) con poco tempo e tanto voglia di svago.
Da qui la dicitura Pulp Fiction.
A molti a questo punto si sarà accesa una lampadina ricordandosi del famosissimo film di Quentin Tarantino ambientato tra la bassa criminalità americana, a base di noir, sangue e colpi bassi.
Se state pensando questo, purtroppo in parte vi state pesantemente sbagliando.
La letteratura Pulp è stata prima di tutto intrattenimento a trecentosessanta gradi: action, noir, fantasy, fantascienza, tutto faceva brodo purché catturasse l’attenzione e sbalordisse il pubblico.
Una narrativa semplice (alcuni critici l’hanno definita grossolana), ma che ha permesso a grandi scrittori di farsi le ossa (e guadagnarsi pure il pane dignitosamente).
Il successo è stato immediato e travolgente, permettendo il moltiplicarsi delle riviste (molte a questo punto rivolte a un singolo genere).
Si moltiplicarono i personaggi seriali che divennero delle vere e proprie icone; ne cito alcuni fra i più famosi: The Shadow (l’uomo-ombra), Doc Savage, Tha Avenger (il vendicatore), The Spider.
Un successo che ciclicamente si è rinverdito negli anni, basti pensare ad esempio alla figura di Indiana Jones, o al Rocketeer.
E in Italia?
E’ arrivato (e ancora arriva) molto poco e con il contagocce, nonostante la produzione in inglese sia vastissima.
Eppure il nostro amato stivale ha dimostrato negli anni di avere molti appassionati di questo genere.
Quindi che fare?
Fare come al solito qualcosa da soli, sperando nel mio piccolo di smuovere le acque.
Già altri stanno facendo lo stesso (a questo riguardo vi consiglio di dare uno sguardo ai blog di Alessandro Girola e Davide Mana, trovate i link trai i miei preferiti nella sezione a destra della schermata oppure nella sezione degli articoli dedicate agli Italian Net-Writers) per farvene un’idea, ma anche io nel mio piccolo vorrò dire la mia.
E’ in fase di completamento il mio ultimo lavoro: “Guglielmo Marconi e il mostro de le Lame”.
In poche parole: Ucronia, mostri e tecnologia anacronistica.
Che altro chiedere di più?

Capitolo 8: Flashback 2°, Il guanto.

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16 Giugno 1999 Ore 19:00

 

-Luca sono più di dieci ore che stai lavorando. Devi fermarti, non stai ancora bene.
Il giovane sollevò gli occhiali e guardò il fratello; gli occhi venati di una luminescenza verdognola un aspetto spietato, vecchio.
-Adesso ho finito, fratellino.
La vecchia officina aveva le pareti tappezzate di crepe e, nonostante i bombardamenti ingenti, aveva resistito in modo quasi miracoloso.
Luca abbassò la saldatrice sul tavolo pieno di attrezzi, davanti a lui il frutto di una intensa giornata di lavoro: un guanto in acciaio.
-Che cos’è?
-Un’arma. Chi la indossa acquisisce, amplificato, il potere di quei mostri. Il corpo si ricopre di un’aurea protettiva invisibile che fornisce forza, velocità sovrumane. Con questa andremo a caccia.
Il fratello più giovane fece un passo indietro inorridito.
-Sei impazzito? Andare a caccia di cosa poi?
Sul volto di Luca compare un sorriso cattivo.
-Di altri di quelle bestie schifose, naturalmente. Dopotutto questo dispositivo funziona grazie al loro sangue.
Il giovane si fermò un attimo carezzando il guanto.
-Ma quando avrò abbastanza sangue potrò creare un flagello.

