Recensione: Moon (2009)

Trama: Sam Bell è l’unico operaio presente sulla base lunare dedita a estrarre l’Elio-3, unica fonte di energia possibile per un mondo in profonda crisi energica; il tempo passa lento e sempre uguale, mentre la ferma di tre anni di Sam sta per scadere e lui tornerà a casa dalla moglie e dalla figlioletta.
Ma accade un incidente e compare nella base un uomo uguale a lui e con i suoi stessi ricordi.
Che Sam stia impazzendo?

Commento: questa è l’opera prima Duncan Jones (figlio di David Bowie), nonché l’autore di quel “Source Code” che è stato il thriller-fantascientifico rivelazione della scorsa stagione cinematografica.
Jones esordisce in un film di fantascienza solido, robusto, scritto bene e recitato meglio (Sam Rockwell da una interpretazione sovrana); un film in cui il vero effetto speciale è la storia e i trucchi cinematografici sono un contorno funzionale a rendere perfetto il tutto.

Giudizio finale: Consigliatissimo, un chiaro esempio di come si possa fare un bel film di fantascienza senza spendere cifre esorbitanti (“Moon” è costato solo 5 milioni di dollari).

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Pubblicato il 6 settembre 2011, in Recensioni cinematografiche con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ciao, sono arrivato qui attraverso Angelo Benuzzi.
    Non mi meraviglio di leggere un ennesimo commento positivo a questo film, è stato veramente un gioiellino.
    Straordinario Rockwell, ha interpretato alla perfezione un (?) ruolo non così semplice.

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