Archivio mensile:ottobre 2011

Capitolo 8. Il gatto nella scatola.

Ore 12:00 16 Giugno 2011 Da qualche parte

-Ma mi sta ascoltando?
Anne per l’ennesima volta guardò quelle palpebre abbassate reprimendo la rabbia.
Il professor Wheltz deve essere impazzito per essersi rivolto a un cretino come questo.
Il direttore aveva condotto nel suo ufficio quella specie di consulente, Neri aveva detto di chiamarsi, appena dieci minuti prima e già sembrava un’eternità.
-Questa è la dottoressa Anne Rouelle, la nostra esperta in fisica dei quanti, che la relazionerà su tutto. Aveva detto Wheltz prima di lasciarli. -Le ponga pure tutte le domande necessarie.
Neri, dal canto suo, si era semplicemente seduto su una delle poltrone davanti alla sua scrivania, poggiato  un gomito sul tavolo per sorreggere la testa e chiuso gli occhi. Un laconico “La ascolto” le aveva dato il via e lei aveva dato iniziato un soliloquio durato fino a quel momento.
Ma il consulente non dormiva affatto e, sempre senza sollevare le palpebre, rispose: -Quindi mi sta dicendo che per la fisica quantistica non sarebbe un’anormalità avere futuri così diversi dato un presente certo.
Anne aggrottò le sopracciglia per la sorpresa.
-Nella normale realtà è così, ma cercherò di spiegarmi meglio. Lo conosce il paradosso del gatto nella scatola?
-Francamente no.
-Immaginiamo di avere su questa scrivania una scatola e che le dica dentro di essa ci sia un gatto. Fintanto che io non la aprissi e ci guardassi dentro, il gatto vivrebbe in una sorta di “limbo quantistico” in cui tutte le realtà possibili coesisterebbero all’unisono: il gatto è vivo, è morto, esiste e non esiste, e così via. E’ l’osservatore con l’azione di guardare che scarta tutte le possibilità facendone emergere una sola.
-Lei però ha parlato di normale realtà. Che cosa intendeva?
Anne si senti decisamente spiazzata: sapeva di essere una donna avvenente, ci aveva convissuto per tutti i suoi trent’anni. L’aspetto da Barbie formosa le aveva concesso degli indubbi vantaggi e non pochi grattacapi con gli uomini (che per altro sembravano provarci con lei quasi fosse una prova d’onore), ma non era mai stata trattata in questo modo.
Per ascoltarmi mi ascolta, forse lo metto in imbarazzo, si limitò a pensare prima di rispondere: -La realtà dentro il computer quantistico è di tipo controllato. E’ la macchina l’osservatore, che, tramite calcoli probabilistici, determina il mondo maggiormente probabile. Per questo non è possibile che tre viaggi nello stesso luogo e momento futuro diano adito a scenari così distinti.
Neri rimase un attimo in silenzio.
-Avete detto di aver fatto compiere tre viaggi, suppongo in tre fasi distinte. Non potrebbe essere allora che fosse il presente a essere diverso? Mi è stato detto che aggiornate il database della macchina in tempo reale e, per quel che ricordo della Teoria del Caos, anche una differenza minima potrebbe dare adito a esiti molto diversi. Piccole differenze nell’oggi che danno origine a voragini nel futuro.
Anne era sempre più colpita, ma si limitò a scuotere il capo.
-Avevamo pensato anche noi a tale eventuale e dal momento del primo viaggio non abbiamo più aggiornato il database. Il presente nel computer quantistico è bloccato.
-Come aver premuto il tasto pausa?
-Esatto.
Neri rimase immobile per una decina di secondi, prima di spalancare gli occhi e fissarli in quelli di Anne.
-Chi sono le persone che avete mandato nei viaggi?
Anne rimase gelata da quello sguardo indagatore privo di ogni traccia di disagio.
-Tutti membri dello staff dell’istituto. Il primo Jonathan è il capo oceanografo e poi abbiamo mandato Eric e Ivan, appartenenti alla sorveglianza. Questi ultimi li ha conosciuti.
-I due energumeni che mi sono venuti a prendere?
Anne sorrise.
-Esatto. Eric era un marine che è stato parecchi anni in Sud-america nei contingenti che combattevano i Narcos, Ivan è un ex-appartenente alle forze speciali russe.
Di punto in bianco Neri si alzò in piedi e fece per uscire della stanza.
-Si può sapere dove va adesso?
Il consulente quasi non si voltò.
-Con lei ho finito. Credo che adesso tocchi a me fare un viaggio nel futuro.

