Racconto Bonsai: Acqua e fango.

Toc,toc.
Il rumore si ripeté, un bussare calmo nonostante la lunga attesa.
Marco si avvicinò perplesso alla porta.
Forse è qualcuno dei soccorritori o un altro del palazzo in cerca di rifugio, si ritrovò a pensare.
Con voce tremante riuscì solo a dire: -Chi è?
Per tutta risposta l’uscio venne crivellato da colpi di arma da fuoco.
Un proiettile colpì Marco alla spalla, un secondo al petto, mentre un terzo lo centrava nell’addome.
La violenza dell’impatto fu tale da scagliarlo un metro indietro contro la parete e farlo accasciare a terra.
Quasi contemporaneamente la porta venne aperta con calcio: un uomo entrò nella stanza con una pistola semi-automatica in pugno.
Con le ultime forze residue Marco cercò di sollevare lo sguardo, ma l’ultima sua immagine fu l’accecante calore bianco a pochi centimetri dalla faccia.

-Marco che succede?
Mara era terrorizzata. Aveva sentito con chiarezza dei colpi di pistola dal locale accanto e ora il silenzio assoluto.
-Marco!
Urlò ancora, la voce dalla disperazione.
-Al momento è decisamente impegnato a crepare.
L’uomo entrò nella camera da letto spianando la pistola.
-Luca!
Un sorriso sarcastico attraversò il volto dell’altro, mentre avanzava senza abbassare l’arma.
-Già io, il tuo caro maritino venuto a salvarti dall’alluvione. Eri impegnata a fare altro?
Mara incominciò a indietreggiare.
-No. Non è come pensi.
Luca proruppe in una risata malevola.
-Mi avevi spergiurato che non lo avresti visto mai più e invece vi trovo qui seminudi e con le coperte sfatte. Ma forse sto travisando, forse stavate solo giocando a carte… a scopa magari?
L’ultima parola fu quasi urlata e l’uomo si fermò fissando lo sguardo negli occhi terrorizzati della moglie.
-Ti prego, non farlo.
-Hai finito di prendermi per il culo.
Le scaricò contro il resto del caricatore.

Luca fissò i cadaveri per parecchi minuti, domandandosi più volte cosa fosse successo.
Forse i due amanti, presi dai loro amplessi, non si erano accorti dell’alluvione fin quando non erano stati intrappolati? O forse la massa d’acqua era giunta semplicemente troppo in fretta per poter reagire?
Scosse la testa ritornando alla realtà.
Non importava… Avrebbe scaraventato quelle due carcasse nel vortice d’acqua fangosa e che il fiume in piena se le portasse pure via.
A lui non importava più nulla.

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Pubblicato il 9 novembre 2011, in Racconti Bonsai con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

    • Esatto hot….citazione azzeccata. Hai proprio colto nel segno…..
      Ciò dimostra che in migliaia di anni di storia dell’uomo non si niventa nulla, ma si elaborano di continuo idee simili.
      Quello che cambia è il contesto e il modo 😉

  1. é ciò che mi è venuto in mente appena letto il tuo racconto 🙂

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