Racconto Bonsai: Solo pace.

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Kurt terminò l’incantesimo e la parete esplose; il sottile diaframma di pietra si polverizzò lasciando al suo posto uno stretto budello scavato nella roccia.
Il giovane uomo si trascinò avanti, il solo muoversi una tortura per le miriadi di ferite, comunque continuò finché una luce in fondo al tunnel riaccese la speranza e lo spronò a accelerare l’andatura.
Il cunicolo terminò e si aprì sull’esterno: una lussureggiante foresta illuminata da una meraviglioso sole estivo.
Kurt fece gli ultimi passi quasi in trance mistica, il volto deformato dallo stupore.
Alla fine l’uomo giunse all’aria aperta, ma non ebbe nemmeno il tempo di guardarsi attorno che fu subito investito da una pioggia di frecce.
Kurt cadde al suolo e con l’ultimo alito di vita vide tre figure poco lontane.
Il demone guardò il corpo e si limitò a dire: – Ogni tanto qualcuno continua ancora a provarci, ma per fortuna gli allarmi funzionano ancora bene.
L’elfa annuì: -Già gli umani sono ostinati, lo sono sempre stati, dominati come sono dalle loro paure.
Il centauro invece sorrise: – Per nostra fortuna è così… E quando, unendo le capacità magiche dei nostri popoli, gli abbiamo ingannati facendogli credere che il mondo fosse diventato inabitabile, il terrore ha preso il sopravvento.
Il demone sghignazzò: – Si sono rintanati nelle profondità della terra per salvarsi.
L’elfa fu l’ultima a replicare: -E così deve rimanere. Perché sono una razza violenta, bellicosa… E da quando non ci sono più, qui c’è solo pace.

Recensione, omaggio per Strategie Evolutive: Omicidi e incantesimi

Cast A Deadly Spell

Sinossi: H.P Lovecraft è un detective privato nella Los Angeles del 1948 che si arrabatta come in un mondo in cui la magia è diventata di uso comune. Un giorno viene contattato da uno degli uomini più ricchi e potenti della città, Amos Hackshaw; l’incarico è recuperare un libro, Il Necronomicon.

Commento: prima di parlare di questo film televisivo del 1991, mi sembra giusto e doveroso dire come ne sono venuto a conoscenza; l’autore del misfatto (se così si può dire) è Davide Mana che ne ha parlato nel suo blog Strategie Evolutive. Chi conosce e legge le mie pagine sa che ho citato spesso Strategie Evolutive (da qui SE) e mi  è dispiaciuto molto apprendere che sta per chiudere.
Non entro qui nelle decisioni di Davide (che considero un amico) che condivido e comprendo, ma voglio rendere un piccolo omaggio a un sito che con le sue recensioni, i suoi consigli e la sua avvedutezza ha contribuito non poco ad ampliare il mio gusto e la mia conoscenza del mondo del fantastico.
Ma questo non vuol essere un necrologio per SE, né un elogio funebre per Davide Mana (che non è assolutamente morto come lui tiene scherzosamente a puntualizzare): anzi continua a lavorare in maniera febbrile (a breve tra parentesi recensirò un suo nuovo e-book), ma mi sembrava giusto sottolineare con un piccolo omaggio il lavoro di una persona che si è distinta (e si distingue) per competenza, gentilezza e spirito in tutti questi anni.
Ma torniamo alla recensione di “Cast a Deadly Spell” (questo il titolo originale, meglio di quello orrido italiano) è un ottimo esempio di ucronia urban-noir con venature di commedia. La trama non è banale e scorre liscia come l’olio ricca di citazioni e omaggi.
Non ci annoia e ci si diverte nel vedere un detective che rifiuta incantesimi e affini in un mondo basato sulla magia.
Il regista Martin Campbell negli anni successivi alternerà buone prove (La maschera di Zorro, Casinò Royale) a vere ciofeche (Lanterna Verde).

Giudizio finale: consigliatissimo se lo trovate in passaggio televisivo (assai raro) oppure se lo cercate sul tubo.

Capitolo 10. Flashback 3°, La decisione difficile.

