Archivio mensile:agosto 2012

Racconto Bonsai: Cotoletta gialla (omaggio al Survival Blog).

La volete la verita? Ancora non ho capito che cazzo sia un prione.
E’ una minchia di proteina, hanno detto.
Bhé si può sapere com’è possibile che una maledetta cosa che finisce per “ina” abbia creato un casino così?
Cazzo, cazzo, cazzo.
Sento la fuori che si muovono, che spingono, che scavano.
Sono giorni che sono asserragliato nel mio appartamento all’ultimo piano, giorni.
Le scorte di cibo sono quasi finite, l’acqua pure.
Ogni tanto mi arrischio ancora a sbirciare fuori dal terrazzino e a buttare un occhio giů nella strada quattro piani piů sotto.
La visione è desolante e spaventosa: macchine ferme in mezzo alla strada, rottami per lo piů, e alcuni di loro che girano imperterriti.
I gialli.
Non posso dimenticare il primo che ho visto: la figlia della mia vicina, una marocchina intabarrata dalla testa ai piedi.
Un corpicino di una bambina di nemmeno sei anni avvinghiato a quello di una donna adulta.
Il volto affondato nel collo e la bocca grondante sangue.
Dopo quella visione, mi sono asserragliato aspettanto lo stronzissimo esercito o la fottuta polizia.
Non è arrivato nessuno.
Anche la televisione non trasmette piů nulla e i telefoni non funzionano.
Forse sono l’ultimo non giallo.
Cazzo, cazzo, cazzo.
La porta sta cedendo, quelle merde vogliono entrare, ma ci penso io adesso…
Devo ringraziare Ahmed, il mio coinquilino, che si è dimenticato in casa questo vecchio walkman.
Sto registrando su una vecchia cassetta questo messaggio e poi la getterò fuori dalla finestra.
Non credo che ad Ahmed dispiacerà, probabilmente è morto.
Mi chiamo Sahid, magazziniere in nero e clandestino in una ditta di abbigliamento, e sto per aprire la bombola del gas della cucina del mio cesso d’appartamento in questa periferia ancora più merdosa.
Se devo morire, cercherò di portare con me quanti più gialli possibile.
Farò di loro un’immensa cotoletta gialla: basta accendermi l’ultima sigaretta.
Fanculo.

Volete la realtà vera? Ormai non si inventa più nulla di veramente nuovo. In realtà ci si limita a rielaborare, ripresentare, scombinare cliché ormai diventate icone.
E’ come si presenta il tutto che rende un piatto diverso e appetibile.
Ma dove voglio arrivare con questa mia tirata? Sicuramente non alimentare ulteriore flame per una vicenda che (volente o nolente) ha infiammato i blog degli appassionati in rete di “survaivalismo”, ma dimostrare come con la semplice eduzione e un pò di buon senso si poteva evitare un polverone inutile, sintomo (purtroppo) di quella arroganza mista a stupidità che tanto impera nella rete.
Una citazione non costa nulla e riconosce il lavoro altrui per quello che è: fatica, dedizione, impegno.
Il mio breve Bonsai vuol essere un omaggio a quel progetto che ha visto l’alba nel 2010 chiamato “Survival Blog” e che ha generato una ottima serie di Spin-off da parte di molti partecipanti.

Questo il link del blog di Alessandro Girola che racchiude quanti hanno partecipato al progetto.

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Recensione con infamia: Survival Diaries

Sinossi: L’Apocalisse è alla fine arrivata. Una piaga zombie si è alla fine abbattuta sul mondo, gli sparuti sopravvissuti a cercare di resistere con una delle poche cose ancora utilizzabili: il web.

La trama ricorda qualcosa? In effetti sì ma non voglio anticipare i tempi…ho deciso per questa volta (capirete dopo il perchè) di dividere la recensione in due punti per esprimere meglio il mio pensiero sulla suddetta opera.

