Archivio mensile:settembre 2011

Racconto Bonsai: Nichel

-Non uccidermi…
La voce biascicata, quasi un pianto sussurrato.
L’arma, una Beretta 92 nichelata, emana una luminescenza ipnotica, malsana e perversa al tempo stesso.
-Ucciderti?
Malcelata ironia racchiusa in un sardonico sorriso.
-No…tu non capisci: la morte è la fine di ogni sofferenza.
Le labbra si allargano in un ghigno inumano.
-Mentre io voglio che la tua pena continui.
La figura in lacrime, sbavante riesce a malapena a rispondere: -Ma io non volevo fare male a nessuno…
-Mia madre è morta però!
Queste cinque parole rimangono sospese, riecheggianti nell’urlo, pesanti come macigni; l’ironia è finita, sostituita da due occhi gelidi e spietati.
-E tu non hai pagato.
-Io non potevo sapere che soffrisse di cuore quando l’ho rapinata, non potevo…
-E io non potevo sapere che fra il rito abbreviato, la buona condotta e l’indulto te la saresti cavata con così poco.
Con un veloce movimento il carrello della pistola viene allungato, il colpo messo in canna.
-Ma ora lo so e anche tu con me.

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Capitolo 4. Colloqui

Ore 10:00 15 Giugno 2011 Da qualche parte

-Allora?
L’uomo sulla sessantina distolse l’attenzione dalla pila di documenti sparsi sulla scrivania in una cacofonia visiva di cifre, grafici, equazioni. La giovane donna fissò per meno di un secondo quegli occhi grigi prima di abbassare lo sguardo e arrossire leggermente.
-Abbiamo ricontrollato tutto decine di volte. Nessun guasto all’hardware né al software.
-Eppure capisci anche tu che c’è qualcosa che non va.
La donna chinò la testa ancora di più, nel contempo avvampando in maniera palese.
-Non lo posso negare.
L’uomo si appoggiò allo schienale della poltrona e chiuse gli occhi.
-Procedi con il terzo tentativo, intanto io ho fatto chiamare quella persona.
La donna rispose, ma la sua voce passò da pacata a concitata: -Ritieni sia proprio necessario coinvolgere un esterno?
Le palpebre si sollevarono di scatto rivelando due tizzoni grigi, che interruppero ulteriori repliche.
-Si.

Ore 10:00 15 Giugno 2011  Bologna

L’ufficio era situato all’ultimo piano di un anonimo palazzo del centro storico; imboscato in una traversa di una traversa, il classico posto che sai che è lì altrimenti non esiste per nessuno.
Sulla porta di vetro zigrinato dell’ingresso la semplice scritta nera “S. d. C. Consulenze” priva di qualsiasi logo.
L’uomo varcò la soglia e si ritrovò in un piccolo ufficio alquanto scarno: solo una scrivania, una libreria e due poltrone.
-Il signor Neri?
L’uomo sulla trentina con gli occhiali fece cenno di sedersi al nuovo venuto; questi si accomodò e cominciò a parlare: -Signor Neri lei mi è stato caldamente raccomandato, ma una cosa gliela devo chiedere: cosa significa quella sigla sulla porta?
-Il nome della ditta? Sono le iniziali delle parole “Sguardo del cretino”.
-Prego?
Luca Neri si limitò a sorridere e a ripetere il medesimo discorsetto come faceva ogni volta con un cliente nuovo.
-Se ci pensa è esattamente quello faccio: entro in una azienda non conoscendo nulla di essa, ma con lo sguardo dello stupido estraneo ne vedo i difetti e la ottimizzo.
Lo sconosciuto era visibilmente perplesso.
-Capisco la sua diffidenza iniziale, ma la invito a riflettere su un paio di questioni: in primo luogo io non mi faccio pubblicità in nessun modo, vivo del passaparola dei clienti soddisfatti.
Neri fece una pausa a effetto senza smettere di sorridere.
-In secondo luogo, costo caro, ma valgo ogni singolo soldo speso.
Questo non è solo cretino, ma è pure di una arroganza spaventosa, non poté fare a meno di pensare il nuovo venuto prima di rispondere: -Si è spiegato benissimo. Ma adesso devo chiederle una seconda cosa prima di entrare nel vivo.
Il potenziale cliente si fece estremamente serio.
-Lei ha mai lavorato per un ente governativo?

