Racconto Bonsai: Buon natale!!!

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25 Dicembre 2012, ore 19,30.

Questa giornata di merda è finalmente finita e non vedo l’ora di andare finalmente a casa.
Ma forse, proprio all’ora di chiusura, ho fatto la classica ultima cazzata: sono uscito dalla farmacia vestito solo del mio camice bianco.
Troppa la foga di levare le tende, quasi di fuggire via…
Il freddo non è più soltanto maiale, adesso ha preso a ben diritto la giusta definizione di porco, lo sento entrarmi nelle ossa come l’ultimo cliente sgradito del turno…
I clienti….
Anche adesso che sto per abbassare la saracinesca non posso fare a meno di rivolgere il pensiero a quegli stronzi…
Li odio tutti quei pezzi di merda…
La serranda scende cigolando con lentezza, ma io non penso a come forse sarebbe il caso di oliarla, o meglio di cambiarla…
Mi guardo invece attorno con apprensione: cerco l’ultimo immancabile deficiente con la sua domanda del cazzo…
“Scusi… sta per caso chiudendo?”
Noooooo… faccio fare ginnastica ai meccanismi.
Quante volte ho dato questa risposta cattiva nella mia testa, ma da lì non è mai uscita.
Il mio ruolo impone un certo contegno: sorrido, anche se di mala voglia, e ridivento professionale.
Dopotutto il mio lavoro è così, specie nelle domeniche e durante le festività.
In quelle giornate il lavoro si trascina lento e il tempo sembra non passare mai; la zona in cui è situata la mia farmacia è certamente una zona centrale, ma è piena di uffici ed attività chiuse in quei giorni.
Di fatto le uniche persone in giro sono di due tipi….
I disperati e i rompicoglioni…
Dei disperati non mi lamento: farebbero volentieri a meno di entrare in farmacia, ma stanno talmente male da non poterne fare a meno.
I secondi, invece, sono molto più insidiosi: sono gli schiavi delle idiosincrasie tipiche del nostro tempo.
Chiamo queste fissazioni i cinque ODDIO:
“Oddio dottore non dormo…”
Stai tranquillo che prima o poi lo fai…
“Oddio dottore sono grasso…”
Mangia meno merda…
“Oddio dottore sono depresso…”
Trovati un vero amico, demente…
“Oddio non cago…”
Non ti preoccupare, andrai al cesso se non vuoi esplodere…
“Oddio non mi tira…”
Forse è meglio che cambi donna…
So che a Natale si dovrebbe essere più buoni, ma proprio non ce la faccio: mi tocca stare qui in dolce compagnia di questi decerebrati, di questi schiavi di pillole e preparati, convinti che esista un rimedio farmacologico per ogni loro male immaginario.
FESSI!!!!!
Non hanno ancora capito che molte presunte malattie hanno solo l’unica funzione di arricchire le ditte farmaceutiche e i miei titolari?
Chiudo l’ultima serratura e ancora non è arrivato nessuno ad interrompermi….forse questa volta mi è andata bene.
Niente scocciatore finale.
Ormai al limite del congelamento, mi avvio alla mia macchina parcheggiata poco lontana.
Non vedo l’ora di tornare a casa mia, rilassarmi senza dover pensare al lavoro.
Sono quasi arrivato, quando sento alla mie spalle la sgommata di una macchina ed un grido di donna.
Mi volto di scatto ed assisto a questa scena: una signora in là con gli anni è stata mancata di un soffio da una grossa BMW incurante del pedone sulle strisce.
La paura o forse lo spostamento d’aria dovuto alla folle velocità della macchina hanno fatto cadere la poveretta a terra.
Naturalmente il guidatore della BMW non si è fermato, non ha  nemmeno accennato a rallentare, è sfrecciato via senza remore.
E poi mi lamento dei miei clienti: questo sì che è uno stronzo di quelli veri….
Mi avvicino per aiutare la signora in difficoltà, ma mi rendo conto di essere arrivato secondo.
Un ragazzo, un giovanotto sulla ventina, sta aiutando la donna ad alzarsi chiedendole come si sente.
Mi sento rincuorato: esiste ancora in questa mia città, ultimamente così degradata, qualcuno con un po’ d’anima…
Per una volta non c’è bisogno di me.
Soddisfatto decido di tornare alla mia vettura.
Quando arrivo alla portiera, comincia a scendere la neve…
Normalmente mi sarei rifugiato di gran carriera nella mia utilitaria….odio bagnarmi, la sensazione dei vestiti umidicci addosso…
Non oggi però, non adesso…
Cosa mi è successo?
Cosa mi ha fatto diventare così cattivo?
Perché vedo sempre tutto così nero, specie nel mio lavoro?
Perché mi accorgo solo degli stronzi attorno a me?
Esistono ancora brave persone in giro…e l’ho capito proprio nel giorno di Natale…
Forse, e questa è la considerazione più amara, il vero stronzo sono io….
All’improvviso, sempre dietro di me, riecheggia un secondo grido di donna.
E’ la stessa voce di prima, ma questa volta non esprime dolore o sorpresa, bensì rabbia…
L’anziana signora impreca in direzione del volenteroso passante: il giovanotto sta infatti dandosi alla fuga con la sua borsetta…
Ok, ho capito.
Come non detto….

