Penny Dreadful, la serie televisiva

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Nell’epoca tardo vittoriana i Penny Dreaful (traducendo liberamente in “Orrori da un Penny”) erano pubblicazioni a poco prezzo (un Penny appunto) che il popolino leggeva per svago; come il loro nome lascia presagire il loro argomento spaziava da argomenti di cronaca nera particolarmente truculenti, a leggende metropolitane nere, a racconti gotici e dell’orrore.
Lo stile era semplice(in quanto rivolto a gente di bassa cultura) e rapido (spesso i lavoratori non avevo molto tempo a loro disposizione), il tutto condito da illustrazioni grossolane e molto gore.
Dopo questa necessaria premessa veniamo alla serie televisiva che prende il nome appunto da queste pubblicazioni e che è ambientata nel periodo della loro massima diffusione.
Mi sbilancio (e mi scuserete), ma ci troviamo di fronte a un prodotto eccelso che rielabora una idea non nuova (mi riferisco al fumetto culto di Alan Moore “La lega degli straordinari Gentlemen”), ma la gestice con sapienza e maestria dando un prodotto originale ed estremamente ben fatto.
Già il cinema aveva tentato in passato di rendere in live motion l’opera di Moore con risultati disastrosi (“La leggenda degli uomini straordinari” è una vaccata clamorosa che usa l’idea base dell’autore per creare una brutta copia di una americanata pazzesca), ma questa serie televisiva inglese invece centra in pieno il bersaglio.
La serie è cupa, intrigante, mai scontata e piena di colpi di scena.
I protagonisti poi sono estremamente accattivanti: un misto di personaggi di famosi rielaborati (Dorian Gray, il dottor Frankenstein e la sua creatura) e nuovi entrate (un oscuro pistolero americano, Lord Murray).
Otto puntate che non deludono e che mostrano una Londra da incubo, cupissima e sporca.
Spero in una seconda stagione, che possa dipanare molto nodi lasciati insoluti.
Serie ovviamente straconsigliata.

Capitolo 7: Reazioni.

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Giorno 5

So cosa avranno detto in parecchi… E che cazzo è l’iniziativa di legge popolare numero 452?
Una cosa semplice e banale.

 

-Una fottuta legge anti-corruzione… ecco cos’è!
Il capo del gruppo di opposizione al Senato guardò gli altri astanti nella piccola sala riunioni: sulla sua sinistra il capo di quello di maggioranza, alla sua sinistra il rappresentante di quello misto.
Davanti a loro il presidente del Senato Ercoli.
-E adesso cosa facciamo?
Ercoli rimase in silenzio qualche secondo, gli occhi di tutti fissi di lui.
-Certo non possiamo sottostare al ricatto di un folle, né mostrarci deboli di fronte al popolo italiano.
-Quindi cosa suggerisce di fare?
-Mettiamo domani in calendario la proposta di legge 452 e mettiamola ai voti.
Gli altri tre si misero quasi a protestare in simultanea, ma si zittirono subito non appena Ercoli alzò una mano.
-Ho detto mettere ai voti, non approvare.

 

-Pronto, qui è il numero verde per la segnalazioni delle attività super-umane, come posso esserle utile?
-Signorina avrei informazioni relative al tizio vestito di nero, quello si fa chiamare Omega.
-Posso sapere cortesemente il suo nome?
-Mi chiamo Luca Santi, sono un mago di professione, ma tutti mi conoscono con lo pseudonimo di Mister Atlas.
-Lei è quello della televisione.
-Si, sono io…Ma devo anche confessare che sono anche un trasgressore della legge 7.
-Vuol dire che lei è un possessore clandestino di capacità super-umane?
-Si, non sono regolarmente registrato; ma questo non è importante adesso. E’ fondamentale che capiate che in realtà Omega non esiste.

Capitolo 6: Flashback 1°, Durante l’invasione.

