Capitolo 10. Chi è Nick Bostrom?

Ore 13:00 17 Giugno 2011 Bologna

La lezione era finita e gli allievi cominciarono a uscire ordinatamente dalla sala in un cicalare sommesso misto al rumore di piedi strascicati.
Il professor Gatti spense il proiettore dei lucidi e cominciò a raccogliere i fogli sparsi sulla scrivania; la lezione era stata particolarmente seguita e lui era soddisfatto della partecipazione.
-Mi scusi professore?
Gatti sollevò lo sguardo e si trovò davanti un uomo sulla trentina con gli occhiali dall’aspetto ordinario, magro e alto più di un metro e ottanta.
Decisamente fuori corso per essere un mio studente, si ritrovò a pensare mentre rispondeva: -Desidera?
-Volevo farle i complimenti per la lezione sul metodo scientifico, davvero molto interessante.
Gatti si schernì preso alla sprovvista. “La fisica, specie quella teorica, è una materia avulsa da qualsiasi piaggeria” gli aveva ripetuto il suo mentore durante il tirocinio all’università.
Ogni tanto però non è vero, pensò.
-Grazie, molto gentile.
-Dovere. Volevo farle una domanda che esula l’argomento odierno.
-Mi dica.
-Lei cosa sa dirmi di Nick Bostrom e del super-computer alieno?
Il professor Gatti aggrottò le sopracciglia, scuotendo il capo.
No, non è un adulatore. E’ un cretino qualsiasi.
-E’ un filosofo, docente della Oxford University, promotore di una teoria secondo cui, in soldoni, il mondo potrebbe essere un gigantesca elaborazione virtuale gestita da intelligenze superiori. Prova ne sarebbero, secondo lui, i miracoli e i déjà vù in realtà erroeri di programmazione della macchina.
L’uomo rimase in silenzio per qualche secondo, poi salutò il professore e se ne andò come era venuto.
Gatti, perplesso oltre ogni dire, non poté evitare di esternare a voce alta: -Certo che il mondo è pieno di matti.
Scosse ancora il capo e continuò a mettere a posto la sua roba.

Mentre usciva, Neri si concesse un ultimo un ultimo sguardo all’aula absidale di via De Chiari: un grande cubo del lato di una decina di metri, che al completo poteva contenere in comodità quasi trecento persone.
La struttura a anfiteatro romano la rendeva una ottima aula assai adatta a tenere lezioni universitarie.
Arrivato in strada e accertatosi di essere solo, Neri sollevò lo sguardo e rivolto a nessuno in particolare disse: -ok Controllo, riportami indietro.

-Si può sapere cosa le è servito fare un viaggio nel centro storico di Bologna, un giorno avanti nel futuro?
Neri continuò a strofinarsi con l’asciugamano ancora gocciolante della sostanza psicoreattiva della vasca virtuale.
Renzi trasudava bile in ogni gesto e parole, ma il consulente parve non farci caso.
Con la massima calma terminò di rivestirsi.
-A niente di particolare, disse all’improvviso, solo a farmi comprendere con precisione qual’è il difetto del computer quantistico.

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Pubblicato il 10 novembre 2011 su Blog Novel: Lo sguardo del cretino. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Mai l’avrei indovinata la data! 🙂

    Comunque questo Neri sembra sapere un sacco di cose. Unico appunto, credo che debba rivolgersi al professore dicendo “Lei” e non “Lui”. 😉

    Ciao,
    Gianluca

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