Buon Natale!!!!

Racconto Bonsai: Vuoi il sangue?

tentativo

-Dai, gran bastarda, dammi qualcosa…
L’uomo picchia con violenza sulla macchinetta del video-poker, producendo un frastuono metallico.
Resosi conto del rumore, si guarda attorno in attesa della comparsa del gestore.
Ma non accade.
Il locale sembra vuoto: nessun’altro avventore, solo lui circondato dal cicalare continuo di leds e displays.
Rinfrancato, l’uomo continua le sue operazioni, un susseguirsi di mettere monete e premere pulsanti.
-PORCA TROIA!
Adesso l’urlo è veemente, rinfrancato dalla solitudine.
La rabbia aumenta, così come diminuisce l’arresto dei freni inibitori.
-Macchinetta di mmerda…si può sapere cosa vuoi da me?
Un altro pugno sui leds.
-Ti ho dato tutto…tutto quello che avevo…
Un secondo colpo, ancora più forte.
-Vuoi il sangue, adesso? Vuoi il mio sangue?
-Perchè no?
La risposta proveniente dalla macchinetta è metallica e gracchiante, artificiale, ma con una nota ironica sottesa.
L’uomo si paralizza dalla sorpresa, mentre le pulsantiere si deformano in ganci che gli immobilizzano le mani.
A quel punto il panico si fa strada come uno Tsunami cancellando tutto il resto, anche l’assurda incredulità della situazine.
Ma scappare è impossibile e quello è solo l’inizio.
La slot-machine si altera oltre i normali servo-meccanismi: si apre fino a creare una bocca stilizzata, dotata di mandibola e denti.
L’uomo non può fare a meno di urlare, mentre le mascelle si chiudono cominciando a masticare.
Poi il silenzio.
Interrotto da un prolungato rutto metallico.

L’autoproduzione…questa sconosciuta…

Sono un tipo tranquillo e odio le polemiche strumentali, ingiustificate; questa volta mi sento di dire la mia su un argomento che in parte mi tocca personalmente e che ( permettetemi l’affermazione) ha lasciato parecchi “esperti” del settore liberi ( come diceva il compianto nonno) di “dar aria i denti” con opinioni, nel migliore dei casi, ridicole.
Ma entriamo nel merito e parliamo di auto-produzioni.
La verità è che in parecchi quando sentono pronunciare la fatidica parola (auto-produzione intendo) associano il tutto a qualcosa raffazzonato, fatto male, approssimativo.
Il tutto nasce secondo me da due fattori:

1) L’italiano medio è, per sua natura e storia, refrattario a qualsiasi cosa esuli o esca dai canali ufficiali. Il resto viene visto con diffidenza, spesso non correlata dall’esperienza diretta.