Trolls

No, oggi non voglio parlare di fantasy, nonostante il titolo faccia pensare tutto il contrario; i trolls a cui mi riferisco sono molto diversi da quelli mitologici, descritti mirabilmente da Tolkien ne “Lo Hobbit” o ne “Il Signore degli anelli” (a questo riguardo vi segnalo il divertentissimo articolo sui Trolls sul blog dell’amico Alex Girola: http://mcnab75.livejournal.com/463922.html ).
Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo il tutto; io e alcuni amici gestori di blog ci siamo resi conto di un fenomeno in costante aumento in rete fino a raggiungere un livello preoccupante: la crescita esponenziale dei cosiddetti “commentatori” molesti, di persone che, col pretesto di esporre la propria opinione, spesso generano “flame” insopportabile o arrivano all’insulto palese.
Da questa premessa il nome Troll, denominazione a origine controllata inventata da Alessandro Girola e che calza a pennello per il tipo di personaggio.
Non voglio qui discutere dei gusti di ognuno di noi (sarebbe ingiusto e pretenzioso ergersi come vessillo di chi legge, guarda e scrive solo il meglio): per fortuna siamo tutti diversi, con attitudini diverse e stimoli diversi….sennò sai che palle; ma un conto è avere delle opinioni, un altro è esprimerle agli altri senza uscire dalle righe. Non ho la verità in tasca (magari l’avessi), né temo ce l’abbia nessuno.
Ma torniamo i Troll…Cosa li spinge a agire in questo modo? Sono forse il sintomo di una maleducazione imperante che attanaglia la rete e che l’anonimato del Web spinge a uscire allo scoperto? Oppure sono la manifestazione di rompiscatole frustrati che non hanno niente di meglio da fare?
Non lo so.
Di una cosa però sono certo, continuerò a dire sempre la mia senza sottrarmi al confronto.

Capitolo 3. Giungla

Ore 10:00 14 Giugno 4150, Pianura Padana

Il caldo era un’entità palpabile, concreta nell’umidità nebulizzata simile a un velo d’acqua.
Eric continuò a farsi strada nella fitta vegetazione, senza produrre il minimo rumore; passi decisi, lenti e cadenzati in linea retta.
-Esploratore due, qui controllo, situazione?
L’uomo arrestò la sua avanzata senza smettere di guardarsi attorno.
-Nessuna traccia di presenza umana per ora, solo quelle fresche del passaggio di un grosso animale. Istruzioni?
La voce nell’auricolare tacque per qualche istante prima di rispondere.
-Procedi dietro la pista dell’animale.
-Controllo, qui esploratore due, ricevuto.
Eric riprese la marcia seguendo l’evidente varco nell’erba alta; pur essendo giorno fatto la luce filtrava a malapena tra gli alberi e il fogliame: la giungla era una perfetta serra verde.
La camminata continuò per parecchi minuti fino all’aprirsi di uno spiazzo, un piccolo squarcio offerto dalla natura a quel labirinto di vegetazione; al suo interno una gigantesca fiera era accovacciata, intenta a sbranare una preda.
L’uomo guardò la bestia retaggio dei suoi libri di scuola di bambino: un felino lungo circa tre metri, dal pelo rossiccio e del peso approssimativo di quattrocento chili. Due lunghe zanne gemelle fuoriuscivano dalla parte superiore della bocca come chiaro segno distintivo.
Uno Smilodonte, più volgarmente detto tigre dai denti a sciabola.
Eric passò meccanicamente la sua pistola mitragliatrice MP5 dalla modalità colpo singolo a quella raffica corta, imbracciando nel contempo meglio l’arma.
Lo scrocchio del selettore attirò l’attenzione della bestia che si girò con uno scatto verso la fonte improvvisa di rumore: due occhi gialli si fissarono in quelli dell’uomo carichi di una furia atavica.
Per un paio di secondi il tempo parve congelarsi in un nulla di fatto, in una stasi che niente sembrava rompere, in un silenzio carico di tensione.
Il boato del ruggito e dell’esplodere dei colpi furono quasi contemporanei; i proiettili 9 mm Parabellum falciarono lo Smilodonte senza possibilità di scampo.
L’umidità della giungla si tinse di rosso del sangue dell’animale agonizzante, mentre la carcassa crollava a terra con un tonfo.
-Esploratore due che succede? Abbiamo sentito dei colpi.
-Controllo non ci crederete mai.

