Capitolo 13. Alla fine (parte seconda).

Ore 15:00 16 Giugno 2011 Da qualche parte

 

La dottoressa Rouelle premette il pulsante di chiamata.
-Questo ascensore la porterà nel sotterraneo dove una macchina la riporterà a casa.
Neri si limitò a annuire.
-Sempre i due energumeni vero? Molto bene.
La doppia porta si aprì e il consulente entrò nel vano.
-Non ho capito una cosa però.
-Dica.
-Perché è voluto andare un giorno avanti nel futuro e perché sopratutto quella domanda su Nick Bostrom?
Neri sbuffò.
-In verità niente di che, volevo solo fare un giro su quella super-macchina e mi piaceva l’ironia di citare la teoria di Bostrom in quella situazione. Non trova che sia molto divertente?
Ma la Rouelle era tutto fuorché divertita e non lo nascose affatto.
-La sa una cosa? Lei è veramente il cretino che tanto scimmiotta nel nome della sua ditta e mi solleva sapere che non la rivedrò mai più.
-Ma ci rivedremo ancora.
Un sorriso beffardo comparve sul volto di Neri mentre le porte si chiudevano.
-Il mio lavoro qui non è finito.
La Rouelle percepì quell’ultima frase quasi fosse un presagio.

 

 

Ore 10:00 17 Giugno 2011 Centro Storico di Bologna

 

Scrivere il rapporto aveva occupato poco più di un’ora e Neri lo rilesse, lo stampò e lo infilò in cartelletta gialla che teneva sulla scrivania. Fatto questo prese un foglio bianco e iniziò a scrivere, questa volta con la penna.

“Aggiungo questa postilla scritta a mano libera perché non so fino a che punto il programma Echelon sia in grado di entrare nel mio computer. Sicuramente non può farlo con la mia testa, almeno non ancora.
Il computer quantistico darà ancora problemi, mi ssembra evidente.
Con Wheltz, la Roulle e Renzi non ne ho fatto parola, ma è un dato di fatto.
Il mio viaggio nel futuro è stato stupefacente, un livello di interazione incredibile. Ma una cosa è una simulazione, un’altra è la consapevolezza. Quando ho fatto la domanda su Nick Bostrom al professor Gatti ho visto sulla sua faccia stupore, mista a rabbia e rassegnazione.
Sentimenti.
Non si simula un sentimento. O, se lo fai, vuol dire che lo conosci.
C’è solo una parola che descrive tutto questo: autocoscienza.”

Neri finì di scrivere e fissò il telefono sapendo che presto sarebbe squillato.

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Pubblicato il 1 dicembre 2011 su Blog Novel: Lo sguardo del cretino. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Beh, un degno finale per la storia che hai portato avanti! (sempre che tu non debba ancora postare un Alla fine – Parte terza… xD)

    L’ultima considerazione è agghiacciante e chiude bene, proprio perché non chiude perfettamente e lascia il tutto sospeso.

    Ciao,
    Gianluca

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