2) Il chiacchiericcio malevolo di molti “esperti”. Volendo utilizzare un velato ottimismo, in parecchi (anche voci autorevoli, o presunte tali) spalano merda contro le auto-produzioni, rendendo così vero un adagio sempre attuale: ossia che purtroppo l’infamia (anche se ingiustificata) ha sempre imposto a lungo.

A questo punto non voglio nascondermi dietro a un dito, ma, quando si esprime un giudizio, bisognerebbe giudicare un prodotto dalla sua qualità effettiva e non dalla sua origine “indipendente”.
Esistono ottime auto-produzioni fatte con professionalità (a questo riguardo esorto chiunque a farsi un giro nel blog alla sezione “Net-Writers” per farsi un’idea diffusa di quello che sto parlando), come ne esistono di pessime; questo però vale anche per la cosiddetta “editoria ufficiale”, che alterna prodotti di alta qualità (sempre meno purtroppo) ad altri dal valore alquanto discutibile.
Riguardo alle scelte delle case editrici poi mi sono espresso in questo mio articolo e non mi voglio ripetere di nuovo, ma una cosa comunque mi sento di aggiungerla a chiusura dell’articolo.
Ma perché nascono, anzi fioccano, le auto-produzioni?
Facendo un paragone ardito, un po’ per lo stesso motivo per cui nasce il volontariato, specie quello di protesta.
Esiste un buco nella produzione letteraria che la grande editoria non sa e non vuole colmare…
Forse per incapacità, forse per scarsa lungimiranza, forse per ritrosia…
Forse perché (lo dico con grande tristezza) spesso la “pubblicabilità” di un libro è decisa non per la qualità o per le esigenze di mercato, ma con logiche quasi vicine alla malavita organizzata o al nepotismo universitario.
La tecnologia in parte permette di colmare questo vuoto ( e sempre parecchi di questi di Net-Writers raggiungono nel loro piccolo migliaia di download), ma non è di sicuro la panacea di tutti i mali.
Una cosa mi sembra certa: il mercato letterario è in crisi profonda e non solo perché gli italiani spendono meno soldi in libri.

Recensione: Super Size Me (2004)

Sinossi: Morgan Spurlock è un giornalista come tanti: un buon lavoro, una fidanzata salutista e vegetariana che lo tiene in riga (è pure una cuoca) dal punto di vista alimentare, una ottima salute e un fisico invidiabile per la sua età. Siamo nel 2004 e un fatto di cronoca (una ragazza obesa ha intentato una causa contro il colosso dei fast-food MacDonald) spinge Morgan a porsi delle domande e a tentare un bizzarro esperimento. Per 30 giorni mangerà tutti i suoi tre pasti principali nei fast-food. “Che volete che sia?” Direte voi. E invece ci saranno sorprese sconvolgenti. Morgan arriverà a stento a completare la prova, rischiando seriamente la salute e la psiche.

Commento: Siamo quello che mangiano, o mangiamo per quello che siamo? Viviamo per mangiare, o mangiano per vivere? Questi quesiti sembrano quasi posti da un Gigi Marzullo da antologia nelle notti profonde della R.A.I., ma irrompono prepotenti come un macigno dopo la visione di questo documentario. Il cibo spazzatura fa veramente male? E, soprattutto, la popolazione (specie quella americana) è consapevole di quello che mangia? Dopo la visione di “Super Size Me” si giunge a delle risposte sconfortanti… Il cibo dei fast-food risulta essere non solo iper-calorico, ma ultra-ipercalorico: lo stesso Morgan ingrassa in pochissimo tempo di ben 10 chili (più del 10% della sua massa corporea in meno di un mese), sviluppando nel contempo una serie di disfunzioni (dispendenza da glucosio, problemi cardiocircolatori, un certo grado di impotenza, sbalzi d’umore). Dopo queste premesse non stupisce che la popolazione americana abbia il più alto indice di obesità, di problemi cardiovascolari e di patologie legate alla cattiva alimentazione.

Giudizio finale: Consigliatissimo. Un documetario che fa riflettere, diverte, mette più di una pulce nell’orecchio con un pizzico di critica politica che non guasta, ma che aggiunge un pò di pepe al resto.