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16 Giugno 1999 Ore 22:00

-Non so come ha fatto, ma le consiglio di uscire dal mio computer. Questa è una linea militare e lei sta commettendo un reato…
L’uomo si fermò al sentire un risata dall’altra parte dello schermo: un ragazzo sui sedici anni lo fissava con uno strano ghigno sul volto.
La cosa veramente inquietante era la luminescenza verdastra dei suoi occhi.
-Scusi signor Presidente, ma non sono un hacker. E poi, anche se lo fossi, con l’invasione dei Turran in atto non avrebbe alcuna importanza.
-I Turran?
-Ah già, la vostra intelligence non ha ancora scoperto nulla… Ha presente quei grossi alieni armati pesantemente e che ci stanno facendo il culo su tutto il pianeta? Sono loro i Turran.
-Ma come si permette…
Il sorriso sparì dal volto del ragazzo e divenne serio.
-Signor Presidente le assicuro che la mia non è una burla.
Detto questo premette un bottone sulla tastiera.
-Ma lascerò che siano i dati che le sto mandando a parlare per me e per il piano che ho in mente.

 

-Non è possibile, lei non può chiedermi questo.
-L’unica alternativa è l’estinzione. O noi o loro.
-Ma quello che mi chiede… La tossina non solo ucciderà i Turran, ma anche le migliaia di persone che sono state contaminata dalla loro tecnologia e dalle loro armi e che sono sopravvissute.
-Non siamo riduttivi, stiamo parlando di milioni di persone, che comunque sarebbero condannate allo sterminio.
-Io non posso…
-La esorto a pensare a quanti invece si salveranno.
-Non può chiedermi questo.
-E non sarei a chiederglielo infatti. Se potessi lo farei da solo e senza remore, ma non né i mezzi né la possibilità.
-Ma come posso?
-Lei può e deve, signor Presidente, è tutto nelle sue mani. La decisione spetta a lei e deve decidere in fretta.

Questa volta tocca a noi lettori

lettore

Oggi voglio parlare di noi lettori, parlo al plurale e mi conto nella categoria, perché credo e spero che molto debba cambiare nel mondo dell’editoria se vuol avere un minimo di futuro nel nostro paese, ma che sopratutto debba mutare qualcosa nell’utente finale.
Mi pare chiaro e evidente che, salvo poche e riconosciute eccellenze, il mondo editoriale è pieno di cialtroni (più o meno consapevoli), incompetenti misti, maneggioni e raccomandati di varia natura; tutto poteva filare liscio finché il mercato non aveva problemi e a dire il vero la poca editoria di qualità riusciva a ritagliarsi un suo piccolo spazio e riusciva a sopravvivere.
Ora purtroppo no, c’è la crisi che, con la sua enorme falce, sta mietendo vittime senza distinzioni e senza remore.
Tutto questo mi rendo conto è terribile, ma può e deve essere uno sprone e una occasione per cambiare la cose.
Faccio un appello a tutti: stavolta tocca a noi.
Ognuno di noi nel bene e nel male ha una piccola potenza dalla sua parte che da sola è inutile, ma che unita a molte altre diventa una carica dagli effetti deflagranti.
Mi riferisco ai soldi nelle nostre tasche.
E’ vero, una grande industria se ne può sbattere altamente se un solo pinco pallo qualsiasi si lamenta e smette di comperare i loro prodotti, ma la cosa comincia a diventare molto diversa se siamo in centinaia a fare altrettanto.
Si passa a quel punto da essere considerato uno spaccapalle di turno a un trend negativo che sposta i fatturati, la qualcosa fa molto riflettere.
Dobbiamo diventare lettori consapevoli e forse ci ascolteranno (o più ragionevolmente ascolteranno il loro portafoglio).
Ma veniamo a cosa mi riferisco nello specifico:

1) Se non siete contenti di come si comporta una casa editrice, fateglielo sapere senza avere timori. Una legge di marketing dice che addirittura dovrebbero essere contenti di ricevere una lamentela da un cliente, perché vuole dire che vuole rimanere tale. Ovviamente sto parlando di lamentele, non di insulti, quelli non sono accettabili. Una lamentela è educata, puntuale e circostanziata. Vi assicuro che una isolata mail di protesta non conta nulla, mentre una discreta serie fatta da persone diverse hanno tutto un altro sapore.
2) Diffidate dagli editori che operano solo una politica fatta sul prezzo ribassato e niente altro; la qualità scoccia dirlo ha un prezzo che deve essere pagato e riconosciuto; questo non vuol dire che non ci debbano essere offerte, ma quelle appunto sono un’altra cosa.
3) Premiate e fate pubblicità di chi, secondo voi, si ben comporta. Il passa parola rimane da sempre il mezzo pubblicitario più efficace e riconosciuto. Ricordate non state facendo una marchetta, state premiando la qualità.
4) Punite commercialmente chi secondo voi non vi tratta con il dovuto rispetto. Faccio un esempio personale: un mio scrittore preferito è stato a mio avviso tradotto in maniera scriteriata da una grande casa editrice: volumi (a differenza della edizione originale) spaccati in più parti accampando scuse ridicole. Io nel mio piccolo ho cessato di comprare i volumi in italiano e so che altri hanno fatto altrettanto. Ad una bieca scelta commerciale lesiva del lettore va sempre risposto con ciò che queste aziende maggiormente temono, ossia un calo delle vendite.
5) Non abbiate paura di provare a leggere le auto-produzioni, ma anche lì siate intransigenti, cercate la qualità…e sopratutto pagatela.

Sembra un discorso folle (e forse in parte lo è), ma forse l’unico mezzo per far cambiare le cose sono i nostri euro e l’assoluta consapevolezza che il comportamento del singolo non conta nulla, mentre quello della massa sì.

Racconto Bonsai: Hybris.

 

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Gli Dei nella loro superiore saggezza danno e tolgono.
Io, Eufuriore, continuo a camminare su questa terra mentre tutto intorno a me diventa polvere e muore con lentezza.
Ho visto cadere Troia, decadere Sparta e Atene, ma persisto a sopravvivere negli anni.
Nessuna spada o lancia impugnata dall’uomo riesce a ferirmi e anche il tempo mi passa attorno senza intaccarmi.
Maledetto dagli Dei ecco cosa sono, colpito dalla loro collera per aver osato rinnegarli, per aver istigato i miei pari a fare altrettanto.
Hybris, la Superbia, ecco la mia colpa e questa è la mia pena: continuare a rimanere in vita, mentre attorno a me tutto muore.
Trattenere una risata mi è sempre più difficile e tenere la mia maschera affranta una vera tortura.
Punizione?
Sciocchi immortali ebbri d’ambrosia, non avete capito nulla.
Questo è un dono che fate al signore di tutti i superbi.
Vivere per sempre è la sola cosa che desideravo più di ogni altra.

Capitolo 9: Fotoni.

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Giorno 5 (più tardi)

Il tempo passa inesorabile. C’è chi se ne rende conto…e chi no.

 

-Smettila di prendermi per il culo!
Il Soldato si alzò in piedi e afferrò Mister Atlas per il colletto della camicia cominciando a scuoterlo.
-Se questa è una cazzo di trovata pubblicitaria, io…
-BASTA!
L’urlo della Donna Dinamica fu sufficiente a fermare l’uomo in uniforme verde.
Il mago fu lasciato andare e questi iniziò a massaggiarsi il collo.
-Per chi mi avete preso? Va bene essere stupido, ma qui mi sto auto-denunciando di un reato e non voglio morti sulla coscienza.
La voce della Donna Dinamica si fece soffice.
-Trasgredire la legge 7 è un reato grave, ma ci venga incontro e cerchi di capire la nostra diffidenza.
-Ve lo ripeto per la centesima volta.
Atlas si rimise seduto nell’unica sedia della stanza e fissò una delle pareti bianche della piccola sala degli interrogatori.
-Quel pazzo mi si presentato nel camerino e mi ha chiesto di starne fuori.
-Fuori da cosa?
Questa volta il mago fissò con odio la figura del supereroe con il volto celato dalla maschera da hockey verde.
-Dal venire qui, dal dirvi ciò che ho visto.
-Ossia?
Il sarcasmo non era nemmeno celato, anzi sbattuto in faccia simile a una doccia gelata.
-Il mio potere consiste nel vedere la realtà quantistica e di manipolarla in minima parte.
-E questo che c’entra?
Atlas sbuffò e continuò.
-Nella figura di Omega vedevo solo dei fotoni. Omega è un fottuto ologramma.