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Racconto Bonsai: Sono a dieta

L’odore di cibo arriva alle mie narici, freddo e pungente. Normalmente sarebbe una sensazione piacevole e invitante, ma stavolta è diverso: perché io sono a dieta.

Finalmente mi sono deciso a fare qualcosa per la mia linea; il guardarmi allo specchio e l’avere la spiacevole visione di tutto quell’antiestetico grasso in eccesso mi davano il voltastomaco. Mi sentivo inadeguato, stupido oltre ogni limite in quanto causa dei miei guai.
Ho capito di star mangiando troppo e male.
Per questo ho deciso di darci un taglio. Netto.
Ho optato per le maniere forti.
Dieta.
Purtroppo mi sono reso conto ben presto che il mondo è pieno di tentazioni. Il cibo è dappertutto, a lusingarti con le sue promesse….nemmeno a casa c’è scampo: basta accendere la televisione o leggere un giornale che si viene bombardati da una visione martellante di roba da mangiare.
Sempre e comunque.
Fortunatamente ho scoperto in me una forte autodisciplina che non sospettavo di possedere. Con un incredibile sforzo sono riuscito a mantenere il controllo, a non farmi prendere dalla frenesia che solo il nutrirmi in modo incontrollato placa.
Dopo mesi, il sentire parlare di cibo non mi scuote. Nemmeno vederlo in giro di continuo mi fa vacillare.
Con l’odorato però è tutto un’altra questione.
Ho compreso sulla mia pelle come l’olfatto sia un senso veramente bastardo: non è possibile ignorarlo.
Gli odori hanno la capacità di entrarti dentro, di superare senza sforzo le barriere che avevi eretto, di colpirti nel profondo.
Non mi sono dato per vinto.
Si può sopportare tutto, basta avere costanza e dedizione.
Così sono venuto qui in questo centro commerciale per mettermi alla prova. La struttura ha la forma di un immenso e largo corridoio, nel mezzo la gente passa sfrecciando, ai lati invece sono situati i negozi.
L’odore del cibo è dappertutto, impregnato in ogni direzione.
Ancora non cedo.
Ad un certo punto la mia attenzione viene attirata da una ragazza seduta ad uno dei punti di ristoro presenti. E’ indubbiamente molto carina nel suo vestitino a motivi floreali, ma in questo momento il suo aspetto fisico è l’ultimo dei miei pensieri.
Sta mangiando.
Seduta ad un tavolino, la vedo sollevare l’hamburger che ha davanti e portarselo alla bocca. Sento aumentare la mia salivazione, mentre il cuore accelera i suoi battiti.
Resisto all’impulso.
La mandibola della ragazza si abbassa mostrando così i canini e gli incisivi, i muscoli del collo guizzano.
Resisto.
Nel momento stesso in cui addenta il panino, arriva alle mie narici l’odore della carne.
Comincio a sbavare…..sto per cedere.
Con il minimo di ragione che mi è rimasta, giro i tacchi e mi dirigo verso l’uscita.
Passo la mano destra agli angoli della bocca per pulirmi alla meglio della saliva.
Devo recuperare una parvenza di contegno.
Intanto sono arrivato al parcheggio sotterraneo del centro commerciale; stranamente il luogo è deserto. Solo file di macchine prive di passeggeri e nessuno attorno.
D’un tratto da dietro un furgoncino compare una persona, un uomo brizzolato sulla quarantina. Si direbbe intento a mandare un SMS con il suo cellulare e, anzi, pare divertito da quello che fissa sul display.
Mi avvicino.
– Scusi… – gli dico con un filo di voce.
Lo sconosciuto alza lo sguardo e mi fissa.
Dalla sua espressione capisco che non sono un bello spettacolo…Non posso dargli torto: immagino di avere un aspetto spaventoso. Bianco come un cencio, sudaticcio.
Probabilmente mi ha preso per un drogato.
– Mi scusi – continuo sempre flebilmente – saprebbe indicarmi un bagno qua vicino?
Vedo il suo volto rilassarsi: non sono un tossico, ma uno con uno spaventoso attacco di diarrea.
Mi dà il fianco ed indica una direzione avanti a sé.
– Mi sembra che ce ne sia uno… –
Non gli lascio il tempo di finire.
Con un gesto fulmineo gli afferro la testa a due mani e la sbatto violentemente contro la porta anti-panico della entrata alle scale di emergenza.
Il tizio cade tramortito al suolo senza emettere un gemito.
Mi guardo ancora attorno con circospezione.
Nessuno.
Apro la uscita d’emergenza e trascino il corpo dello sconosciuto.
Mi muovo con decisione, ma senza fretta eccessiva: nessuna videocamera è puntata in questa direzione e nessun allarme è  collegato al meccanismo della serratura. Me ne sono accertato in precedenza.
Non volevo agire qui. Pensavo di prendere l’auto e andare da un’altra parte, ma, quando ho visto il brizzolato proprio lì davanti, non ho saputo resistere.
L’occasione fa l’uomo ladro.
Chiusa la porta d’ingresso, la stanza è formata da un piccolo pianerottolo e da una rampa di scale in salita.
E’ il luogo ideale.
Con un violento strattone alla testa spezzo l’osso del collo allo sconosciuto.
Però non sono ancora appagato. Neanche lontanamente.
Piego su un fianco la mia vittima e mi inginocchio all’altezza del suo collo.
Chiudo gli occhi ed inspiro una larga boccata d’aria. L’odore del cibo giunge fortissimo alle mie narici inebriandomi.
Sento la fame che cresce, che divampa, ma questa volta la lascio fare. Non la blocco.
Quando il desiderio si fa insostenibile, apro la bocca e affondo i miei denti nella parte carnosa del collo del cadavere.
Con una precisione acquisita negli anni stacco un grosso morso di carne sanguinolenta. Sugosa. Polposa.
Comincio a masticare avidamente.
Il senso di appagamento mi colpisce con la forza di cento orgasmi.
Sto mangiando, mi sento vivo.
Sono vivo…