Racconto Bonsai: Cotoletta gialla (omaggio al Survival Blog).

La volete la verita? Ancora non ho capito che cazzo sia un prione.
E’ una minchia di proteina, hanno detto.
Bhé si può sapere com’è possibile che una maledetta cosa che finisce per “ina” abbia creato un casino così?
Cazzo, cazzo, cazzo.
Sento la fuori che si muovono, che spingono, che scavano.
Sono giorni che sono asserragliato nel mio appartamento all’ultimo piano, giorni.
Le scorte di cibo sono quasi finite, l’acqua pure.
Ogni tanto mi arrischio ancora a sbirciare fuori dal terrazzino e a buttare un occhio giů nella strada quattro piani piů sotto.
La visione è desolante e spaventosa: macchine ferme in mezzo alla strada, rottami per lo piů, e alcuni di loro che girano imperterriti.
I gialli.
Non posso dimenticare il primo che ho visto: la figlia della mia vicina, una marocchina intabarrata dalla testa ai piedi.
Un corpicino di una bambina di nemmeno sei anni avvinghiato a quello di una donna adulta.
Il volto affondato nel collo e la bocca grondante sangue.
Dopo quella visione, mi sono asserragliato aspettanto lo stronzissimo esercito o la fottuta polizia.
Non è arrivato nessuno.
Anche la televisione non trasmette piů nulla e i telefoni non funzionano.
Forse sono l’ultimo non giallo.
Cazzo, cazzo, cazzo.
La porta sta cedendo, quelle merde vogliono entrare, ma ci penso io adesso…
Devo ringraziare Ahmed, il mio coinquilino, che si è dimenticato in casa questo vecchio walkman.
Sto registrando su una vecchia cassetta questo messaggio e poi la getterò fuori dalla finestra.
Non credo che ad Ahmed dispiacerà, probabilmente è morto.
Mi chiamo Sahid, magazziniere in nero e clandestino in una ditta di abbigliamento, e sto per aprire la bombola del gas della cucina del mio cesso d’appartamento in questa periferia ancora più merdosa.
Se devo morire, cercherò di portare con me quanti più gialli possibile.
Farò di loro un’immensa cotoletta gialla: basta accendermi l’ultima sigaretta.
Fanculo.

Volete la realtà vera? Ormai non si inventa più nulla di veramente nuovo. In realtà ci si limita a rielaborare, ripresentare, scombinare cliché ormai diventate icone.
E’ come si presenta il tutto che rende un piatto diverso e appetibile.
Ma dove voglio arrivare con questa mia tirata? Sicuramente non alimentare ulteriore flame per una vicenda che (volente o nolente) ha infiammato i blog degli appassionati in rete di “survaivalismo”, ma dimostrare come con la semplice eduzione e un pò di buon senso si poteva evitare un polverone inutile, sintomo (purtroppo) di quella arroganza mista a stupidità che tanto impera nella rete.
Una citazione non costa nulla e riconosce il lavoro altrui per quello che è: fatica, dedizione, impegno.
Il mio breve Bonsai vuol essere un omaggio a quel progetto che ha visto l’alba nel 2010 chiamato “Survival Blog” e che ha generato una ottima serie di Spin-off da parte di molti partecipanti.

Questo il link del blog di Alessandro Girola che racchiude quanti hanno partecipato al progetto.

Recensione con infamia: Survival Diaries

Sinossi: L’Apocalisse è alla fine arrivata. Una piaga zombie si è alla fine abbattuta sul mondo, gli sparuti sopravvissuti a cercare di resistere con una delle poche cose ancora utilizzabili: il web.

La trama ricorda qualcosa? In effetti sì ma non voglio anticipare i tempi…ho deciso per questa volta (capirete dopo il perchè) di dividere la recensione in due punti per esprimere meglio il mio pensiero sulla suddetta opera.

