Capitolo 1. Un mare di sabbia

Ore 10:00 14 Giugno 4150, Pianura Padana

Il paesaggio era semplicemente desolante: una distesa piatta e brulla di terreno a perdita d’occhio, il suolo deformato da una ragnatela di spaccature dovute all’estremo calore.
Se mai c’era stata dell’acqua in quella zona, essa era ormai scomparsa da tempo.
Jonathan scosse incredulo il capo e toccò il riquadro esterno del casco per attivare l’interfono.
-Controllo, siete sicuri delle coordinate? Qui c’è solo deserto in tutte le direzioni.
-Esploratore Uno, siamo sicuri, ormai dovresti esserci dentro da alcuni minuti.
A Jonathan venne quasi da ridere a quell’affermazione: il cielo era terso e non tirava la minima traccia di vento.
La visibilità era eccellente, all’orizzonte però solo sabbia.
-Controllo, non è per fare il pedante, ma l’unica cosa in cui posso nuotare qui è della polvere!
-Esploratore Uno, smettila di fare lo spiritoso e guardati attorno piuttosto
Il giovane imprecò mentalmente contro l’idiozia dei suoi superiori: lo avevano mandato lì per una ricognizione sottomarina e invece del mare neppure l’ombra.
Jonathan si sentiva quasi un idiota in quel luogo con la tuta da sub e lo scafandro.
L’unica nota positiva della situazione era la termoregolazione condizionata della muta: venticinque gradi dentro contro i minimo cinquanta dell’esterno.
Un cambio tutto sommato favorevole.
-Controllo, odio insistere ma qui non c’è…
All’improvviso il giovane notò qualcosa sul terreno a qualche metro di distanza da lui.
A causa del casco non si era accorto subito della presenza di quel luccichio bianco, ma, una volta notato, era ben visibile.
Stupefatto si avvicinò alla strana fonte di rifrazione solare e constatò una verità ancora più assurda di quella in cui già si trovava: ai suoi piedi c’era lo scheletro fossile di un animale.
Il vento, con una lenta erosione dovuta a secoli di sforzi, ne aveva levigato la superficie fin quasi a smaltarla.
I resti, integri e splendidamente conservati, erano lunghi circa due metri e mezzo.
Jonathan rabbrividì riconoscendone all’istante la figura: il becco allungato a rostro e la lunga fila di denti, a occhio un centinaio, erano inconfondibili.
Delphinus delphis, un delfino comune.
Anche un biologo marino meno bravo di lui lo avrebbe riconosciuto all’istante.
-Controllo, rettifico. Credo di averlo trovato il mare dopotutto.
Jonathan, nonostante il fresco della tuta, cominciò a sudare copiosamente.

Annunci

Pubblicato il 8 settembre 2011, in Blog Novel: Lo sguardo del cretino con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: