Recensione: Il figlio di Superman

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Sinossi: Jon Kent è il solito nerd secchione, come tanti negli Stati Uniti. Sua madre, Lois Lane, è una famosa e ricca sceneggiatrice, mentre suo padre, il giornalista, Clark Kent è morto molti anni prima. Poi all’improvviso una esplosione solare risveglia in Jon dei poteri sopiti e il ragazzo scopre di essere il figlio di un grandissimo eroe scomparso: Superman.

Commento: Il genere del “What if” è sempre stato quello che mi ha riservato nel corso degli anni le più grandi sorprese in ambito fumettistico e questo “Il figlio di Superman” non fa eccezione. L’ucronia incontra la distopia in un connubio riuscitissimo: in un mondo futuro (a noi poco lontano a dire il vero) gli esseri umani sono prigionieri di un sistema oppressivo che li guida e controlla, mentre il livello tecnologico generale si è “incomprensibilmente” elevato.
Ma la cosa che lascia veramente è la rivisitazione data ai più importanti supereroi: Batman, Wonder Woman, Martian manhunter (come tutta la Justice League) e lo stesso Superman ne vengono stravolti e reinterpretati.
Chi sono i cattivi? Chi sono i buoni?
Devo dire che gli autori hanno fatto un lavoro veramente eccellente nel rielaborare tutti gli elementi classici del Superman “old age” e stravolgerli creando un nuovo mondo, estremamente coerente e accattivante.
Lo stesso concetto di Superman viene rivisto e rigirato come un guanto.

Giudizio finale: un lavoro ben fatto, ben scritto, discretamente disegnato, che trasuda una estrema conoscenza dell’universo DC, ma che risulta fruibile anche per un profano. Consigliatissimo anche per i non fan dell’Azzurrone.

Capitolo 4: In azione.

esplosione

Giorno 3

La quiete prima della tempesta.
Un momento di calma che precede un avvenimento violento.
Ma è sempre così…prima della rivoluzione.

La granata a frammentazione esplose in una pioggia di Shrapnel e detriti, ma la figura in uniforme mimetica non si arrestò. Passò attraverso la nuvola di schegge senza fermarsi.
I proiettili sembrarono scivolare sul corpo dell’uomo incapaci di toccarlo, nemmeno il pulviscolo ne  fu in grado.
Il Soldato piombò sul criminale, infischiandosene dei colpi di mitraglietta rivolti contro di lui: il super-umano sferrò un potente pugno dello stomaco dell’altro; l’impatto gli tolse l’aria dai polmoni, costringendolo a piegarsi in avanti boccheggiante.
Il Soldato sfruttò l’occasione e lo finì con colpo alla mascella.
Intanto Veritas era impegnata con un secondo uomo, evitando i suoi colpi convulsi di una semi-automatica.
La donna dinamica muoveva il corpo flessuoso in una danza continua e incalzante: a ogni piroetta la supereroina si avvicinava sempre di più all’avversario, spostandosi un attimo prima che il criminale sparasse nella sua posizione.
Alla fine i colpi del caricatore nel caricatore terminarono, ma la donna ormai vicinissima, non si fece impietosire e eseguì un potente calcio alla testa.
I due criminali crollarono al suolo quasi in contemporanea.
Gli echi dei colpi di arma da fuoco cessarono e Veritas si voltò verso il suo partner; il Soldato sembrava assorto nei suoi pensieri: lo sguardo perso nella parete davanti a lui, mentre continuava a tormentarsi uno strano braccialetto al polso destro.
La donna spezzò l’incantesimo del ritrovato silenzio.
-Abbiamo sistemato anche questi trafficanti di tecnologia Turran…ma ci sono notizie del nostro amico?
-No. Solo quell’assurdo diario pieno di stronzate che ha messo in rete e che i controllori del web non riescono a oscurare.
Rimase zitto per un attimo.
-Tutto questo non mi piace.
La donna si avvicinò al superuomo, che perseverava nel suo convulso gesto con il monile al polso.
-So che non c’entra nulla con tutto questo e che non sono affari miei, ma voglio chiedertelo lo stesso… Si può sapere che cos’è quel braccialetto che hai addosso?
Il tormento al braccio si arrestò di colpo e, senza voltarsi, l’uomo in uniforme se ne andò.
Veritas comunque sentì come in un sussurro la voce del Soldato dire: -E’ un ricordo di mio fratello.

Capitolo 3: Il sussurratore.

magia

Giorno 2

Mania di controllo.
Ma sarebbe meglio dire solo all’apparenza.
Abbiamo leggi su tutto: sul controllo e la registrazione di coloro che hanno sviluppato capacità super-umane in seguito alle armi chimiche Turran, sull’utilizzo della tecnologia aliena.
Non abbiamo però la volontà di applicarle, perché la società è marcia, le istituzioni corrotte, la morale inesistente.
Esiste però una soluzione.

-E tu che cazzo ci fai qui?
L’uomo, un giovane sulla trentina, aveva appena chiuso la porta del camerino, che si ritrovò di fronte una figura vestita di nero: un cappello a falda larga e subito sotto una maschera scura della commedia dell’arte.
-Mister Atlas, il mago dell’impossibile, il signore della magia.
La voce metallica distorta non nascondeva lo scherno e l’ironia del tono.
-Non so chi cazzo tu sia, ma adesso chiamo la polizia.
L’essere in nero si limitò a incrociare le braccia e a rispondere:
-Fallo e citiamoli per intero la legge sette…
Atlas fece un involontario passo indietro, mentre il volto sembrava ritirarsi nella sua già estrema magrezza.
-Che vuoi dire?
La risata cigolante fu come mano ghiacciata passata sulla schiena.
-Lo sai benissimo cosa voglio dire caro il mio sussurratore di quanti.
Fissò ancora Atlas per qualche secondo in silenzio, prima di riprendere.
-Trovo patetico che un manipolatore della realtà quantistica finga di essere un mago e sprechi il suo dono per motivi di spettacolo, ma sono affari tuoi.
-Cosa vuoi?
-Nulla.
Una sottile risatina di controno.
-Voglio che tu continui a fare quello che fai…passare attraverso i muri, camminare sulle pareti davanti alle telecamere. Ma sopratutto voglio che tu ti faccia gli affari tuoi quando comincerà.
Ancora silenzio.
-Quando comincerò la mia rivoluzione.
E dopo l’ultima parola Atlas si ritrovò solo in una stanza vuota.

Recensione: Savage Worlds Deluxe Edizione da Battaglia

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Cosa cerco in un gioco di ruolo?
Un po’ di tempo fa provai a rispondere alla domanda (ecco il link a quel post), devo dire però che in passato cocenti delusioni e ora guardo con estremo sospetto le nuove uscite, specie quelle che si propongono come prodotti generici, completi.
Con Savage Worlds sono stato però sfatato fino al midollo: il gioco è veramente completo, adattabile a qualsiasi ambientazione (dal fantasy più spinto fino a quelle di fantascienza hard).
Il manuale è compatto, di facile consultazione e (cosa che non guasta) pregevole a livello grafico.
Dulcis in fundo, il regolamento è affiancato da tre ottime ambientazioni:

1)Enascentia: una originalissima versione fantasy decadente.

enascentia

2)Necessary Evil: gli alieni hanno invaso la terra, gli eroi sono tutti morti nel tentativo di respingerli. Ora la resistenza è affidata alla mani dell’unica forza possibile: i supercattivi.

Necessary Evil Explorer's Edition (Savage Worlds)

3)Deadlands: la ciliegina sulla torta, l’ambientazione horror-western-fantasy con la A maiuscola.

deadlands

Commento: Siamo di fronte a un gran bel gioco, ma analizziamo i punti di forza:

1)Il Prezzo innanzitutto (è brutto da dire, ma in tempi come questi è pregio assoluto): con meno di 13 euro ci si porta a casa un prodotto completo, adattabile e ben fatto.

2)Il regolamento: facile, profondo e permette una costruzione dei personaggi giocanti molto personalizzata (e quindi addio ai PG fatti con lo stampino).