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14 Giugno 1999 Bologna Ore 16:00

-Pensi che sia morto?
Come risposta una trave di ferro fu fatta passare da una frattura del vetro del casco: la testa dell’essere rettili-forme offrì poca resistenza a quella lancia improvvisata e esplose come un palloncino eruttando sangue verdastro e materia celebrale bianca in ogni direzione.
-Adesso lo è di certo.
Il giovane, un ragazzo sui sedici anni, rigirò un’ultima volta l’asta prima di astrarla con un colpo secco dal cranio dall’alieno; il gesto produsse un estremo fiotto di icore che gli finì dritto in faccia.
-Tutto bene?
-Sono solo ferito nell’orgoglio, questa merda anche da morta è riuscita a irritarmi.
Il ragazzo scese dal petto del gigantesco esoscheletro di metallo, pulendosi nel contempo con la manica della camicia dell’avambraccio sinistro.
-E adesso?
L’altro, un secondo ragazzo di qualche anno più giovane, tradiva sia nella voce sia nell’aspetto una profonda paura.
-E adesso, caro fratellino, andiamo a caccia di altri, vendendo cara la palle.
-Ma…ma… Il terrore aveva preso il sopravvento senza maschere.
-Lo hai visto anche tu, questi cosi sono invulnerabili… le pistole, i fucili, i coltelli non li scalfiscono neppure. Questo qui, se non gli fosse aperta la strada sotto i piedi e ci fosse caduto dentro, non saremmo riusciti nemmeno…
-Taci e dimostra di avere del fegato una buona volta, fratellino.
Quelle parole lo bloccarono come uno schiaffo.
-Dopo quello che hanno fatto a mamma e papà, a Silvia…li voglio morti, tutti morti.
Il fratello maggiore guardò il minore con occhi pieni di furia.
-No, sei tu che devi rinsavire. Io sono un uomo e ho finito di comportarmi come un topo. Se devo morire, lo farò combattendo. Tu fai come ti pare.
Ciò detto si girò per risalire in scalata il crepaccio, ma fece un passo appena: all’improvviso gli cedettero le gambe e rovinò in ginocchio vomitando sul terreno.
-Luca. L’altro si riscosse a quella vista precipitandosi a soccorrere il fratello.
I conati continuarono per alcuni minuti, ma alla fine cessarono .
-Luca stai bene?
Il giovane iniziò a ridere sguaiatamente, mentre il fratello lo aiutava a rimettersi in piedi; alla fine aprì gli occhi con un nuovo bagliore verdastro in fondo alle iridi.
-Ora so cosa devo fare fratellino…Ora so come sul serio ucciderli tutti.

Sulla fanfiction e l’opera “omaggio reverenziale”

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Prendo spunto da un ottimo post del blogger Davide Mana (per chi fosse interessato a leggerlo questo è il link) per fare una mia piccola riflessione e andare un po’ alla deriva con le mie idee personali.
Mi rendo conto che  come tutti i post arguti (e che vorrebero spingere indirettamente a una riflessione intelligente e ponderata), quello di Davide è stato ampiamente frainteso, travisato e comunque ampiamente mal interpretato (basta leggere alcuni commenti).
A questo punto mi sembra doveroso dire la mia.
In passato ho letto parecchie fan-fiction sulla rete e devo dire che i risultati sono stati spesso discontinui: mi sono passati davanti agli occhi lavori ben fatti, alcune letture non disprezzabili, ma anche (sempre parere mio) autentiche porcherie.
Una cosa voglio sia chiara fin da subito: io non ho nulla con chi desideri scrivere opere basate su personaggi famosi di altri, esistono esempi assai autorevoli di ottimi lavori fatti da mostri sacri della letteratura di genere; il primo esempio mella mia mente è lo scrittore Philip Josè Farmer (autore che adoro) che nella sua smisurata produzione (per lo più di fantascienza, ma non solo) ha voluto e potuto inserire romanzi aventi per protagonisti Tarzan, Doc Savage e perfino Phileas Fogg de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verniana mermoria.
Quello scelto da me è di certo uno degli esempi più alti in questo genere: ossia quando un ottimo narratore mette la sua arte al servizio di un personaggio che secondo lui ha ancora qualcosa da dire o da dare…magari aggiungendo una novità, o una prospettiva o un diverso punto di vista.
E a questo punto, se mi permettete, che casca l’asino: un conto è l’omaggio reverenziale con una ricerca di tocco personale, un altro è l’utilizzo di un personaggio già esistente per una storia che non aggiunge nulla oltre alla trama.
Niente da dire rimane un ottimo esercizio di stile ed è di certo rassicurante “esercitarsi” su un Setting pre-esistente, ma credo anche che chiunque abbia una qualsiasi velleità di scrivere seriamente (e per “seriamente” intendo mettersi alla prova sul serio), debba prima o poi cimentarsi con una lavoro personale in ogni sua parte.
Questo non significa rinunciare a utilizzare degli archetipi esistenti, ma ritengo doveroso il bisogno di aggiungere sempre un tocco personale, metterci del proprio estro…perché alla fine è proprio quello a fare la differenza.