Quando riacquisto la mia lucidità, scruto il mio orologio digitale.
Questa volta ho resistito quasi due giorni prima di perdere il controllo.
Sto migliorando.
Guardo nuovamente il cibo e mi chiedo se sia il caso di mangiarne ancora un po’…ma mi trattengo.
Dopotutto sono a dieta.

Recensione: La notte dei morti viventi (1968)

Sinossi: Un gruppo di persone di varie estrazioni sociali e razze è costretto a asserragliarsi in una sperduta casa di campagna; fuori decine di individui premono per entrare: vogliono la loro carne umana. Sono i morti viventi.

Commento: Si può parlare di una icona del cinema horror (e del cinema in generale) senza scadere nel già detto centinaia di volte e nell’ovvio? Ci si può provare armati di sana umiltà.
Non voglio parlare della sottesa critica alla società e alla provincia americana (lo hanno fatto altri più titolati di me), ma di due altri elementi particolarmente interessanti.
Innanzitutto il protagonista della vicenda, l’eroe insomma, è un uomo di colore; non dimentichiamoci che “La notte dei morti viventi” è un film del 1968 e non devo ricordare a nessuno quale fosse allora il clima negli Stati Uniti per le minoranze di colore.
Una scelta coraggiosa, per certi versi innovativa.
Altra particolarità  è data dalla psicologia dei personaggi e dalla loro reazione alla paura: c’è chi si paralizza cadendo in uno stato quasi catatonico, c’è chi tira fuori le meschinità represse da una vita, c’è chi cerca mantenere l’equilibrio quasi disumanizzandosi.
Oscar Wilde amava dire che l’uomo mente sempre (spesso anche a se stesso) e solo dietro una maschera sa dire la verità.
Romero invece sembra dirci che la paura sa fare altrettanto, anzi è la maschera definitiva: ci mostra per quello che siamo quando le convenzioni sociali crollano polverizzandosi.

Giudizio finale: Consigliatissimo. Non solo perché è una icona del cinema horror, ma perché è un gran bel film.

Progetti presenti e futuri.