3)Le migliori ambientazioni di riferimento (presenti, ma non necessarie): dico solo Deadlands e ho detto tutto.

Veniamo ai punti di debolezza:

1)Il regolamento: pur nella sua semplicità presenta degli elementi che non a tutti i giocatori di ruolo potrebbero piacere: il fatto di poter costruire battaglie con le miniature, l’elemento aleatorio dato dalle carte da gioco; tutte cose che io trovo pregevoli, ma purtroppo (o per fortuna) non siamo tutti uguali.

2)Le ambientazioni di riferimento: pur essendo un regolamento generico, Savage Worlds ha una scelta delle ambientazioni molto originali (cosa che io ritengo in realtà un estremo punto di forza) e che potrebbe scoraggiare gli amanti del solo fantasy classico alla Tolkien.

3)L’impegno: Savage World è un sistema di gioco che (pur nella sua semplicità) necessita di un certo impegno regolistico da parte del Dungeon Master…niente di estremo s’intende, ma certamente non un regolamento “easy” o leggero.

Giudizio finale: Consigliatissimo a tutti gli amanti di un gioco di ruolo economico, completo e accattivante.

Di seguito il link alla sito ufficale del gioco.

Capitolo 2: La Lettera

omega

Giorno 1.

14 Giugno 1999.
Sono sicuro che chi c’era se lo ricorda molto bene.
Impresso nella memoria a fuoco.
Le sensazioni e i sentimenti di quel giorno.
Lo stupore e l’incredulità alla vista delle astronavi del cielo.
La paura e la disperazione quando i Turran hanno attaccato in massa e con violenza.
Armi chimiche, biologiche, nucleari si sono mischiate a tecnologie aliene distruggendo e forgiando la razza umana come in un crogiolo.
Sono morti a milioni (lo sapete meglio di me), ma per i sopravvissuti non era ancora finita.
Molti erano cambiati, mutati.
Per sempre.

L’ufficio era minimalista fino al parossismo: pareti bianche spoglie e una sola scrivania.
Sul ripiano del tavolo un computer compatto (tastiera, unità fissa e schermo), un portapenne e un blocco di carta.
Nessuna fotografia personale alle pareti, ma un’unica immagine del Presidente della Repubblica.
Un luogo asettico e impersonale.
Un uomo sulla quarantina in gessato era intento a leggere un documento seduto alla scrivania.
Le sopracciglia aggrottate e l’espressione concentrata furono disturbate da un rumore estraneo: il clic di un cane armato di un’arma automatica sovrapposta a una voce metallica.
-Lettura interessante?
L’uomo sollevò lo sguardo e si ritrovò di fronte a una figura vestita di nero: un loden lungo, un cappello a tesa larga, una maschera; soprattutto una grossa pistola spianata a pochi centimetri dalla faccia.
-E lei chi diavolo è?
Una risata metallica.
-Sono l’amico del Soldato e di Hereditas.
-Come accidenti è entrato? Qui è impossibile…
La pistola fu avvicinata ulteriormente, mentre la voce distorta acquisiva una totalità glaciale.
-Le consiglio di calmarsi e di fare quello che le dico… Sempre che non preferisca una pallottola in corpo.
-Ma lo sa chi sono io?
-Luca Salmoiraghi, Questore e Direttore del Centro di Controllo dei Superumani della città di Bologna, giusto?
Un attimo di paralizzato silenzio.
-E ora, se abbiamo finito, prenda quel pennarello dal portapenne e scriva ciò che le dirò su quella bella parete bianca alle sue spalle.