E-book si, E-book no.

Tocco oggi un argomento che non nascondo quanto mi stia a cuore: ossia quello della diffusione o della commercializzazione degli e-book (o libri in formato digitale); il mondo si è accorto che esistono e anzi il mercato stesso ha deciso di produrli su larga scala, visto l’enorme successo ottenuto sul pubblico.
In America ad esempio vista l’ampia diffusione di lettori digitali, editori grandi e piccoli, case di fumetti famose in tutto il mondo affiancano alla regolare distribuzione cartacea quella digitale.
E in Italia?
Siamo MOOOOOLTO indietro, anzi, a voler essere sinceri, quasi non siamo partiti; le grosse case editrici hanno timidamente fatto uscire qualche e-book dei grossi titoli in vendita sui loro siti, ma a prezzi esageratamente elevati.
Come mai questa differenza fra noi e il mondo?
In primo luogo è da imputare ai grossi editori: spiace dirlo, ma spesso sono gestite con una mentalità veramente vecchia; non è una fatto di età (anche se mi piacerebbe controllare quanti di questi manager che le dirigono superino i sessantanni), ma di approccio mentale. Ostruzionismo verso la novità unito alla diffidenza verso ciò che non si capisce, né ci si sforza di comprendere.
In secondo luogo mi scoccia riconoscere che la colpa è dovuta anche dal lettore medio; di seguito alcune frasi tipiche colte in giro quando si parla di e-book.

1)E-book? E che è? Io tanto non leggo.
2)Gli e-book? Ma vuoi mettere la differenza di avere un libro stampato fra le mani?
3)E-book? Con quello che costano non ne vale la pena.

Affermazioni raggelanti poiché denotano un ignoranza e una miopia di base che mi mettono a disagio, ma non voglio far troppe polemiche e preferisco rispondere con pacatezza ai dubbi precedenti.

1)Qui centriamo il vero problema, il nocciolo della questione: noi italiani leggiamo pochissimo. Non voglio addentrarmi nelle motivazioni causa di questa situazione (non sono un sociologo, né ho le velleità di esserlo), ma ci stiamo impoverendo dal punto di vista culturale. E non parlo solo dell’ignoranza dilagante, ma dell’atrofia mentale diffusa negli ultimi decenni: nessuna curiosità di informarci su come va il mondo, un morboso interesse al nostro orticello e poco più.
2)Non nego l’indiscusso fascino del libro cartaceo, ma c’è una cosa da considerare: esiste una semplicissima funzione del computer chiamata “stampa file”. Semplice e pratico.
3)Affermazione vera solamente in parte e a questo riguardo vi rimando a questo articolo del buon Alex Girola: http://mcnab75.livejournal.com/451892.html
Non voglio entrare nella gestione delle grosse case editrici, ma vedo nella commercializzazione degli e-book una occasione persa e mal sfruttata.
In periodi di crisi vendere e-book a prezzi bassi potrebbe essere un’opportunità, nonché un motivo di svolta del mercato.
Per fortuna le cose cambiano e in parte sta succedendo anche in Italia; il formato degli e-book è stata anche l’occasione per scrittori esordienti e sconosciuti di avere la possibilità di farsi conoscere attraverso l’auto-pubblicazione e i mezzi della rete.
E’ mia intenzione farvi conoscere nei prossimi mesi alcuni di coloro che ritengo fra i più interessanti.