Capitolo 5: La minaccia

Senato deserto manovra - Nonleggerlo

Giorno 4

La mia non è, ne sarà mai, una vuota minaccia.
La mia è una promessa, una certezza ineluttabile.

 

Il presidente del Senato, l’onorevole Ercoli, si limitò a premere un pulsante allo scattare dei tre minuti per avvisare il Senatore De Ferris che il tempo del suo intervento era finito.
Questi si limitò a dire: -Ho concluso, signor Presidente.
Si levarono pochi applausi stanchi dai presenti, solo alcune decine degli effettivi 320 eletti.
L’aula di fatto era semi-deserta: gli uscieri erano quasi più degli intervenuti al dibattito.
Il presidente Ercoli continuò imperterrito nel suo trantran quotidiano, accese il microfono e annunciò: -Iscritto a parlare è adesso il Senatore Onofrio. Ne ha facoltà.
Stranamente però rimase il silenzio per parecchi secondi.
La seconda carica dello stato italiano sollevò lo sguardo, infastidito per l’inutile perdita di tempo.
Ercoli incrociò gli occhi sbarrati dell’onorevole Onofrio che, in piedi al suo scranno, era come paralizzato nel fissare qualcosa; gli bastò una frazione di secondo per capire di avere qualcuno alle sue spalle.
-Buongiorno.
La voce metallica riecheggiò in tutti gli auto-parlanti dell’aula, simile al suono di un enorme gong.
Il presidente del Senato voltò la testa e si ritrovò a pochi centimetri dal naso una semi-automatica.
-Ora che ho la vostra attenzione, voglio che vi sia chiara una cosa da subito.
Il nuovo venuto era completamente vestito di nero: un abito lungo con soprabito, un cappello a tesa larga e il volto celato da una maschera della commedia dell’arte scura.
-Se entro ventiquattro ore non sarà a votazione l’iniziativa di legge popolare numero 452, qualcuno morirà…
Gli attimi passarono con questa minaccia ancora presente nell’aria, quasi una presenza fisica.
-Forse sarà uno in quest’aula il primo a morire.
La figura in nero continuò sempre spianando l’arma: -Forse qualche parente stretto, una moglie, un figlio…Forse un amico…Ma qualcuno morirà di certo e sarà seguito da un altro per ogni giorno di ritardo a questa mia semplice richiesta.
Il silenzio assoluto si cristallizzò per meno di un secondo, ma parvero secoli.
-Non fatemi tornare.
Detto questo l’uomo in nero scomparve e subito dopo iniziarono le urla.

Recensione: Il figlio di Superman

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Sinossi: Jon Kent è il solito nerd secchione, come tanti negli Stati Uniti. Sua madre, Lois Lane, è una famosa e ricca sceneggiatrice, mentre suo padre, il giornalista, Clark Kent è morto molti anni prima. Poi all’improvviso una esplosione solare risveglia in Jon dei poteri sopiti e il ragazzo scopre di essere il figlio di un grandissimo eroe scomparso: Superman.