Le urla di rabbia fecero abbassare gli sguardi di parecchi individui: due in divisa da carabiniere, un altro paio di colletti bianchi.
Il Soldato e Hereditas videro la scena attraverso il vetro divisorio della stanza.
-Salmoiraghi non è proprio contento.
Il Soldato continuò a stare in silenzio, fissando le scritte.
-E non posso dargli torto. Le migliori difese contro i superumani disponibili e un novellino riesce a superare sia la sorveglianza sia la barriera anti-teletrasporto.
Il supereroe in verde non replicò e iniziò a rigirare uno strano braccialetto scuro attorno al polso sinistro; l’oggetto, perfettamente ovoidale, era aderente alla pelle e spuntava da sotto il colletto della camicia militare.
-Quelli sono cazzi suoi.
Finalmente parlò.
-I nostri sono invece queste cavolo di scritte.
Hereditas guardò il muro.
-Bhè il primo è un diavolo di indirizzo web, ma cosa significa la frase: chi era il mio alfa?
-Non ne ho idea.
-Almeno una cosa è chiara.
Il Soldato fissò Hereditas negli ochhi.
-E cioè?
-Il nome del tizio. L’ultimo segno è la firma: la lettera maiuscola dell’alfabeto greco, lettera Omega. Direi che non hai frequentato il Liceo Classico.
La battuta non sembrò suscitare alcuna reazione.
Il Soldato tornò a fissare la parete, continuando a tormentarsi il polso.

Recensione: Londra Invisibile

londra

Titolo: LONDRA INVISIBILE

Titolo Originale: THE HUNGER AND ECSTASY OF VAMPIRES (1996)

Autore: BRIAN M. STABLEFORD

Sinossi: Un medicinale che permette di spostarsi nel tempo. Un’orrenda visione del futuro in cui gli esseri umani saranno ridotti a schiavi di creature infinitamente più evolute e malvagie. Ce n’è abbastanza per mettere in subbuglio Londra, ma un eterogeneo gruppo di studiosi di cui fanno parte l’antropologo William Crookes, l’ambiguo dottor Nikola Tesla, H. G. Wells, Oscar Wilde e altri eminenti vittoriani, decide di prendere in mano la situazione e difendere il segreto. Finché un personaggio temuto e leggendario si fa avanti, offrendosi di sottoporsi personalmente all’esperimento del viaggio nel tempo. Ne va della salvezza della specie, dopotutto…

Commento: Che dire ho recuperato questo libro quasi per caso, in mezzo a altri nella classica bancarella da supermercato. Ai tempi mi dissi “Tre euro li varrà di certo” e devo dire che non sono stato smentito e, anzi, mi sono ritrovato piacevolmente sorpreso.
Certo non ci troviamo di fronte a un capolavoro irrinunciabile sia chiaro, ma devo ammettere che si è dimostrato un romanzo piacevole, scorrevole e con parecchi
spunti interessanti.
L’autore (che non conoscevo e che non mi è capitato mai più di incontrare con un altro lavoro) mescola con sapienza
elementi alla “Lega degli uomini straordinari”, romanzo storico e fantascienza.
Ma certamente la cosa più interessante del romanzo è che parte in un modo e si trasforma piano piano in tutt’altro; il lettore assiste a una trasformazione di genere sotto i suoi occhi: ossia si passa da un romanzo fantastico con ambientazione storica a una distopia futuristica.

Giudizio finale: Consigliato e devo dire che merita una riscoperta. Ripeto…non certamente un capolavoro, ma un buon romanzo.
Unico neo, a mio modesto avviso, è il finale: sicuramente efficace, ma l’ho trovato forse un po’ troppo calato dall’altro, troppo “Deus ex-machina” per far finire la storia.

Capitolo 1: Presentazioni

tre maschere

Giorno 0

La guerra contro i Turran ha lasciato segni ovunque.
Dopotutto non si sopravvive a un tentativo di invasione da parte di una razza aliena senza conseguenze.
Molti di quelli che ce l’hanno fatta sono cambiati non solo nell’animo, ma anche nel corpo.
I Turran sono morti, uccisi dai nostri virus, e hanno lasciato la loro tecnologia e i loro corpi come retaggio.
Sono passati 15 anni e sembra un secolo.
Mio Dio quante stronzate…
E’ ora di finirla…
E’ ora di dire la verità…

