Racconto Bonsai: Sono a dieta

L’odore di cibo arriva alle mie narici, freddo e pungente. Normalmente sarebbe una sensazione piacevole e invitante, ma stavolta è diverso: perché io sono a dieta.

Finalmente mi sono deciso a fare qualcosa per la mia linea; il guardarmi allo specchio e l’avere la spiacevole visione di tutto quell’antiestetico grasso in eccesso mi davano il voltastomaco. Mi sentivo inadeguato, stupido oltre ogni limite in quanto causa dei miei guai.
Ho capito di star mangiando troppo e male.
Per questo ho deciso di darci un taglio. Netto.
Ho optato per le maniere forti.
Dieta.
Purtroppo mi sono reso conto ben presto che il mondo è pieno di tentazioni. Il cibo è dappertutto, a lusingarti con le sue promesse….nemmeno a casa c’è scampo: basta accendere la televisione o leggere un giornale che si viene bombardati da una visione martellante di roba da mangiare.
Sempre e comunque.
Fortunatamente ho scoperto in me una forte autodisciplina che non sospettavo di possedere. Con un incredibile sforzo sono riuscito a mantenere il controllo, a non farmi prendere dalla frenesia che solo il nutrirmi in modo incontrollato placa.
Dopo mesi, il sentire parlare di cibo non mi scuote. Nemmeno vederlo in giro di continuo mi fa vacillare.
Con l’odorato però è tutto un’altra questione.
Ho compreso sulla mia pelle come l’olfatto sia un senso veramente bastardo: non è possibile ignorarlo.
Gli odori hanno la capacità di entrarti dentro, di superare senza sforzo le barriere che avevi eretto, di colpirti nel profondo.
Non mi sono dato per vinto.
Si può sopportare tutto, basta avere costanza e dedizione.
Così sono venuto qui in questo centro commerciale per mettermi alla prova. La struttura ha la forma di un immenso e largo corridoio, nel mezzo la gente passa sfrecciando, ai lati invece sono situati i negozi.
L’odore del cibo è dappertutto, impregnato in ogni direzione.
Ancora non cedo.
Ad un certo punto la mia attenzione viene attirata da una ragazza seduta ad uno dei punti di ristoro presenti. E’ indubbiamente molto carina nel suo vestitino a motivi floreali, ma in questo momento il suo aspetto fisico è l’ultimo dei miei pensieri.
Sta mangiando.
Seduta ad un tavolino, la vedo sollevare l’hamburger che ha davanti e portarselo alla bocca. Sento aumentare la mia salivazione, mentre il cuore accelera i suoi battiti.
Resisto all’impulso.
La mandibola della ragazza si abbassa mostrando così i canini e gli incisivi, i muscoli del collo guizzano.
Resisto.
Nel momento stesso in cui addenta il panino, arriva alle mie narici l’odore della carne.
Comincio a sbavare…..sto per cedere.
Con il minimo di ragione che mi è rimasta, giro i tacchi e mi dirigo verso l’uscita.
Passo la mano destra agli angoli della bocca per pulirmi alla meglio della saliva.
Devo recuperare una parvenza di contegno.
Intanto sono arrivato al parcheggio sotterraneo del centro commerciale; stranamente il luogo è deserto. Solo file di macchine prive di passeggeri e nessuno attorno.
D’un tratto da dietro un furgoncino compare una persona, un uomo brizzolato sulla quarantina. Si direbbe intento a mandare un SMS con il suo cellulare e, anzi, pare divertito da quello che fissa sul display.
Mi avvicino.
– Scusi… – gli dico con un filo di voce.
Lo sconosciuto alza lo sguardo e mi fissa.
Dalla sua espressione capisco che non sono un bello spettacolo…Non posso dargli torto: immagino di avere un aspetto spaventoso. Bianco come un cencio, sudaticcio.
Probabilmente mi ha preso per un drogato.
– Mi scusi – continuo sempre flebilmente – saprebbe indicarmi un bagno qua vicino?
Vedo il suo volto rilassarsi: non sono un tossico, ma uno con uno spaventoso attacco di diarrea.
Mi dà il fianco ed indica una direzione avanti a sé.
– Mi sembra che ce ne sia uno… –
Non gli lascio il tempo di finire.
Con un gesto fulmineo gli afferro la testa a due mani e la sbatto violentemente contro la porta anti-panico della entrata alle scale di emergenza.
Il tizio cade tramortito al suolo senza emettere un gemito.
Mi guardo ancora attorno con circospezione.
Nessuno.
Apro la uscita d’emergenza e trascino il corpo dello sconosciuto.
Mi muovo con decisione, ma senza fretta eccessiva: nessuna videocamera è puntata in questa direzione e nessun allarme è  collegato al meccanismo della serratura. Me ne sono accertato in precedenza.
Non volevo agire qui. Pensavo di prendere l’auto e andare da un’altra parte, ma, quando ho visto il brizzolato proprio lì davanti, non ho saputo resistere.
L’occasione fa l’uomo ladro.
Chiusa la porta d’ingresso, la stanza è formata da un piccolo pianerottolo e da una rampa di scale in salita.
E’ il luogo ideale.
Con un violento strattone alla testa spezzo l’osso del collo allo sconosciuto.
Però non sono ancora appagato. Neanche lontanamente.
Piego su un fianco la mia vittima e mi inginocchio all’altezza del suo collo.
Chiudo gli occhi ed inspiro una larga boccata d’aria. L’odore del cibo giunge fortissimo alle mie narici inebriandomi.
Sento la fame che cresce, che divampa, ma questa volta la lascio fare. Non la blocco.
Quando il desiderio si fa insostenibile, apro la bocca e affondo i miei denti nella parte carnosa del collo del cadavere.
Con una precisione acquisita negli anni stacco un grosso morso di carne sanguinolenta. Sugosa. Polposa.
Comincio a masticare avidamente.
Il senso di appagamento mi colpisce con la forza di cento orgasmi.
Sto mangiando, mi sento vivo.
Sono vivo…

Quando riacquisto la mia lucidità, scruto il mio orologio digitale.
Questa volta ho resistito quasi due giorni prima di perdere il controllo.
Sto migliorando.
Guardo nuovamente il cibo e mi chiedo se sia il caso di mangiarne ancora un po’…ma mi trattengo.
Dopotutto sono a dieta.

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Pubblicato il 26 ottobre 2011, in Racconti Bonsai con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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