Commento: Il genere del “What if” è sempre stato quello che mi ha riservato nel corso degli anni le più grandi sorprese in ambito fumettistico e questo “Il figlio di Superman” non fa eccezione. L’ucronia incontra la distopia in un connubio riuscitissimo: in un mondo futuro (a noi poco lontano a dire il vero) gli esseri umani sono prigionieri di un sistema oppressivo che li guida e controlla, mentre il livello tecnologico generale si è “incomprensibilmente” elevato.
Ma la cosa che lascia veramente è la rivisitazione data ai più importanti supereroi: Batman, Wonder Woman, Martian manhunter (come tutta la Justice League) e lo stesso Superman ne vengono stravolti e reinterpretati.
Chi sono i cattivi? Chi sono i buoni?
Devo dire che gli autori hanno fatto un lavoro veramente eccellente nel rielaborare tutti gli elementi classici del Superman “old age” e stravolgerli creando un nuovo mondo, estremamente coerente e accattivante.
Lo stesso concetto di Superman viene rivisto e rigirato come un guanto.

Giudizio finale: un lavoro ben fatto, ben scritto, discretamente disegnato, che trasuda una estrema conoscenza dell’universo DC, ma che risulta fruibile anche per un profano. Consigliatissimo anche per i non fan dell’Azzurrone.

Capitolo 4: In azione.

esplosione

Giorno 3

La quiete prima della tempesta.
Un momento di calma che precede un avvenimento violento.
Ma è sempre così…prima della rivoluzione.

La granata a frammentazione esplose in una pioggia di Shrapnel e detriti, ma la figura in uniforme mimetica non si arrestò. Passò attraverso la nuvola di schegge senza fermarsi.
I proiettili sembrarono scivolare sul corpo dell’uomo incapaci di toccarlo, nemmeno il pulviscolo ne  fu in grado.
Il Soldato piombò sul criminale, infischiandosene dei colpi di mitraglietta rivolti contro di lui: il super-umano sferrò un potente pugno dello stomaco dell’altro; l’impatto gli tolse l’aria dai polmoni, costringendolo a piegarsi in avanti boccheggiante.
Il Soldato sfruttò l’occasione e lo finì con colpo alla mascella.
Intanto Veritas era impegnata con un secondo uomo, evitando i suoi colpi convulsi di una semi-automatica.
La donna dinamica muoveva il corpo flessuoso in una danza continua e incalzante: a ogni piroetta la supereroina si avvicinava sempre di più all’avversario, spostandosi un attimo prima che il criminale sparasse nella sua posizione.
Alla fine i colpi del caricatore nel caricatore terminarono, ma la donna ormai vicinissima, non si fece impietosire e eseguì un potente calcio alla testa.
I due criminali crollarono al suolo quasi in contemporanea.
Gli echi dei colpi di arma da fuoco cessarono e Veritas si voltò verso il suo partner; il Soldato sembrava assorto nei suoi pensieri: lo sguardo perso nella parete davanti a lui, mentre continuava a tormentarsi uno strano braccialetto al polso destro.
La donna spezzò l’incantesimo del ritrovato silenzio.
-Abbiamo sistemato anche questi trafficanti di tecnologia Turran…ma ci sono notizie del nostro amico?
-No. Solo quell’assurdo diario pieno di stronzate che ha messo in rete e che i controllori del web non riescono a oscurare.
Rimase zitto per un attimo.
-Tutto questo non mi piace.
La donna si avvicinò al superuomo, che perseverava nel suo convulso gesto con il monile al polso.
-So che non c’entra nulla con tutto questo e che non sono affari miei, ma voglio chiedertelo lo stesso… Si può sapere che cos’è quel braccialetto che hai addosso?
Il tormento al braccio si arrestò di colpo e, senza voltarsi, l’uomo in uniforme se ne andò.
Veritas comunque sentì come in un sussurro la voce del Soldato dire: -E’ un ricordo di mio fratello.

Capitolo 3: Il sussurratore.

magia

Giorno 2

Mania di controllo.
Ma sarebbe meglio dire solo all’apparenza.
Abbiamo leggi su tutto: sul controllo e la registrazione di coloro che hanno sviluppato capacità super-umane in seguito alle armi chimiche Turran, sull’utilizzo della tecnologia aliena.
Non abbiamo però la volontà di applicarle, perché la società è marcia, le istituzioni corrotte, la morale inesistente.
Esiste però una soluzione.