Racconto Bonsai: Cyberpunk contro Biopunk

I due corpi cozzarono con un clangore basso, profondo: le dite intrecciate in una presa da prova di forza.
Da una parte l’uomo in servo-armatura, un sottile e compatto strato di cronacciaio misto a chip e meccanismi; dall’altra un ibrido, una creatura umanoide nata dalla manipolazione genetica più spinta: pelle chitinosa simile agli insetti poggiata su muscoli sviluppati oltre l’umano.
Le articolazioni, meccaniche e biologiche, sono messe a dura prova fin quasi a raggiungere il punto di rottura, ma entrambi i contendenti resistano in uno stallo che pare protrarsi per parecchi secondi interminabili.
Il primo a cambiare strategia è l’uomo-macchina: scioltosi dalla presa, sferra un potentissimo pugno d’acciaio alla faccia dell’ibrido; quest’ultimo sembra accusare il colpo, lo strato chitinoso del viso coperto di crepe e di sangue verdastro.
Ma è soltanto un attimo di esitazione, l’ibrido scatena la sua furia concentrandola in unico colpo al petto della servo-armatura: il cronacciaio si sfalda come burro a contatto degli enzimi disgreganti presenti sulle nocche della creatura manipolata geneticamente.
Per il pilota dell’armatura la morte è istantanea, un esplosione della cassa toracica e un fiume di sangue rossastro.
L’ibrido contempla la vittoria con un ghigno del suo volto rovinato e il braccio ancora piantato nelle lamiere contorte.
Però non è ancora finita: il computer di bordo della servo-armatura riserva ancora un’ultima sorpresa finale; il microprocessore calibrato sul battito cardiaco del pilota attiva un’ultima procedura.
Le braccia della servo-armatura afferrano l’ibrido in un parodistico abbraccio, mentre dalla pila nucleare viene rilasciata una immane scarica elettrica.
La morte è un’agonia straziante e culmina con il fuoco che avvolge entrambi i corpi.
Il puzzo di carne e metallo bruciato è ammorbante, ma regala un sola certezza incontrovertibile: nessuno ha vinto.

Capitolo 2. La riunione

Ore 10:00 14 Giugno 2011 Bologna

Questo è un cretino, Mariangela si era ripetuta mentalmente quella frase decine di volte nell’ultima ora, ma la realtà dei fatti sembrava darle palesemente ragione.
Il cosiddetto consulente “esterno” si era dimostrato peggio del previsto: un tizio occhialuto dall’aspetto decisamente ordinario, alto e dinoccolato.
Ma la cosa veramente irritante era l’atteggiamento; non si era nemmeno presentato, se non con un laconico “Salve” per sedersi poi in una poltrona a fianco a quella del capo.
-Bene signori, il signor Neri è un esperto in ottimizzazione  dei processi lavorativi ed qui per darci una mano. Per cui adesso desidero che in successione descriviate la nostra ditta nei minimi dettagli.
E loro nei sessanta minuti successivi lo avevano fatto.

Nella sala riunioni la tensione era palpabile a tal punto da consolidarsi in una cappa di caldo oppressivo; l’aria condizionata era certamente accesa, ma nella stanza non sembrava sortire alcun effetto.
Pagato per dormire e non dire un accidente, Mariangela ancora non si capacitava di come ci si fosse potuti rivolgere a un tale cretino. A me hanno negato l’aumento, mentre questo si siede, poggia la mano sotto il mento, chiude gli occhi, si assopisce e noi lo compensiamo pure.
Anche Marni, capo dell’ufficio acquisti, era decisamente irritato e non faceva nulla per nasconderlo dall’alto dei suoi trent’anni di permanenza nella ditta. Sembrava guardare quel nuovo venuto quasi i suoi occhi fossero capaci di appiccare incendi a comando.
-Allora signor Neri cosa ne pensa fino a adesso?
La voce del capo sembrò spezzare una sorta di incantesimo e riportare il consulente alla realtà: alzò i gomiti dal tavolo, raddrizzò la schiena e, sempre tenendo le palpebre abbassate, cominciò a parlare: -Una idea base me la sono fatta e consiglio i capo-reparto, qui presenti, di prendere appunti perché ho parecchio da dire.

-Direi che possiamo aggiornarci e meditare nel contempo sugli ottimi spunti che ci sono stati forniti. Signori potete andare.
La riunione era finita con un rumore strascicato di sedie spostate e di passi sommessi uniti a un silenzio basito.
Mariangela ancora non si capacitava: quello spilungone aveva parlato per due ore filate senza mai fermarsi, cogliendo le criticità dei vari settori e fornendo nel contempo soluzioni semplici e efficaci.
Questo qui ci ha fatto passare per un branco di imbecilli, Mariangela raccolse i fogli che aveva davanti con stizza e solo allora si accorse che nella sala riunioni era rimasta solo lei assieme a Neri.
Quest’ultimo aveva finalmente aperto le palpebre e la fissava con una espressione neutra.
-Tenere gli occhi chiusi mi aiuta a concentrarmi.
-Prego?
-Ho detto che con gli occhi chiusi la mia concentrazione aumenta, pensavo che volesse saperlo.
Mariangela era troppo sbigottita per rispondere, ma si accorse che Neri non aveva finito affatto.
-E poi mi piace da matti fare le mie relazioni e vedere per prima cosa l’espressione della gente al comprendere che il cretino nella stanza non sono io.