Dopo aver a lungo parlato di altri (e ci terrei a far presente che sono  tutte degnissime persone), mi sembra giusto e doveroso fare qualche considerazione personale.
Innanzitutto partiamo con il blog: dire che dopo poco più di un mese si sono raggiunti i 1000 visitatori è un risultato a cui non avrei mai sperato. Dico la verità ero orientato a cifre molto più modeste e ringrazio per la fedeltà dimostratami in tutto questo tempo; mi auguro di fornire, con la mia modesta opera, qualche spunto e stimolare la curiosità dei lettori.
Unica nota dolente è data dalla scarsità di commenti, che mi auguro in futuro aumentino con il passare del tempo.
Anche la blog-novel “Lo sguardo del cretino” mi sta regalando parecchie soddisfazioni, si passa dalla media di 30/40 visualizzazioni a puntata…con picchi di addirittura 50. Grazie a tutti e vedrò di non deludere le aspettative con il proseguire della vicenda e (sopratutto) con la sua conclusione.
A questo riguardo ringrazio Alessandro Girola e dello slancio che ha dato alla blog-novel la citazione fatta sul suo portale (questo il link alla sua segnalazione: http://mcnab75.livejournal.com/459674.html) .
In un mondo cinico come il nostro, la disponibilità è una merce rara quasi quanto la gratitudine.
Io gli sono riconoscente e questo è un fatto.
Per quanto riguarda i Bonsai continuerò a pubblicarli sul blog con una cadenza settimanale, alternando lavori inediti a altri parzialmente editi.
Ma passiamo ora a parlare del futuro: entro il 2011 rilascerò in formato e-book la raccolta di tutti i miei Bonsai; ne ho già sfornati un’ottantina e mi sembrava fosse giunto il momento di dargli la dignità di un contenitore adeguato.
Colgo anche l’occasione per annunciare l’uscita per l’inizio del 2012 della mia prima raccolta di racconti sempre in formato e-book, il cui titolo di lavorazione è “Scarti”.
Come vedete molte carne arrosto o pronta per finire sulla griglia…per cui state collegati che se ne vedranno delle belle.

Capitolo 7. Avanti e indietro.

Ore 11:00 16 Giugno 2011 Da qualche parte

Neri guardò attraverso il vetro verso il basso, sotto di lui  un immenso viavai di tecnici in camice bianco.
La stanza era enorme, ma il macchinario posto al centro la riempiva quasi interamente: un cilindro sdraiato alto almeno tre metri e lungo più di una decina.
-Impressionante vero?
Gli occhi di Wheltz luccicavano a quella visione passando dal grigio fino a diventare bianchi.
Ecco un papino orgoglioso nell’osservare la sua creatura, pensò Neri osservando il professore al suo fianco e aggiungendo laconicamente nel contempo: -Decisamente.
Wheltz parve non accorgersi del tono e continuò imperterrito: -Per ottenere una simulazione più accurata possibile abbiamo scaricato nella sua memoria tutti i database esistenti sul pianeta. In più abbiamo aggiornamenti secondo per secondo provenienti da Echelon.
-Vuol dire il sistema di intercettazione internazionale delle comunicazioni satellitari?
-Esatto. Il computer quantistico sa tutto quello che conosce il mondo, lo elabora e lo trasforma in una copia fedele, perfetta in ogni dettaglio.
Questa volta Neri era decisamente colpito.
-Tutto questo è incredibile, ma ancora non capisco che cosa ci faccio io qui. Non sono un tecnico e nemmeno un esperto di informatica.
Wheltz si limitò a annuire.
-Lei ha ragione, ma non le ho detto tutto riguardo alla macchina. Il super-computer non si limita a replicare il nostro mondo, è anche in grado in muoversi in avanti.
-In che senso?
-Nel senso che con i dati fornitigli può calcolare e generare una simulazione del futuro possibile.
Neri rimase in silenzio per qualche secondo, mentre la nuova informazione veniva digerita e assorbita.
-Ancora però non riesco a vedere il mio ruolo in tutto ciò.
-Fino adesso abbiamo mandato tre persone a visitare questo futuro e ogni volta esso era totalmente diverso.

