Capitolo 6. Programma di vita

Ore 10:00 16 Giugno 2011 Da qualche parte

Il cappuccio nero fu tolto con un movimento secco, lasciando Neri leggermente accecato dalla luce al neon.
-Era proprio necessaria tutta questa messinscena da film spionistico di second’ordine?
Il consulente si guardò attorno e si ritrovò seduto in ufficio senza finestre estremamente spazioso: le pareti erano ricoperte da librerie cariche di volumi e classificatori, inframezzate da grafici incomprensibili.
Anche l’unica scrivania era stracolma di fogli e dietro di essa un uomo sulla sessantina che lo fissava. Lo sconosciuto aveva un aspetto decisamente distinto, autorevole; il volto scavato era incorniciato da una folta barba bianca e, al vertice del viso, due freddi occhi grigi.
-Mi scuso per il teatrino, ma la natura di questo istituto è coperta dal più stretto riserbo e, come capirà presto, ne abbiamo motivo.
L’uomo parlò senza il minimo colore o partecipazione, glaciale come il suo sguardo.
-Ivan, Eric potreste lasciarci soli?
I due energumeni si limitarono a un silenzioso cenno d’assenso e a lasciare la stanza.
Ex-militari, Neri si ripeté per l’ennesima volta. Gli era parso evidente già a una prima occhiata quando erano passati a prenderlo sotto casa: l’aspetto, la struttura fisica, il modo di muoversi e atteggiarsi.
Dulcis in fundo, il rigonfiamento mal celato dalla giacca, chiaro segno della presenza di una fondina sotto l’ascella.
-Innanzitutto è meglio che mi presenti. Sono il professor Lars Wheltz e sono il direttore di questo istituto.
Una mano fu allungata e stretta fugacemente da Neri, il quale si limitò a commentare:
-Siamo comunque in Italia.
-Prego?
-Ho detto che ci troviamo ancora in Italia.
Wheltz si limitò a arricciare la bocca in un sorrisetto mal celato.
-E cosa glielo fa supporre?
-Anche se sono stato prelevato da casa e costretto a fare un lungo viaggio bendato, ho comunque notato che tutte le persone qui parlano l’italiano, lei compreso. Persino i due gorilla lo biascicano decentemente, così come il resto del personale che ho sentito parlare attraverso il cappuccio.
-Non potrebbe essere una messinscena?
Neri si limitò a scuotere il capo.
-Troppo elaborata per ingannare una sola persona, mi sembra più plausibile che il personale, anche quello straniero, abbia una vita fuori di qui e parli di conseguenza la lingua del posto.
Wheltz non ebbe alcuna reazione a quella affermazione.
-Lei è decisamente la persona giusta. Ma, prima di iniziare, mi permetta di rivolgerle io una domanda: sa cos’è una computer quantistico?
Neri aggrottò la fronte decisamente perplesso.
-Ho letto qualcosa in rete. Un computer analogico comune si basa sull’alternanza della corrente elettrica a cui vengono assegnati i valori di uno e zero; in uno quantistico invece è la vibrazione dei quanti a dare gli impulsi di calcolo e comprende i valori di zero, uno e le infinite cifre fra i due numeri.
-E questo cosa comporterebbe?
-Una maggiore precisione nel calcolo e nella velocità di elaborazione.
Wheltz sorrise soddisfatto.
-La sua è una discreta descrizione e, per quanto riguarda la velocità, un computer quantistico è in grado di eseguire in pochi secondi calcoli astronomici che impiegherebbero l’utilizzo simultaneo per mesi di tutti i calcolatori del globo uniti assieme.
Neri sollevò le sopracciglia.
-Mi sta dicendo che ne avete costruito uno?
Il sorriso di Wheltz si allargò.
-Per la precisione ne abbiamo realizzato l’equivalente di un super-computer analogico e lo abbiamo unito a una tecnologia di nuova concezione che sfrutta le proteine viventi per immagazzinare i dati. Non entro in noiosi dettagli tecnici, ma abbiamo ottenuto capacità di elaborazione e memoria quasi illimitate.
Il consulente era decisamente sbigottito.
-Sono colpito, ma, con tutto il rispetto, che cosa calcolate con una bestia del genere?
-Il mondo.
-Come?
Il silenzio che seguì durò un paio di secondi.
-Stiamo elaborando una versione virtuale completa del pianeta terra.

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Pubblicato il 12 ottobre 2011 su Blog Novel: Lo sguardo del cretino. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ahi, ahi, a giocare con i computer quantistici mi sa che si farà una brutta fine… 🙂

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