1)Recensione pura dell’opera: che dire? Non mi è piaciuto affatto: l’ho trovata scritta in maniera banale, molto telegrafica e francamente troppo alla ricerca ossessiva più che dell’effetto “splatter” di quello dello “schifo”. Per carità io sono cultore di autori che non ci vanno per nulla leggeri (il primo che mi viene alla mente al momento è Clive Baker), ma questo non significa confondere l’orrore con il ribrezzo. A mio modesto avviso non salvano l’operazione nè una confezionamento accattivante nè un uso adeguato dell’ambientazione. Sempre a mio modesto avviso per intrattenere serve altro, e un uso così smodato della citazione risulta stucchevole e indigesto. Puoi infarcire un piatto fin che ti pare, ma, se il gusto di partenza non è buono, tutto perderà sapore.

2)Recensione plus: normalmente il mio commento si sarebbe limitato alla parte di sopra e nulla più; non amo stroncare i libri scritti da altri, ma mi piace che ognuno si formi una sua opinione personale; il mio vuol essere uno spunto, una considerazione, non il vangelo…anche perchè non mi ritengo l’assoluto detentore del sapere assoluto. Il mio motto è sempre stato “De gustibus, non disputandum”…ma questa volta voglio andarci giù duro per una serie di motivazioni:
a)Il suddetto progetto deve molto (per non dire moltissimo) nella struttura, idea e costruzione a un altro progetto del 2010 denominato “Survival blog”. Basta cercare sul web per farsene un’idea chiara di cosa parla e come è stato gestito per capire come i “Survival Diaries” debbano moltissimo (si potrebbe quasi parlare di clonazione) al progetto “Surivival Blog” (da qui in avanti SB). L’unica differenza evidente che si parla nei Diaries di Zombi e nel SB di malatti infetti. Tutto qui.
b)Non sono l’unico che ha notato queste somiglianze (e non parlo solo degli autori originali di SB) e quando la cosa è stata fatta notare gli autori dei “Diaries” l’hanno presa in burletta, negando di essere a conoscenza dell’esistenza del progetto SB (cosa che risulta impossibile vista la netta sovrapposizione dei due progetti).
c)La netta mancanza di stile degli autori dei Diaries: sarebbe bastato veramente poco per uscirne da signori, ossia un riconoscimento della fonte precedente e sarebbe morta lì. Per l’amor di dio lo stesso Alessandro Girola (net-writer di cui parlo approfonditamente in un altro articolo del mio blog, nonchè promotore e creatore iniziale dl SB) afferma a chiare lettere il fatto di non essersi inventato nulla, ma ha l’onestà intellettuale di citare le fonti precedenti. Cosa che altri non hanno fatto.
d)L’uso distorto da parte dei gestori del blog dei “Survival Diaries” di parti di recensioni in rete (chiaramente negative) per trasformali in elogi. La cosa si commenta da sè e non vado oltre.

Considerazioni finali: ne sconsiglio la lettura e l’acquisto.

Considerazioni finali plus: sono convinto che ci sia un modo giusto nel comportarsi in rete, quelli dei “Survival Diaries” lo hanno infranto senza remora, ma rimango convinto che l’infamia durerà sempre un pò più a lungo. Per questo motivo non ho pubblicato la copertina dell’opera nè il link su dove scaricarla.

Considerazione legali finali: ci tengo a sottolinare come io non sia in nessun modo coinvolto nel progetto “Survival Blog”, se non come lettore. Diffido chiunque da utilizzare questa mia recensione (o parti di essa) in maniera impropria atta stravolgere il senso delle mie parole. Altri prima di me si sono dimostrati dei signori, io rassicuro tutti che non lo sono. Anzi sono uno sfigato, bastardo, stronzo e vendicativo…e avverto fin d’ora che sono prontissimo ad andare anche per vie legali, se fosse necessario. Sfido chiunque a mettermi alla prova.