Racconto Bonsai: Freddo boia

Oggi è una giornata decisamente fredda, fatta di un gelo secco e invadente che ti entra dentro fino nelle ossa.
Lei, come al solito, è in ritardo e io fermo qui che l’aspetto ormai da venticinque minuti, un ghiacciolo umano al circolo polare artico.
Sono decisamente irritato tendente all’incazzato e, quando la vedo comparire da dietro l’angolo, ho pronta sulla labbra una frase tagliente adeguata a quell’ennesimo ritardo.
Lei però mi guarda con un sorriso triste e mi blocca.
-Scusa amore, scusami. E’ molto che aspetti?
Mi guarda dritto negli occhi e io mi sciolgo come al solito, la rabbia evaporata, mai esistita.
Perché dopotutto amo di lei tutto il pacchetto, pregi e difetti compresi.
Le sorrido e restituisco lo sguardo, mentendole: -No, ero in ritardo anch’io. Sono appena arrivato.
Dite che sono uno stupido, uno smidollato?
Forse, ma sono felice di esserlo.

Recensione: Supergod (fumetto)

Sinossi: In una terra alternativa, le superpotenze mondiali hanno cominciato una corsa agli armamenti tutta particolare; nessuna atomica o altro mezzo di distruzione di massa, ma la ricerca spinta della creazione del superuomo più potente.
Una scelta del genere porterà a sconvolgere il mondo.

Commento: Si può dire che un autore di fumetti è un genio? Certamente con Warren Ellis (autore di Supergod) si può  e doverosamente.
Cosa accadrebbe se l’uomo si spingesse troppo oltre nel voler giocare a fare Dio? E se nella sua follia riuscisse a generare un superessere quali sarebbero le conseguenze?
Ellis risponde con lucidità e estrema spietatezza a questa e altre domande con una trama coinvolgente, condita da un sarcasmo sotteso che acuisce la drammaticità aumentando l’empatia con il lettore.
Dopo la lettura di Supergod si potrebbe concludere che sarebbe meglio l’uomo non superare certi limiti.
Perché gli dei non ragionano come gli uomini.

Giudizio finale: consigliatissimo.

Capitolo 6. Programma di vita

Ore 10:00 16 Giugno 2011 Da qualche parte

Il cappuccio nero fu tolto con un movimento secco, lasciando Neri leggermente accecato dalla luce al neon.
-Era proprio necessaria tutta questa messinscena da film spionistico di second’ordine?
Il consulente si guardò attorno e si ritrovò seduto in ufficio senza finestre estremamente spazioso: le pareti erano ricoperte da librerie cariche di volumi e classificatori, inframezzate da grafici incomprensibili.
Anche l’unica scrivania era stracolma di fogli e dietro di essa un uomo sulla sessantina che lo fissava. Lo sconosciuto aveva un aspetto decisamente distinto, autorevole; il volto scavato era incorniciato da una folta barba bianca e, al vertice del viso, due freddi occhi grigi.
-Mi scuso per il teatrino, ma la natura di questo istituto è coperta dal più stretto riserbo e, come capirà presto, ne abbiamo motivo.
L’uomo parlò senza il minimo colore o partecipazione, glaciale come il suo sguardo.
-Ivan, Eric potreste lasciarci soli?
I due energumeni si limitarono a un silenzioso cenno d’assenso e a lasciare la stanza.
Ex-militari, Neri si ripeté per l’ennesima volta. Gli era parso evidente già a una prima occhiata quando erano passati a prenderlo sotto casa: l’aspetto, la struttura fisica, il modo di muoversi e atteggiarsi.
Dulcis in fundo, il rigonfiamento mal celato dalla giacca, chiaro segno della presenza di una fondina sotto l’ascella.
-Innanzitutto è meglio che mi presenti. Sono il professor Lars Wheltz e sono il direttore di questo istituto.
Una mano fu allungata e stretta fugacemente da Neri, il quale si limitò a commentare:
-Siamo comunque in Italia.
-Prego?
-Ho detto che ci troviamo ancora in Italia.
Wheltz si limitò a arricciare la bocca in un sorrisetto mal celato.
-E cosa glielo fa supporre?
-Anche se sono stato prelevato da casa e costretto a fare un lungo viaggio bendato, ho comunque notato che tutte le persone qui parlano l’italiano, lei compreso. Persino i due gorilla lo biascicano decentemente, così come il resto del personale che ho sentito parlare attraverso il cappuccio.
-Non potrebbe essere una messinscena?
Neri si limitò a scuotere il capo.
-Troppo elaborata per ingannare una sola persona, mi sembra più plausibile che il personale, anche quello straniero, abbia una vita fuori di qui e parli di conseguenza la lingua del posto.
Wheltz non ebbe alcuna reazione a quella affermazione.
-Lei è decisamente la persona giusta. Ma, prima di iniziare, mi permetta di rivolgerle io una domanda: sa cos’è una computer quantistico?
Neri aggrottò la fronte decisamente perplesso.
-Ho letto qualcosa in rete. Un computer analogico comune si basa sull’alternanza della corrente elettrica a cui vengono assegnati i valori di uno e zero; in uno quantistico invece è la vibrazione dei quanti a dare gli impulsi di calcolo e comprende i valori di zero, uno e le infinite cifre fra i due numeri.
-E questo cosa comporterebbe?
-Una maggiore precisione nel calcolo e nella velocità di elaborazione.
Wheltz sorrise soddisfatto.
-La sua è una discreta descrizione e, per quanto riguarda la velocità, un computer quantistico è in grado di eseguire in pochi secondi calcoli astronomici che impiegherebbero l’utilizzo simultaneo per mesi di tutti i calcolatori del globo uniti assieme.
Neri sollevò le sopracciglia.
-Mi sta dicendo che ne avete costruito uno?
Il sorriso di Wheltz si allargò.
-Per la precisione ne abbiamo realizzato l’equivalente di un super-computer analogico e lo abbiamo unito a una tecnologia di nuova concezione che sfrutta le proteine viventi per immagazzinare i dati. Non entro in noiosi dettagli tecnici, ma abbiamo ottenuto capacità di elaborazione e memoria quasi illimitate.
Il consulente era decisamente sbigottito.
-Sono colpito, ma, con tutto il rispetto, che cosa calcolate con una bestia del genere?
-Il mondo.
-Come?
Il silenzio che seguì durò un paio di secondi.
-Stiamo elaborando una versione virtuale completa del pianeta terra.