Penny Dreadful, la serie televisiva

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Nell’epoca tardo vittoriana i Penny Dreaful (traducendo liberamente in “Orrori da un Penny”) erano pubblicazioni a poco prezzo (un Penny appunto) che il popolino leggeva per svago; come il loro nome lascia presagire il loro argomento spaziava da argomenti di cronaca nera particolarmente truculenti, a leggende metropolitane nere, a racconti gotici e dell’orrore.
Lo stile era semplice(in quanto rivolto a gente di bassa cultura) e rapido (spesso i lavoratori non avevo molto tempo a loro disposizione), il tutto condito da illustrazioni grossolane e molto gore.
Dopo questa necessaria premessa veniamo alla serie televisiva che prende il nome appunto da queste pubblicazioni e che è ambientata nel periodo della loro massima diffusione.
Mi sbilancio (e mi scuserete), ma ci troviamo di fronte a un prodotto eccelso che rielabora una idea non nuova (mi riferisco al fumetto culto di Alan Moore “La lega degli straordinari Gentlemen”), ma la gestice con sapienza e maestria dando un prodotto originale ed estremamente ben fatto.
Già il cinema aveva tentato in passato di rendere in live motion l’opera di Moore con risultati disastrosi (“La leggenda degli uomini straordinari” è una vaccata clamorosa che usa l’idea base dell’autore per creare una brutta copia di una americanata pazzesca), ma questa serie televisiva inglese invece centra in pieno il bersaglio.
La serie è cupa, intrigante, mai scontata e piena di colpi di scena.
I protagonisti poi sono estremamente accattivanti: un misto di personaggi di famosi rielaborati (Dorian Gray, il dottor Frankenstein e la sua creatura) e nuovi entrate (un oscuro pistolero americano, Lord Murray).
Otto puntate che non deludono e che mostrano una Londra da incubo, cupissima e sporca.
Spero in una seconda stagione, che possa dipanare molto nodi lasciati insoluti.
Serie ovviamente straconsigliata.

Capitolo 7: Reazioni.

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Giorno 5

So cosa avranno detto in parecchi… E che cazzo è l’iniziativa di legge popolare numero 452?
Una cosa semplice e banale.

 

-Una fottuta legge anti-corruzione… ecco cos’è!
Il capo del gruppo di opposizione al Senato guardò gli altri astanti nella piccola sala riunioni: sulla sua sinistra il capo di quello di maggioranza, alla sua sinistra il rappresentante di quello misto.
Davanti a loro il presidente del Senato Ercoli.
-E adesso cosa facciamo?
Ercoli rimase in silenzio qualche secondo, gli occhi di tutti fissi di lui.
-Certo non possiamo sottostare al ricatto di un folle, né mostrarci deboli di fronte al popolo italiano.
-Quindi cosa suggerisce di fare?
-Mettiamo domani in calendario la proposta di legge 452 e mettiamola ai voti.
Gli altri tre si misero quasi a protestare in simultanea, ma si zittirono subito non appena Ercoli alzò una mano.
-Ho detto mettere ai voti, non approvare.

 

-Pronto, qui è il numero verde per la segnalazioni delle attività super-umane, come posso esserle utile?
-Signorina avrei informazioni relative al tizio vestito di nero, quello si fa chiamare Omega.
-Posso sapere cortesemente il suo nome?
-Mi chiamo Luca Santi, sono un mago di professione, ma tutti mi conoscono con lo pseudonimo di Mister Atlas.
-Lei è quello della televisione.
-Si, sono io…Ma devo anche confessare che sono anche un trasgressore della legge 7.
-Vuol dire che lei è un possessore clandestino di capacità super-umane?
-Si, non sono regolarmente registrato; ma questo non è importante adesso. E’ fondamentale che capiate che in realtà Omega non esiste.

Capitolo 6: Flashback 1°, Durante l’invasione.

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14 Giugno 1999 Bologna Ore 16:00

