Nozioni spicciole di Marketing.

Quello mio di oggi vuol essere un articolo polemico, non lo nascondo, ma vuol essere sopratutto una ribellione a tante baggianate che leggo in rete e nei giornali o in televisione riguardo al mondo dell’editoria e dell’industria del gioco ludico. Non sono un esperto di marketing, né di economia, né sono latore di alcuna verità nella mia tasca; però ritengo che l’aver lavorato (a vari titoli e in vari ambiti) nel commercio per quasi una quindicina d’anni mi abbia permesso di sviluppare almeno un minimo di buon senso. Ma veniamo a noi.

1)IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE. A voler vedere come si comportano certe ditte verrebbe da dire “a meno che non abbia torto”.  Il prodotto non vi piace? Colpa vostra che non lo capite. Costa troppo? Colpa vostra che non potete permettervelo. Commercializzato male? Colpa vostra che non sapete trovarlo. Potrei continuare a lungo, ma mi fermo per pudore. Oggi come oggi il cliente viene visto solo per il denaro che porta e nulla più, per il resto viene trattato malissimo. Non ci si deve sorprendere poi che  la gente smetta di spendere i propri sudati denari.

2)E’ IL SERVIZIO CHE SI DEVE ADEGUARE AL CLIENTE E NON IL CONTRARIO. Sembra una regola basilare, quasi banale, eppure questo semplice assioma viene trasgredito con una continuità imbarazzante. L’editoria italiana deve capire una realtà incontrovertibile: l’e-book è il futuro che piaccia o no; già circolano in rete versioni “pirata” dei maggiori libri di successo e la situazione si allargherà a macchia d’olio e negarlo non risolverà il problema. Il mondo della musica e del cinema ne sanno qualcosa al riguardo.

3)LA VERITA’ PAGA. Mentre le balle no… Editori che cambiano linea editoriale e poi negano di averlo fatto, mentre l’evidenza delle uscite li smentisce. Non ci si può poi lamentare che clienti storici passino altrove.

4)IL LIVELLO DI UN SERVIZO SI MISURA DALLA RISPOSTA AL DISSERVIZIO. Una regola d’oro del marketing è che se un cliente si lamenta con una ditta per un problema, quest’ultima dovrebbe ringraziarlo in quanto  vuol dire che vuole rimanere un acquirente. E’ scientificamente provato che si fa il triplo di fatica a far rientrare un cliente scontento perso in precedenza. Fate un po’ voi il calcolo di cosa sia più conveniente.

5)NON E’ ATTRAVERSO UNA POLITICA DEI PREZZI CHE SI RISOLVE QUALSIASI CRISI. Anzi la si acutizza ancora di più. Nascondere il tutto dietro il frazionare le uscite in più volumi è solo un modo per far imbestialire i lettori e vendere ancora meno.

6)LA RETE E’ UNA REALTA’, IGNORARLA E SFRUTTARLA E’ UN DELITTO. Credo che questa frase si commenti da sola e la dice lunga sulla lungimiranza di cera imprenditoria. Un esempio per tutti: solo Facebook in Italia conta più di quaranta milioni di iscritti; a me al momento non viene in mente un altro miglior canale per arrivare a tante persone contemporaneamente senza spendere una marea di soldi in pubblicità.

7)L’INFAMIA DURA SEMPRE UN PO’ PIU’ A LUNGO. Non c’è peggior cosa del passa-parola e una brutta impressione riportata è difficile da dimenticare quando si sta pensando a un acquisto. Anzi spesso scoraggia proprio.

8)A OGNUNO IL SUO MESTIERE. E questo è il vero nocciolo della questione; spesso chi sta alla guida dei grossi colossi è un finanziare (ossia abituato a fare i soldi con i soldi) e conosce poco o nulla del mondo dell’editoria e del gioco, eppure tratta queste ditte come se vendesse tubi di ghisa. Come vedete non ho detto niente di trascendentale, eppure anche il buon senso è scaduto, passato di moda dietro l’ignoranza e l’arroganza.

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Pubblicato il 22 novembre 2011, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Bhe, di solito chi dirige questi grossi colossi li vede solo come un metodo per fare soldi.
    Alla fine sono capitalisti, ed è solo un caso che si trovino a fare soldi con i libri.
    Potrebbero farli con qualsiasi altra cosa, adattando la stessa politica, solo che questo settore qui ne risente, anche se loro non sembrano rendersene conto :O

    • Il problema che se ne rendono conto ma (vedi articolo 1) è più facile dire che è colpa di qualcos’altro piuttosto che riconoscere le propie mancanze….
      Un’arroganza cronica per certi aspetti irritante allo stato puro….

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