Recensione: Tron (1982)

Sinossi: Kevin Flynn è un giovane e geniale programmatore in lotta contro una multinazionale informatica la Encom e in particolare con un suo dirigente Dillinger, reo di aver sottratto dei suoi brevetti per accaparrarsene i meriti.
Flynn sarà costretto per cercare prove del misfatto a entrare nel cervellone della società (MCP, Master Control Program), in senso letterale.

Commento: Spesso per guardare il proprio presente e il proprio futuro con maggiore consapevolezza, è necessario (anzi doveroso) voltarsi indietro osservando cosa ci ha preceduto.
Ci sarebbe mai stato un film come Matrix, se prima non ci fosse stato Tron? Forse no.
E’ il 1982 e la realtà virtuale è stata solo abbozzata e teorizzata; il movimento “cyberpunk” sta per esplodere nell’allora immaginario fantascientifico.
Tron uscì in quell’epoca ed è straordinario come ancora oggi rimanga attualissimo e visivamente accattivante, nonostante gli anni passati, con un gusto adesso retrò, ma per i tempi avveniristico.
Da riscoprire assolutamente.

Racconto Bonsai: Come un dio

E’ una giornata bellissima.
Il sole illumina la città e sembra donarle un aspetto accogliente e rassicurante, ma è solo una fugace impressione smentita dalla dura realtà dei fatti.
Il centro storico, una volta formicaio umano, è disabitato e lasciato allo sbando.
Un deserto.
Sembra quasi che al videoregistratore del mondo abbiano premuto il tasto pausa, tanto la scena risulta assurda: macchine ferme in mezzo alla strada e un silenzio assoluto, lugubre.
Il virus Fenice ha decisamente svolto il suo compito biologico in maniera egregia nella sua perfezione; lo hanno definito l’incubo peggiore di tutti i virologi e come dargli torto: aerobio, antibiotico-resistente, innocuo per tutte le forme viventi, portatrici sane, tranne l’uomo.
Mortale nel cento per cento dei casi entro quarantotto dalla contrazione del virus.
Un vero flagello, un abominio che le migliori menti del pianeta non sono riuscite a sconfiggere.
Non riesco a trattenere un sorriso al pensiero di quanto deve essergli costato venire a chiedere il mio aiuto.
Un senso di trionfo selvaggio mi ha colto quando gli stessi colleghi, che mi avevano osteggiato e irriso, negandomi i riconoscimenti che meritavo, si sono ritrovati a implorare per (cito le loro parole) la mia indiscussa competenza e genio nel campo.
Mi hanno definito l’ultima speranza.
Non sanno quanto hanno ragione, visto che l’unica cura sta nel mio DNA.
E non può essere altrimenti, dato che Fenice è una mia creatura, sintetizzata in laboratorio e progettata per resistere a ogni agente esterno tranne al mio sangue.
Rido forte consapevole di quanto potere sia di fatto nelle mie mani.
Il potere di vita e di morte per milioni di persone.
Come un dio, più di un dio.
L’unica cosa che mi resta da decidere è il da farsi: sarò come il Dio del Vecchio Testamento, vendicativo e autoritario, pronto a elargire l’estrema punizione? Oppure sarò la divinità comprensiva e compassionevole del Nuovo?
Ancora non ho deciso e preferisco godermi questo bel sole ancora per un po’.
Ho tutto il tempo del mondo…dopotutto sono un Dio.

Perchè Bonsai

Alcuni mi chiedono se e quando scriverò qualcosa di lungo nella mia vita e al riguardo vorrei rassicurare quei pochi: sto già lavorando a un’opera di medie dimensioni, dal titolo provvisorio e di argomento distopico. Sono però un perfezionista e il lavoro di stesura e revisione mi porterà via moooolto tempo, per cui c’è ancora da attendere.
Oggi però volevo dare il via a una nuova rubrica, sempre a cadenza settimanale, ossia quella dei bonsai.
Ho sempre trovato nella narrativa breve un’ottima palestra per esercitare la mia tecnica e il mio stile; un luogo ameno in cui sperimentare idee e tecniche.
Spero che anche per voi sia così.