Concorso uno squillo da lontano: La medaglia dalle molte facce

Il concorso “Uno  squillo da lontano” è giunto al suo compimento e purtroppo non ho vinto, ma che dire? Certamente mi dispiace di non essere stato scelto (e ci mancherebbe, altriementi che senso avrebbe avuto partecipare?), ma mi consola sapere che il mio tranquillo lavoretto è piaciuto a Danilo Arona (autore che ha ispirato il concorso) e questo stimola il mio ego in maniera soddisfacente.

A questo link il post di MacNab in cui mette i due finalisti a confronto: http://mcnab75.livejournal.com/470049.html

E questo il post del bando del concorso:

http://mcnab75.livejournal.com/455374.html

Per quel che mi compete vi metto a parte, sperando che piaccia, del mio lavoretto intitolato:

LA MEDAGLIA DALLE MOLTE FACCE

Non posso credere di averlo fatto di nuovo, ma è successo ancora una volta; mi sono iniettato quello schifo in vena e adesso aspetto, solo nell’appartamento con il buio padrone incontrastato.
L’unica fonte di luce è il visore retro-illuminato di una sveglia digitale: segna le due e cinquantanove e io sono semplicemente terrorizzato.
Allo scoccare delle tre, il telefono comincia a squillare.
Non dovrei sorprendermi, ma sobbalzo come uno scolaretto alla visione del suo primo film horror.
Solo che questa volta il copione è già stato scritto.
Afferro il cordless con un leggero tremito della mano, chiedendo in silenzio a quell’oggetto inanimato il perché di tutto questo.
Ma non risponde e continua a suonare, mentre sul display appare la consueta scritta NUMERO SCONOSCIUTO.
Rimango immobile per qualche secondo, ma alla fine attivo la comunicazione.
-Deduco che i buoni propositi siano andati a puttane vero?
-Non sei divertente.
-Invece per me tu lo sei caro il mio signor cuoco.
E comincia a ridere in quell’orribile modo gracchiante e metallico.
-Sei una allucinazione, non sei reale.
-Di questo abbiamo già parlato le altre volte e mi pareva che fossimo giunti alla conclusione che io esito e che sono un altro te.
A quella affermazione non posso fare a meno di cominciare a sudare freddo: non solo per la cadenza o il tono della voce, né per il fatto che mi ha definito cuoco, ossia il chimico che produce le droghe sintetiche.
Ma perché so che ha ragione.
-No, non è possibile.
-Sai meglio di me che la teoria degli universi paralleli è una ipotesi molto accreditata dagli scienziati moderni e, se ci pensi bene, non è per nulla inverosimile. A ogni nostra decisione si produce un bivio che genera a sua volta una possibilità e con essa un universo. Il cosmo dopotutto è esso stesso una medaglia dalle molte facce. Tutto qui.
-Non può essere.
-Stai cominciando a diventare noioso e poi di che ti lamenti? Non volevi inventare una sostanza psicotropa che aumentasse le percezioni oltre i limiti? Ebbene ce l’hai fatta… anzi ce l’abbiamo fatta.
Sono inerme, sbigottito: nonostante la mia parte razionale ancora si rifiuti di ammetterlo e consideri tutto questo un trip, nel profondo sento che ha ragione, che è tutto vero.
-Ma sopratutto immagina se diffondessimo il composto su larga scala.
Quelle sue ultime parole mi colpiscono forte come uno schiaffo: in un lampo ogni barriera mentale crolla facendomi comprendere la differenza fra noi due, il bivio fra le possibilità che ci divide.
Lui è un sadico, io un masochista.
Due facce di una stessa medaglia.
Senza lasciarlo finire interrompo la comunicazione e lancio il telefono contro il muro mandandolo in mille pezzi.
Vorrei svegliarmi e dimenticare tutto, ma non posso.
Non ci si può svegliare da se stessi, né dalla verità.