L’angolo delle buone idee: Il segno del comando

Ed ecco un gradito ritorno all’angolo delle buone idee, che con i tempi che corrono latitano alquanto.
Ogni tanto però il mondo dell’editoria da edicola ci regala qualche piccola perla in un miasma purulento di sterco: è da poco riuscita una serie edita dalla “Fabbri Editori” riguarda i maggiori sceneggiati della R.A.I. prodotti negli anni 70 e riguardanti la fantascienza, il paranormale, il giallo e il mistero.
La prima uscita in particolare (il cui prezzo di lancio è di soli 4,99 euro e dalla seconda uscita a 9,99) è particolarmente ghiotta, ossia “Il segno del comando”.
Questa miniserie è stata prodotta nel 1971 e costa di 5 episodi; non voglio anticipare nulla della trama (ambientata in una sebulosa e ambigua Roma) per non rovinare la suspense, ma posso anticipare che tratta di paranormale, spionaggio, occulto.
Ai tempi della sua messa in onda fu un successo senza precedenti che spinse l’emittente di stato a produrre altre serie molto interessanti.
Protagonisti uno “spaesato” Ugo Pagliai e una indecifrabile Carla Gravina. Dirige con mano sicura un ottimo Daniele D’anza.
Dico fin da subito agli amanti del montaggio iperadrenalinico attuale che si viaggia a ritmi assai più lenti, ma molto inquietanti.

Haiku che passione

Mi sono reso conto che e’ veramente un bel po’, forse troppo, che non aggiorno questa pagina e di conseguenza anche il blog.
E’ stato un periodo duretto, non lo nascondo, per tanti motivi e la voglia di scrivere c’era, ma il modo di esprimerla No.
Sono comunque tornato e con una novità: il formato haiku di Nico.
Alcuni puristi diranno che non seguo la metrica (ossia 7-5-7 nella costruzione versi sillabe), ma chi se frega io sono un anarchico della poesia.
Per haiku intendo un versione bonsai poetica…spero che la nuova iniziativa piaccia.
State collegati…presto altre novità.

In ogni delusione c’è la consapevolezza di un nuovo inizio.

Sì, no, forse. Parole, spesso vuote di significato. Le azioni di solito sono più interpretabili.

L’incertezza di un rifiuto e’ il peggior limbo sulla faccia del pianeta.

Ogni mia parola nel descriverti e’ inadeguata, il tuo essere ne svuota di ogni significato.

Abbasso lo sguardo e evito di fissarti dritto negli occhi. Le inadeguatezze sono troppe.

Primo e ultimo mio pensiero conscio. Solo tu. Sempre tu.

Ti combatto,ma ho già perso. Mai sconfitta fu più dolce.

Innamorato dell’impossibilita’, rimani estasiato a contemplare il cielo gonfio di stelle.

Alla luce del sole le stupidaggini della notte assumono un altro volto.

Il solo sapere che tu sia da qualche parte mi conforta. Stai tranquilla, prima o poi ti troverò.

Ognuno hai suoi demoni, anche io ne ho uno. Terribile e seducente. Sei tu.

Non si possono combattere i mulini a vento. Troppo alto il rischio di prenderle.

Perdermi nei tuoi occhi è così facile che spesso mi domando se il tuo è uno sguardo o un labirinto.

Racconto Bonsai: Convivenza Zero.

Convivenza zero, gli analisti non lasciano adito a dubbi: gli autoctoni hanno dimostrato nella loro storia di essere una specie violenta e autodistruttiva; incapaci di integrarsi fra di loro, figurarsi poi l’interazione con una razza totalmente aliena alla loro natura.
-Eppure ci deve essere un’altra soluzione.
La mia frase non è rivolta a nessuno in particolare, sono solo nella cabina di pilotaggio dell’astronave, ma è così difficile decidere lo sterminio di una intera popolazione senziente.
Sotto di me il pianeta è una palla azzurra macchiata in alcuni punti di marrone: tutta quella montagna di territorio inutilizzato a disposizione e loro non vogliono concedercelo.
Premo il pulsante quasi senza guardarlo, ma immaginando nella mia mente la devastazione e la distruzione conseguente  sulla terraferma.
-Noi seppie ci saremmo accontentate del mare, solo del mare.
Il ripetere quelle parole a voce alta le trasforma da preghiera a epitaffio.

Poesia: Tutto qui

Senza illusioni non ci sarebbe il desiderio,

senza il desiderio non ci sarebbe sperenza,

senza la speranza non ci sarebbe vita.

Tutto qui.

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