Racconto Bonsai: Pecore

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La notte era particolarmente buia e la luna sembrava quasi non esistere dietro una spessa coltre di nubi; il satellite stava con fatica lottando per emergere, ma non stava vincendo la battaglia.
Samyr diede un’occhiata al gruppo di disperati sul gommone: un insieme di uomini male in arnese e donne, alcune in avanzato stato interessante. In tutto una trentina di individui, tutti stipati in uno spazio pensato per dieci.
Pecore, pensò l’uomo senza nascondere una espressione di disgusto.
Il viaggio proseguì ancora per parecchi minuti, quando nella pece notturna comparvero in lontananza le prime luci della costa.
A quel punto Samyr arrestò il motore dell’imbarcazione.
-Signori, siamo arrivati.
Il panico e l’incredulità iniziò a serpeggiare, seguito da qualche protesta.
Lo scafista placò tutti spianando una grossa pistola.
-A me non me frega un cazzo, ma gli ultimi cinquecento metri li farete a nuoto.
E per enfatizzare il concetto premette l’arma contro la testa della persona più vicina.
-Sta a voi scegliere se far diventare questo gommone un mattatoio.
Lentamente cominciarono a gettarsi in acqua e iniziarono con fatica a guadagnare la riva.
Pecore, il pensiero si fece di nuovo spontaneo con il medesimo disprezzo.
-Avevi ragione.
La voce estranea riportò Samyr alla realtà e si ritrovò a fissare l’unico passeggero che non si era ancora buttato, un uomo sulla quarantina con uno strano sorriso sul volto.
-Questo gommone è un mattatoio.
La luna, non vista, era riuscita ad aprirsi uno squarcio nel cielo e a mostrarsi in tutta la sua pienezza.
L’urlo di Samyr fu soffocato del fiotto di sangue che riempì la gola dell’uomo.

La bestia finì di sgranocchiare lo scafista e si preparò a continuare la caccia.

Recensione: Doc Savage – L’uomo di Bronzo (il film)

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Sinossi: Clark Savage jr, detto Doc, è uno scienziato, avventuriero dedito a raddrizzare i torti in ogni angolo del globo. Quando suo padre muore misteriosamente, Doc sarà costretto a un incredibile viaggio nel profondo Sud America alla ricerca degli ultimi vestigia della civiltà Maya.

Commento: Ho scoperto il personaggio di Doc Savage in tempi recenti recuperando nell’usato alcuni dei pochi libri usciti, quasi una trentina di anni fa, nella collana Urania dedicata espressamente a questo Eroe Pulp.
Non nascondo la mia grande curiosità di vedere come avevano trasposto (il film è datato 1974) questo eroe cartaceo.
Il risultato è stato purtroppo deludente, al limite della ciofeca.
Mi rendo conto che il rischio enorme di un personaggio del genere è renderlo una macchietta, parossismo di sé stesso e così purtroppo è stato.
Il film vuole strizzare troppo l’occhio al pubblico con battutine più o meno scherzose, comunque di un livello oserei dire scolare, e essere in maniera esagerata una pellicola per tutta la famiglia.
Ma veniamo a quelle che considero le maggiori note dolenti:
1)Ron Early, l’attore scelto per interpretare la parte di Doc, non lo vedo perfettissimo nella parte; a mio modesto parere Doc sarebbe dovuto avere una incarnazione più granitica, e non quella abbastanza bonaria di Early (che non dimentichiamocelo era famoso sopratutto per aver interpretato Tarzan in una serie televisiva).
2)Gli attori scelti per incarnare i magnifici 5, ossia gli aiutanti del nostro Doc Savage. Mi spiace, ma sembrano 5 pirla; ne prendo uno a caso: quello che interpreta Monk, non ha nulla di scimmiesco, anzi ha tutte le fattezze di un suino. E comunque non rispecchia in alcun modo la psicologia del personaggio di riferimento. Vale lo stesso ragionamento anche per gli altri 4.
3)La misoginia di Doc è totalmente assente nel film (volendo essere sinceri dice espressamente che non schifa le donne, solo non ne vuole metterle in pericolo) e addirittura ne fanno un piacione. Ma dico io.
4)Gli indios Maya vengono raffigurati come la brutta copia degli indiani di “Ombre Rosse”, una cosa orrenda e inguardabile.