Il magazzino era una lurida topaia maleodorante.
Quattro mura rattoppate alla meglio condite dappertutto con detriti illuminati dalla scarsa luce proveniente dai neon stradali esterni.
L’uomo stava al centro della stanza: una figura vestita di nero, un lungo Loden e un cappello scuro a falda larga.
Il volto celato da una maschera cupa, simile a quella indossata dagli attori della commedia dell’arte.
-FERMO!
L’essere in nero non si mosse di un millimetro, continuando con ostinazione a puntare una pistola (a prima vista una automatica) davanti a sé, contro un altro uomo, legato e imbavagliato a una sedia.
-Getta quell’arma.
Ancora nessun movimento.
-Ho detto di gettare quell’arma. Non farmelo ripetere.
Finalmente si decise a muoversi, voltandosi verso l’altra voce con smisurata lentezza.
-Il Soldato.
Un suono metallico, alterato in modo artificiale, trasudante sarcasmo.
-Il grande eroe della città.
Il nuovo venuto indossava una uniforme militare verde-mimetico sulla cui spallina destra spiccava la bandiera italiana, mentre sulla sinistra quella dell’unione europea.
La faccia era celata da maschera da hockey sempre verde.
-Non so chi cazzo sei tu, ma sei in arresto.
Una risata metallica risuonò nel magazzino.
-Per chi mi hai preso? Per uno di quei soliti stupidi che esercita la professione di supereroe senza la vostra beneamata licenza?
Per tutta risposta il Soldato cominciò a farsi scrocchiare le nocche delle mani.
-Vorrai dire l’ennesimo buffone.
Di nuovo la risata metallica.
-Sei uno spasso. Davvero. Dico sul serio.
L’uomo in nero abbasso l’arma.
-Volevo solo presentarmi. E in più farti omaggio di questo mentecatto.
L’uomo imbavagliato iniziò a agitarsi sulla sedia.
-Il trafficante di tecnologia Turran a cui stavi dietro da un mese.
Il Soldato strinse le dita a pugno e le avvicinò al petto.
-Non ho bisogno del tuo aiuto.
-Ma io non sono qui per aiutarti.
Un secondo di silenzio carico di tensione.
-Né per aiutare la tua compagna nascosta là dietro: Hereditas, la donna dinamica.
Altri infiniti secondi di pausa.
-Sono qui per fare la mia presentazione…e per sparire.
Detto questo, semplicemente scomparve nel nulla, come un fotogramma mal tagliato in una ripresa Super 8.
-E quello?
Una nuova voce di donna fece capolino da una colonna di mattoni del magazzino.
Un corpo flessuoso e tornito racchiuso in una tuta aderente bianca; il volto celato da una maschera di pizzo chiaro.
-Un teleporta?
Il Soldato si limitò a scuotere il capo.
-Non lo so, ma non mi piace.
Hereditas si accigliò osservando il compagno.
-Voleva presentarsi, ma non mi ha detto il suo nome.
L’uomo sollevò gli occhi e li fissò in quelli della giovane donna.
-E questo vuol dire che lo farà presto.

Che fine hai fatto Nico?

scrivere

E’ un po’ che non pubblico qualcosa on-line, non posso negarlo.
Non che abbia smesso di scrivere (tutt’altro), ma devo dire che (specie nell’ultimo periodo) i risultati della mia produzione mi avevano lasciato insoddisfatto.
E allora ho deciso di prendere una pausa (lunga non lo nascondo) per riorganizzare le idee, le motivazioni, la voglia.
Nei prossimi giorni inizierò una nuova avventura con un progetto totalmente nuovo, una blog novel, il cui titolo sarà Tre Maschere.
Anticipazioni?
Nemmeno una: sono e rimango un gran bastardo.
Per quanto riguarda il secondo capitolo di Ultimate Waffe devo dire che finalmente è quasi ultimato (dopo dodici, e dico dodici, riscritture) e vedrà presto la luce.
Intanto nelle prossime settimane pubblicherò altri racconti-bonsai, così come nuovi articoli e recensioni.
Questo è e sarà un nuovo inizio.
Sono tornato e adesso sono tutti affari vostri.

