Questo mercato digitale

Sarà che negli anni la mia pazienza si è considerevolmente assottigliata, sarà che il mondo è peggiorato (o forse la mia percezione di esso), saranno tante cose, ma alcune affermazioni di cosiddetti addetti ai lavori ormai mi fanno prima ridere e poi incazzare mortalmente.
Entriamo però nel merito; nei giorni scorsi ho letto le dichiarazioni di Marco Polillo, presidente della AIE (Associazione Italiana Editori) sulla pirateria negli Ebook e mi sono cascate le braccia (per non dire i marroni, ma sono una personcina “a modino” e non mi esprimo con certi turpiloqui).
Afferma Polillo: “La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla.”
Una dichiarazione di guerra con i contro-cazzi, ma il nostro è andato avanti.
Sempre il presidente della AIE afferma che di 25 bestsellers almeno il 75% ha già la sua copia pirata presente in rete.
“Il mercato digitale -spiega Polillo- si può sviluppare solo se gli autori e gli editori conserveranno il diritto di sfruttare anche con i nuovi mezzi i contenuti creati e pubblicati. Se la pirateria non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio e’ che il mercato muoia sul nascere”.
Devo ammetterlo all’inizio mi sono quasi pisciato addosso dalle risate, ma poi realizzato che diceva sul serio, è subentrata una rabbia crescente.
Ma veniamo alle mie rimostranze:

1)Mi spiace caro signor Polillo, ma molti editori hanno fatto una campagna di vendita degli ebook in rete “a pene di animale” (più volgarmente “a cazzo di cane”). La pirateria è un fattore che va tenuto in grande conto quando ci si mette nel mercato dei prodotti on-line. Se non lo si è fatto, vuol dire che si è degli incompetenti.
Punto.
La pirateria è stimolata e diffusa perché sia i libri cartacei che quelli in formato digitale sono molto cari.
Con questo non voglio giustificare in alcun modo chi commette dei reati, ma gli ebook esistono in tanti altri paesi e questa situazione da loro non sussiste.
Forse una politica dei prezzi seria non gioverebbe altrettanto? Maggiore serietà e competenza?

2)Veniamo ai costi e investimenti degli editori: caro signor Polillo se non lo sa (e mi stupirebbe essendo lei il presidente della AIE) sono quasi zero. Il formato digitale viene creato a prescindere dagli editori per inserirlo nella lavorazione di stampa classica. Ormai non si lavora più con la stampante a caratteri mobili. Per quanto riguarda i costi di gestione di un sito in rete, le assicuro che sono molto limitati e in ogni modo qualsiasi casa editrice degna di questo nome ha la sua pagina web con annesso shop.

3)In parecchi si sono sentiti presi in giro (sarebbe meglio dire per il culo) da molte case editrici per la loro politica di stampa delle opere, specie di quelle straniere. Qualità della stampa, della carta e della rilegatura al risparmio, seguita a un aumento dei prezzi. Frammentazione ingiustificata delle opere degli autori stranieri volta solo a un lucro immotivato.
Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio; per fortuna esistono ancora degli esempi di luminosa serietà, ma sono ormai veramente pochi.

Con questo credo di aver espresso il mio parere, certo si potrebbe andare avanti per delle ore, ma è meglio fermarsi qui.
Potrei andare più sul volgare e non è il caso.

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Pubblicato il 4 marzo 2012, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Non mi sembra polemico, dici dell cose sensatissime:-)

  2. Sarebbe polemico cominciare a fare domande su come si faccia a gestire società in perenne perdita, a sopravvivere con resi che spesso passano il 50% delle tirature, con smaltimenti dei libri che non si capisce bene come funzionino, con commistioni molto curiose tra aziende che fanno distribuzione e catene di librerie, come mai i premi letterari maggiori siano da decenni oggetto di dicerie di corruzione. Ecco, questo sarebbe polemico.

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