-Pensi che sia morto?
Come risposta una trave di ferro fu fatta passare da una frattura del vetro del casco: la testa dell’essere rettili-forme offrì poca resistenza a quella lancia improvvisata e esplose come un palloncino eruttando sangue verdastro e materia celebrale bianca in ogni direzione.
-Adesso lo è di certo.
Il giovane, un ragazzo sui sedici anni, rigirò un’ultima volta l’asta prima di astrarla con un colpo secco dal cranio dall’alieno; il gesto produsse un estremo fiotto di icore che gli finì dritto in faccia.
-Tutto bene?
-Sono solo ferito nell’orgoglio, questa merda anche da morta è riuscita a irritarmi.
Il ragazzo scese dal petto del gigantesco esoscheletro di metallo, pulendosi nel contempo con la manica della camicia dell’avambraccio sinistro.
-E adesso?
L’altro, un secondo ragazzo di qualche anno più giovane, tradiva sia nella voce sia nell’aspetto una profonda paura.
-E adesso, caro fratellino, andiamo a caccia di altri, vendendo cara la palle.
-Ma…ma… Il terrore aveva preso il sopravvento senza maschere.
-Lo hai visto anche tu, questi cosi sono invulnerabili… le pistole, i fucili, i coltelli non li scalfiscono neppure. Questo qui, se non gli fosse aperta la strada sotto i piedi e ci fosse caduto dentro, non saremmo riusciti nemmeno…
-Taci e dimostra di avere del fegato una buona volta, fratellino.
Quelle parole lo bloccarono come uno schiaffo.
-Dopo quello che hanno fatto a mamma e papà, a Silvia…li voglio morti, tutti morti.
Il fratello maggiore guardò il minore con occhi pieni di furia.
-No, sei tu che devi rinsavire. Io sono un uomo e ho finito di comportarmi come un topo. Se devo morire, lo farò combattendo. Tu fai come ti pare.
Ciò detto si girò per risalire in scalata il crepaccio, ma fece un passo appena: all’improvviso gli cedettero le gambe e rovinò in ginocchio vomitando sul terreno.
-Luca. L’altro si riscosse a quella vista precipitandosi a soccorrere il fratello.
I conati continuarono per alcuni minuti, ma alla fine cessarono .
-Luca stai bene?
Il giovane iniziò a ridere sguaiatamente, mentre il fratello lo aiutava a rimettersi in piedi; alla fine aprì gli occhi con un nuovo bagliore verdastro in fondo alle iridi.
-Ora so cosa devo fare fratellino…Ora so come sul serio ucciderli tutti.

Sulla fanfiction e l’opera “omaggio reverenziale”

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Prendo spunto da un ottimo post del blogger Davide Mana (per chi fosse interessato a leggerlo questo è il link) per fare una mia piccola riflessione e andare un po’ alla deriva con le mie idee personali.
Mi rendo conto che  come tutti i post arguti (e che vorrebero spingere indirettamente a una riflessione intelligente e ponderata), quello di Davide è stato ampiamente frainteso, travisato e comunque ampiamente mal interpretato (basta leggere alcuni commenti).
A questo punto mi sembra doveroso dire la mia.
In passato ho letto parecchie fan-fiction sulla rete e devo dire che i risultati sono stati spesso discontinui: mi sono passati davanti agli occhi lavori ben fatti, alcune letture non disprezzabili, ma anche (sempre parere mio) autentiche porcherie.
Una cosa voglio sia chiara fin da subito: io non ho nulla con chi desideri scrivere opere basate su personaggi famosi di altri, esistono esempi assai autorevoli di ottimi lavori fatti da mostri sacri della letteratura di genere; il primo esempio mella mia mente è lo scrittore Philip Josè Farmer (autore che adoro) che nella sua smisurata produzione (per lo più di fantascienza, ma non solo) ha voluto e potuto inserire romanzi aventi per protagonisti Tarzan, Doc Savage e perfino Phileas Fogg de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verniana mermoria.
Quello scelto da me è di certo uno degli esempi più alti in questo genere: ossia quando un ottimo narratore mette la sua arte al servizio di un personaggio che secondo lui ha ancora qualcosa da dire o da dare…magari aggiungendo una novità, o una prospettiva o un diverso punto di vista.
E a questo punto, se mi permettete, che casca l’asino: un conto è l’omaggio reverenziale con una ricerca di tocco personale, un altro è l’utilizzo di un personaggio già esistente per una storia che non aggiunge nulla oltre alla trama.
Niente da dire rimane un ottimo esercizio di stile ed è di certo rassicurante “esercitarsi” su un Setting pre-esistente, ma credo anche che chiunque abbia una qualsiasi velleità di scrivere seriamente (e per “seriamente” intendo mettersi alla prova sul serio), debba prima o poi cimentarsi con una lavoro personale in ogni sua parte.
Questo non significa rinunciare a utilizzare degli archetipi esistenti, ma ritengo doveroso il bisogno di aggiungere sempre un tocco personale, metterci del proprio estro…perché alla fine è proprio quello a fare la differenza.

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