Racconto Bonsai: Testamento di Anarchico.

anarchia

Queste sono le mie ultime volontà : dichiaro che, sano di corpo e di mente, lascio tutti i beni, anche quelli indirettamente riconducibili alla mia persona, in beneficenza.
E con questo termino le mie disposizioni materiali e comincio con quello che diventa a tutti gli effetti il mio testamento morale.
Lascio questo mondo consapevole che una grande domanda mi seguirà come un’ombra (assieme alla altre che porto con me).
Perché? Cosa mi ha spinto?
La verità è semplice e complessa al tempo stesso: sono un anarchico.
Ho odiato da sempre ogni forma di potere costituito; la burocrazia, il servilismo del potere verso se stesso, tutte cose per cui ho provato il più profondo disprezzo e nausea.
Sono cresciuto consapevole del bisogno di una scossa alle radici stesse del sistema, di un monito purificatore e cauterizzante dei bubboni al suo interno.
Ma come fare?
Quando ho avuto l’illuminazione, mi è stato chiaro  che avrei dovuto sacrificare la mia intera esistenza all’esecuzione del piano.
Tutto è stato pianificato con anni di anticipo, agendo in perfetta solitudine per evitare contrattempi, tradimenti.
Non nascondo come, nel corso del tempo, parecchi complici occasionali abbiano agevolato la mia impresa, ma erano totalmente ignari delle mie vere intenzioni.
Di sicuro la parte più facile è stata scegliere l’uomo: non avete certo bisogno che io vi dica chi fosse.
Una brava persona (lo riconosco), un leader carismatico (non posso negarlo), una figura politica di primo piano, un uomo votato alla pace con tutto il suo essere.
La figura perfetta che cercavo.
Sono così entrato nel suo staff e risalito la vetta fino a diventare il suo braccio destro, il suo fido (e invisibile) segretario.
Mi sono impegnato con tutto me stesso a farlo assurgere a icona a livello mondiale; di fatto mi sono trasformato nella sua anima oscura: ho intrallazzato, brigato, corrotto, minacciato, mi sono adoperato dove lui non voleva o non poteva arrivare.
Con il mio aiuto ha raggiunto la fama mondiale, riconoscimenti, onorificenze e, alla fine, il Nobel per la Pace.
Raggiunto l’apice della sua carriera ormai provavo una grande stima per quella anima candida, ma nel medesimo tempo  odiavo sempre di più tutto l’apparato attorno a lui: la corruzione, l’ipocrisia.
Con gli anni le mie convinzioni si rafforzavano, mentre ogni  tessera del mio puzzle veniva messa con pazienza al suo posto.
Mancava solo l’ultimo pezzo.
E allora ho aspettato e aspettato.
Alla fine il tassello è comparso nella mia mano: il brav’uomo è morto.
Ci tengo a precisare che questa morte io non c’entro in alcun modo; era malato da tempo e comunque provavo troppo rispetto per quell’uomo pio per ucciderlo volutamente.
Come ho detto…ho solo atteso.
Il resto è venuto da sé: il cordoglio, il dolore del mondo, gli attestati di stima.
Il funerale.
Il momento che aspettavo.
Ero stato il suo braccio destro per una vita ed è sembrato naturale alla famiglia spingere perché fossi io a organizzare l’evento.
Quello che volevo.
E’ piaciuta a tutti l’idea di far svolgere le esequie nella sua città natale, mi hanno appoggiato senza riserve.
Collocare la camera ardente nello stadio cittadino è sembrata scelta consequenziale, logica…inevitabile.
Al momento in cui sto scrivendo queste poche righe, la maggioranza dei leader mondiali ha confermato la sua presenza all’evento.
Mi immagino già i controlli allo stadio, le misure di sicurezza.
Tutto inutile.
Quello che nessuno può immaginare è un ordigno esplosivo già piazzato al suo interno, nella parte più profonda dell’infrastruttura, occultato durante i lavori di ristrutturazione fatti ben dieci anni fa.
Sto parlando di un piccolo ordigno nucleare, una suite-bomb dal peso di non più di trenta chili, ma con plutonio a sufficienza per eseguire lo scopo.
Per chi si chiedesse dove abbia mai potuto trovare una bomba atomica in miniatura, deve solo ricordarsi come attorno al 1997 con il crollo delle repubbliche sovietiche l’arsenale militare russo fosse un discount aperto al miglior offerente.
ma porto con me la maggioranza dei leader mondiali.
Sarò ricordato con infamia, con odio e disprezzo.
Ma sarò anche ricordato come un anarchico.
Fino alla fine…