-E tu che cazzo ci fai qui?
L’uomo, un giovane sulla trentina, aveva appena chiuso la porta del camerino, che si ritrovò di fronte una figura vestita di nero: un cappello a falda larga e subito sotto una maschera scura della commedia dell’arte.
-Mister Atlas, il mago dell’impossibile, il signore della magia.
La voce metallica distorta non nascondeva lo scherno e l’ironia del tono.
-Non so chi cazzo tu sia, ma adesso chiamo la polizia.
L’essere in nero si limitò a incrociare le braccia e a rispondere:
-Fallo e citiamoli per intero la legge sette…
Atlas fece un involontario passo indietro, mentre il volto sembrava ritirarsi nella sua già estrema magrezza.
-Che vuoi dire?
La risata cigolante fu come mano ghiacciata passata sulla schiena.
-Lo sai benissimo cosa voglio dire caro il mio sussurratore di quanti.
Fissò ancora Atlas per qualche secondo in silenzio, prima di riprendere.
-Trovo patetico che un manipolatore della realtà quantistica finga di essere un mago e sprechi il suo dono per motivi di spettacolo, ma sono affari tuoi.
-Cosa vuoi?
-Nulla.
Una sottile risatina di controno.
-Voglio che tu continui a fare quello che fai…passare attraverso i muri, camminare sulle pareti davanti alle telecamere. Ma sopratutto voglio che tu ti faccia gli affari tuoi quando comincerà.
Ancora silenzio.
-Quando comincerò la mia rivoluzione.
E dopo l’ultima parola Atlas si ritrovò solo in una stanza vuota.

Recensione: Savage Worlds Deluxe Edizione da Battaglia

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Cosa cerco in un gioco di ruolo?
Un po’ di tempo fa provai a rispondere alla domanda (ecco il link a quel post), devo dire però che in passato cocenti delusioni e ora guardo con estremo sospetto le nuove uscite, specie quelle che si propongono come prodotti generici, completi.
Con Savage Worlds sono stato però sfatato fino al midollo: il gioco è veramente completo, adattabile a qualsiasi ambientazione (dal fantasy più spinto fino a quelle di fantascienza hard).
Il manuale è compatto, di facile consultazione e (cosa che non guasta) pregevole a livello grafico.
Dulcis in fundo, il regolamento è affiancato da tre ottime ambientazioni:

1)Enascentia: una originalissima versione fantasy decadente.

enascentia

2)Necessary Evil: gli alieni hanno invaso la terra, gli eroi sono tutti morti nel tentativo di respingerli. Ora la resistenza è affidata alla mani dell’unica forza possibile: i supercattivi.

Necessary Evil Explorer's Edition (Savage Worlds)

3)Deadlands: la ciliegina sulla torta, l’ambientazione horror-western-fantasy con la A maiuscola.

deadlands

Commento: Siamo di fronte a un gran bel gioco, ma analizziamo i punti di forza:

1)Il Prezzo innanzitutto (è brutto da dire, ma in tempi come questi è pregio assoluto): con meno di 13 euro ci si porta a casa un prodotto completo, adattabile e ben fatto.

2)Il regolamento: facile, profondo e permette una costruzione dei personaggi giocanti molto personalizzata (e quindi addio ai PG fatti con lo stampino).

3)Le migliori ambientazioni di riferimento (presenti, ma non necessarie): dico solo Deadlands e ho detto tutto.

Veniamo ai punti di debolezza:

1)Il regolamento: pur nella sua semplicità presenta degli elementi che non a tutti i giocatori di ruolo potrebbero piacere: il fatto di poter costruire battaglie con le miniature, l’elemento aleatorio dato dalle carte da gioco; tutte cose che io trovo pregevoli, ma purtroppo (o per fortuna) non siamo tutti uguali.

2)Le ambientazioni di riferimento: pur essendo un regolamento generico, Savage Worlds ha una scelta delle ambientazioni molto originali (cosa che io ritengo in realtà un estremo punto di forza) e che potrebbe scoraggiare gli amanti del solo fantasy classico alla Tolkien.

