Concorso uno squillo da lontano: La medaglia dalle molte facce

Il concorso “Uno  squillo da lontano” è giunto al suo compimento e purtroppo non ho vinto, ma che dire? Certamente mi dispiace di non essere stato scelto (e ci mancherebbe, altriementi che senso avrebbe avuto partecipare?), ma mi consola sapere che il mio tranquillo lavoretto è piaciuto a Danilo Arona (autore che ha ispirato il concorso) e questo stimola il mio ego in maniera soddisfacente.

A questo link il post di MacNab in cui mette i due finalisti a confronto: http://mcnab75.livejournal.com/470049.html

E questo il post del bando del concorso:

http://mcnab75.livejournal.com/455374.html

Per quel che mi compete vi metto a parte, sperando che piaccia, del mio lavoretto intitolato:

LA MEDAGLIA DALLE MOLTE FACCE

Non posso credere di averlo fatto di nuovo, ma è successo ancora una volta; mi sono iniettato quello schifo in vena e adesso aspetto, solo nell’appartamento con il buio padrone incontrastato.
L’unica fonte di luce è il visore retro-illuminato di una sveglia digitale: segna le due e cinquantanove e io sono semplicemente terrorizzato.
Allo scoccare delle tre, il telefono comincia a squillare.
Non dovrei sorprendermi, ma sobbalzo come uno scolaretto alla visione del suo primo film horror.
Solo che questa volta il copione è già stato scritto.
Afferro il cordless con un leggero tremito della mano, chiedendo in silenzio a quell’oggetto inanimato il perché di tutto questo.
Ma non risponde e continua a suonare, mentre sul display appare la consueta scritta NUMERO SCONOSCIUTO.
Rimango immobile per qualche secondo, ma alla fine attivo la comunicazione.
-Deduco che i buoni propositi siano andati a puttane vero?
-Non sei divertente.
-Invece per me tu lo sei caro il mio signor cuoco.
E comincia a ridere in quell’orribile modo gracchiante e metallico.
-Sei una allucinazione, non sei reale.
-Di questo abbiamo già parlato le altre volte e mi pareva che fossimo giunti alla conclusione che io esito e che sono un altro te.
A quella affermazione non posso fare a meno di cominciare a sudare freddo: non solo per la cadenza o il tono della voce, né per il fatto che mi ha definito cuoco, ossia il chimico che produce le droghe sintetiche.
Ma perché so che ha ragione.
-No, non è possibile.
-Sai meglio di me che la teoria degli universi paralleli è una ipotesi molto accreditata dagli scienziati moderni e, se ci pensi bene, non è per nulla inverosimile. A ogni nostra decisione si produce un bivio che genera a sua volta una possibilità e con essa un universo. Il cosmo dopotutto è esso stesso una medaglia dalle molte facce. Tutto qui.
-Non può essere.
-Stai cominciando a diventare noioso e poi di che ti lamenti? Non volevi inventare una sostanza psicotropa che aumentasse le percezioni oltre i limiti? Ebbene ce l’hai fatta… anzi ce l’abbiamo fatta.
Sono inerme, sbigottito: nonostante la mia parte razionale ancora si rifiuti di ammetterlo e consideri tutto questo un trip, nel profondo sento che ha ragione, che è tutto vero.
-Ma sopratutto immagina se diffondessimo il composto su larga scala.
Quelle sue ultime parole mi colpiscono forte come uno schiaffo: in un lampo ogni barriera mentale crolla facendomi comprendere la differenza fra noi due, il bivio fra le possibilità che ci divide.
Lui è un sadico, io un masochista.
Due facce di una stessa medaglia.
Senza lasciarlo finire interrompo la comunicazione e lancio il telefono contro il muro mandandolo in mille pezzi.
Vorrei svegliarmi e dimenticare tutto, ma non posso.
Non ci si può svegliare da se stessi, né dalla verità.

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Pubblicato il 10 ottobre 2011, in Annunci, Racconti Bonsai con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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