Come vendermi un Gioco di Ruolo

gdr

Fra qualche mese ci sarà la famosa manifestazione “Lucca Games and Comics”; quest’anno sono state preannunciate parecchie nuove uscite e, anche se la voglia di prendere parecchia roba ci sarebbe, di certo cercherò di spendere i miei soldi in maniera coerente.
Sono anni che fra alti e bassi bazzico il mondo del gioco di ruolo (da qui in avanti GDR) e posso dire di averne viste di tutti colori. Mi sono passati fra le mani giochi molto validi caduti poi nell’oblio, mentre altri mediocri hanno vissuto una longevità inaspettata.
Non mi voglio ergere a gran maestro della gestione e del marketing, ma vorrei stilare una serie di semplici linee guida che, come utilizzatore finale di un gioco, mi fanno decidere se ne valga la pena l’acquisto (a prescindere dalla validità di un regolamento o dalla bellezza dell’ambientazione di riferimento che comunque spesso influiscono).

1) Il gioco deve essere pronto alla sua uscita per essere giocato subito. Ciò significa che una volta lette (e imparate) le regole si dovrebbe essere in grado di “masterizzare” (per i profani il master in un GDR è l’arbitro del gioco) senza problemi. Una dotazione minima necessaria dovrebbe comprendere:
a) Un manuale delle regole scritto in maniera chiara e di facile consultazione (un indice analitico sul fondo sarebbe “cosa buona e giusta”).
b) Se il tipo di gioco è un regolamento generico, andrebbe affiancato con almeno una ambientazione di supporto.
c) Il manuale dovrebbe avere al suo interno (o quanto meno rendere gratuito lo scarico in rete) un’avventura introduttiva. L’avventura risulta essere un ottimo aiuto ai giocatori, spesso alle prime armi, su come impratichirsi delle regole, alla gestione dei personaggi.
d) Fare come negli Stati Uniti (qui capisco che il mio è veramente un sogno) e permettere al cliente che acquista il manuale (e solo a lui) di scaricarne la versione digitale. Questo per far sì che il libro originale non si rovini nella consultazione (è proprio un altro mondo) e trasformarlo in oggetto da collezione.

2) Il gioco deve essere supportato. La casa editrice dovrebbe cercare di stabilire un collegamento diretto con i giocatori (e con quelli potenziali). Aprire un forum di discussione (spesso nello stesso sito dell’editore) in cui vengono in prima persona affrontati dubbi, riscontri e scambi di opinione, non è solo una spesa fine a sé stessa, ma vuol dire creare un rapporto di fidelizzazione diretta con i giocatori. Cosa che alla fine paga sempre.

3) Il gioco deve avere una politica delle uscite costante (mi riferisco soprattutto ai GDR legati a una ambientazione specifica). Avere una certezza delle uscite produce un effetto di attesa nei giocatori sempre presente, oltreché dare un’idea di gioco vivo e (scusate il termine) giocato.

Purtroppo in molte occasioni l’italianità (e qui voglio essere un po’ offensivo) della gestione si è scontrata con il buon senso e quando ad alcune case editrici ho fatto notare alcune lacune e mancanze dei loro prodotti (secondo il mio punto di vista s’intende), mi son sentito dire in modo più o meno garbato che non capivo nulla su come si gestisce una casa editrice.
Ovviamente poi quegli stessi GDR sono poi editorialmente morti.

In conclusione non credo di avere alcuna verità assoluta in tasca e non voglio fare di tutta un’erba un fascio (esistono nell’ambito editoriale italiano case di GDR che seguono queste linee con ottimi risultati) né guardare all’estero come il Nirvana assoluto (basti guardare ai disastri creati negli Stati Uniti con l’ultima edizione di D&D e del gioco di Warhammer).
Certo che un po’ di sana autocritica farebbe solo un gran bene.

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