3)L’impegno: Savage World è un sistema di gioco che (pur nella sua semplicità) necessita di un certo impegno regolistico da parte del Dungeon Master…niente di estremo s’intende, ma certamente non un regolamento “easy” o leggero.

Giudizio finale: Consigliatissimo a tutti gli amanti di un gioco di ruolo economico, completo e accattivante.

Di seguito il link alla sito ufficale del gioco.

Capitolo 2: La Lettera

omega

Giorno 1.

14 Giugno 1999.
Sono sicuro che chi c’era se lo ricorda molto bene.
Impresso nella memoria a fuoco.
Le sensazioni e i sentimenti di quel giorno.
Lo stupore e l’incredulità alla vista delle astronavi del cielo.
La paura e la disperazione quando i Turran hanno attaccato in massa e con violenza.
Armi chimiche, biologiche, nucleari si sono mischiate a tecnologie aliene distruggendo e forgiando la razza umana come in un crogiolo.
Sono morti a milioni (lo sapete meglio di me), ma per i sopravvissuti non era ancora finita.
Molti erano cambiati, mutati.
Per sempre.

L’ufficio era minimalista fino al parossismo: pareti bianche spoglie e una sola scrivania.
Sul ripiano del tavolo un computer compatto (tastiera, unità fissa e schermo), un portapenne e un blocco di carta.
Nessuna fotografia personale alle pareti, ma un’unica immagine del Presidente della Repubblica.
Un luogo asettico e impersonale.
Un uomo sulla quarantina in gessato era intento a leggere un documento seduto alla scrivania.
Le sopracciglia aggrottate e l’espressione concentrata furono disturbate da un rumore estraneo: il clic di un cane armato di un’arma automatica sovrapposta a una voce metallica.
-Lettura interessante?
L’uomo sollevò lo sguardo e si ritrovò di fronte a una figura vestita di nero: un loden lungo, un cappello a tesa larga, una maschera; soprattutto una grossa pistola spianata a pochi centimetri dalla faccia.
-E lei chi diavolo è?
Una risata metallica.
-Sono l’amico del Soldato e di Hereditas.
-Come accidenti è entrato? Qui è impossibile…
La pistola fu avvicinata ulteriormente, mentre la voce distorta acquisiva una totalità glaciale.
-Le consiglio di calmarsi e di fare quello che le dico… Sempre che non preferisca una pallottola in corpo.
-Ma lo sa chi sono io?
-Luca Salmoiraghi, Questore e Direttore del Centro di Controllo dei Superumani della città di Bologna, giusto?
Un attimo di paralizzato silenzio.
-E ora, se abbiamo finito, prenda quel pennarello dal portapenne e scriva ciò che le dirò su quella bella parete bianca alle sue spalle.

Le urla di rabbia fecero abbassare gli sguardi di parecchi individui: due in divisa da carabiniere, un altro paio di colletti bianchi.
Il Soldato e Hereditas videro la scena attraverso il vetro divisorio della stanza.
-Salmoiraghi non è proprio contento.
Il Soldato continuò a stare in silenzio, fissando le scritte.
-E non posso dargli torto. Le migliori difese contro i superumani disponibili e un novellino riesce a superare sia la sorveglianza sia la barriera anti-teletrasporto.
Il supereroe in verde non replicò e iniziò a rigirare uno strano braccialetto scuro attorno al polso sinistro; l’oggetto, perfettamente ovoidale, era aderente alla pelle e spuntava da sotto il colletto della camicia militare.
-Quelli sono cazzi suoi.
Finalmente parlò.
-I nostri sono invece queste cavolo di scritte.
Hereditas guardò il muro.
-Bhè il primo è un diavolo di indirizzo web, ma cosa significa la frase: chi era il mio alfa?
-Non ne ho idea.
-Almeno una cosa è chiara.
Il Soldato fissò Hereditas negli ochhi.
-E cioè?
-Il nome del tizio. L’ultimo segno è la firma: la lettera maiuscola dell’alfabeto greco, lettera Omega. Direi che non hai frequentato il Liceo Classico.
La battuta non sembrò suscitare alcuna reazione.
Il Soldato tornò a fissare la parete, continuando a tormentarsi il polso.

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