Giudizio finale: Tratto dal primo romanzo della serie di Doc Savage (incredibilmente giunto anche da noi con il titolo orrendo “La piramide d’oro”) il film purtroppo delude per quello che avrebbe potuto essere e invece non è. Una occasione mancata.

Racconto Bonsai: L’intervista.

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-Dove prendo le idee? Vengo qui e basta guardarmi un po’ attorno.
-E’ per questo che ha voluto fare l’intervista qui, nella sala d’aspetto del grande aeroporto internazionale?
-Esatto. La vede quella donna laggiù ad esempio? Vede com’è nervosa? Sta aspettando il marito dal ritorno di un viaggio di lavoro e vuole confessargli un tradimento.
-Incredibile.
-Oppure quell’uomo con cappello che sta litigando con quella signorina del personale di terra? Ha nascosto addosso 100.000 dollari non dichiarati.
-Metodo interessante. Lei viene qui e si lascia ispirare dalla gente che passa.
-No. Sarai anche un giornalista quotato, ma non hai capito un cazzo. La verità è che sono un fottuto telepate.

Narrativa Pulp a go go

JusticeIncAlexRoss

E alla fine anche io ho scoperto (o sarebbe meglio dire ri-scoperto) la letteratura Pulp.
Che cos’è dite?
Fermi, non andate a cercare su Google il significato del termine, fermi. Cercherò in poche parole di spiegare questa definizione.
Anche perché più ne parlerò più scoprirete di conoscerla in realtà senza saperlo.

La letteratura pulp nasce agli inizi degli anni 30 negli Stati Uniti e prende il suo nome da Pulp ossia la Polpa degli alberi da cui si ricavava un tipo di carta di bassissima qualità.
Dagli editori dell’epoca ci fu il tentativo di produrre riviste di fiction avventurosa low budget rivolte a lettori (spesso lavoratori di basso profilo scolastico) con poco tempo e tanto voglia di svago.
Da qui la dicitura Pulp Fiction.
A molti a questo punto si sarà accesa una lampadina ricordandosi del famosissimo film di Quentin Tarantino ambientato tra la bassa criminalità americana, a base di noir, sangue e colpi bassi.
Se state pensando questo, purtroppo in parte vi state pesantemente sbagliando.
La letteratura Pulp è stata prima di tutto intrattenimento a trecentosessanta gradi: action, noir, fantasy, fantascienza, tutto faceva brodo purché catturasse l’attenzione e sbalordisse il pubblico.
Una narrativa semplice (alcuni critici l’hanno definita grossolana), ma che ha permesso a grandi scrittori di farsi le ossa (e guadagnarsi pure il pane dignitosamente).
Il successo è stato immediato e travolgente, permettendo il moltiplicarsi delle riviste (molte a questo punto rivolte a un singolo genere).
Si moltiplicarono i personaggi seriali che divennero delle vere e proprie icone; ne cito alcuni fra i più famosi: The Shadow (l’uomo-ombra), Doc Savage, Tha Avenger (il vendicatore), The Spider.
Un successo che ciclicamente si è rinverdito negli anni, basti pensare ad esempio alla figura di Indiana Jones, o al Rocketeer.
E in Italia?
E’ arrivato (e ancora arriva) molto poco e con il contagocce, nonostante la produzione in inglese sia vastissima.
Eppure il nostro amato stivale ha dimostrato negli anni di avere molti appassionati di questo genere.
Quindi che fare?
Fare come al solito qualcosa da soli, sperando nel mio piccolo di smuovere le acque.
Già altri stanno facendo lo stesso (a questo riguardo vi consiglio di dare uno sguardo ai blog di Alessandro Girola e Davide Mana, trovate i link trai i miei preferiti nella sezione a destra della schermata oppure nella sezione degli articoli dedicate agli Italian Net-Writers) per farvene un’idea, ma anche io nel mio piccolo vorrò dire la mia.
E’ in fase di completamento il mio ultimo lavoro: “Guglielmo Marconi e il mostro de le Lame”.
In poche parole: Ucronia, mostri e tecnologia anacronistica.
Che altro chiedere di più?

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