Italian net-writers: Alessandro Girola

Si può scrivere di qualcuno che si stima cercando nel contempo di rimanere il più obbiettivo possibile? Certamente si può tentare e è quello che cercherò di fare in questa  sede.
Ho incontrato Alessandro Girola nel web in quel sano crocevia di incontri e fucina di idee che è stato, e che è ancora, il forum degli appassionati dello scrittore Alan D. Altieri.
Fin da subito Alessandro (o MacNab, il nickname che si era scelto come pseudonimo) si è subito fatto riconoscere per lo stile, per l’amore critico verso la narrativa, il cinema e il fumetto di “genere”.
Non nascondo che in lui (ma anche in altri autori di cui parlerò in altri articoli) ho ritrovato una parte di me stesso che ritenevo fosse isolata e da “nerd” (non nel senso di secchione, ma di diverso, estraneo, fuori dal coro), che in parte mi ha consolato e nel contempo spronato a mettermi in gioco.
Ma non siamo qui a parlare di me (anche se fatico a scindere le due cose in quanto ritengo ci siano molti punti di contatto, pur con delle sostanziali differenze), ma di Alessandro ed è meglio non perdere il focus.
Alessandro ha iniziato come tutti gli scrittori in erba: ossia si è cimentato nei generi che di più lo infervoravano come lettore, il thriller fantapolitico, l’horror… mantenendo però una sua dimensione originale, rimanendo fedele a se stesso.
Tutti noi siamo cresciuti a pane e letteratura americana e per molti è stato quindi naturale ambientare i propri romanzi negli States con protagonisti “made in U.S.A.”; Alessandro d’altro canto si subito differenziato privilegiando la locazione nostrana e mettendola in risalto (a volte al centro) della trama.
Il buon Girola si è dimostrato nel tempo un autore a tutto tondo cimentandosi in moltissimi generi (ucronia, horror, fantascienza, catastrofismo, steampunk) senza fossilizzarsi mai, evolvendo sempre, ma con una sola idea in testa: scrivere divertendosi.

In questa missione lo ha certamente aiutato il blog che ha aperto ormai da alcuni anni e in cui parla delle sue passioni, in cui recensisce libri, film e fumetti e in cui sperimenta nuove forme di comunicazione muti-mediale (da ricordare l’esperimento del survival blog di cui è stato uno dei vivacissimi fautori e promotori).
Ma non solo lo stile contraddistingue il nostro MacNab, ma anche le scelte di pubblicazione in rete, nel rendere fruibile le proprie produzioni in formato e-book gratuitamente o a prezzi praticamente irrisori; dimostrando fuori di dubbio che si possono fare auto-produzioni di qualità eccellente.
Vi esorto quindi a leggere Alessandro Girola non solo perché è bravo, ma perché è molto bravo.

Il link al blog dell’autore: http://mcnab75.livejournal.com/

Il link al sito dell’autore: http://www.alessandrogirola.com/