1)Recensione pura dell’opera: che dire? Non mi è piaciuto affatto: l’ho trovata scritta in maniera banale, molto telegrafica e francamente troppo alla ricerca ossessiva più che dell’effetto “splatter” di quello dello “schifo”. Per carità io sono cultore di autori che non ci vanno per nulla leggeri (il primo che mi viene alla mente al momento è Clive Baker), ma questo non significa confondere l’orrore con il ribrezzo. A mio modesto avviso non salvano l’operazione nè una confezionamento accattivante nè un uso adeguato dell’ambientazione. Sempre a mio modesto avviso per intrattenere serve altro, e un uso così smodato della citazione risulta stucchevole e indigesto. Puoi infarcire un piatto fin che ti pare, ma, se il gusto di partenza non è buono, tutto perderà sapore.

2)Recensione plus: normalmente il mio commento si sarebbe limitato alla parte di sopra e nulla più; non amo stroncare i libri scritti da altri, ma mi piace che ognuno si formi una sua opinione personale; il mio vuol essere uno spunto, una considerazione, non il vangelo…anche perchè non mi ritengo l’assoluto detentore del sapere assoluto. Il mio motto è sempre stato “De gustibus, non disputandum”…ma questa volta voglio andarci giù duro per una serie di motivazioni:
a)Il suddetto progetto deve molto (per non dire moltissimo) nella struttura, idea e costruzione a un altro progetto del 2010 denominato “Survival blog”. Basta cercare sul web per farsene un’idea chiara di cosa parla e come è stato gestito per capire come i “Survival Diaries” debbano moltissimo (si potrebbe quasi parlare di clonazione) al progetto “Surivival Blog” (da qui in avanti SB). L’unica differenza evidente che si parla nei Diaries di Zombi e nel SB di malatti infetti. Tutto qui.
b)Non sono l’unico che ha notato queste somiglianze (e non parlo solo degli autori originali di SB) e quando la cosa è stata fatta notare gli autori dei “Diaries” l’hanno presa in burletta, negando di essere a conoscenza dell’esistenza del progetto SB (cosa che risulta impossibile vista la netta sovrapposizione dei due progetti).
c)La netta mancanza di stile degli autori dei Diaries: sarebbe bastato veramente poco per uscirne da signori, ossia un riconoscimento della fonte precedente e sarebbe morta lì. Per l’amor di dio lo stesso Alessandro Girola (net-writer di cui parlo approfonditamente in un altro articolo del mio blog, nonchè promotore e creatore iniziale dl SB) afferma a chiare lettere il fatto di non essersi inventato nulla, ma ha l’onestà intellettuale di citare le fonti precedenti. Cosa che altri non hanno fatto.
d)L’uso distorto da parte dei gestori del blog dei “Survival Diaries” di parti di recensioni in rete (chiaramente negative) per trasformali in elogi. La cosa si commenta da sè e non vado oltre.

Considerazioni finali: ne sconsiglio la lettura e l’acquisto.

Considerazioni finali plus: sono convinto che ci sia un modo giusto nel comportarsi in rete, quelli dei “Survival Diaries” lo hanno infranto senza remora, ma rimango convinto che l’infamia durerà sempre un pò più a lungo. Per questo motivo non ho pubblicato la copertina dell’opera nè il link su dove scaricarla.

Considerazione legali finali: ci tengo a sottolinare come io non sia in nessun modo coinvolto nel progetto “Survival Blog”, se non come lettore. Diffido chiunque da utilizzare questa mia recensione (o parti di essa) in maniera impropria atta stravolgere il senso delle mie parole. Altri prima di me si sono dimostrati dei signori, io rassicuro tutti che non lo sono. Anzi sono uno sfigato, bastardo, stronzo e vendicativo…e avverto fin d’ora che sono prontissimo ad andare anche per vie legali, se fosse necessario. Sfido chiunque a mettermi alla prova.

L’angolo delle buone idee: Il segno del comando

Ed ecco un gradito ritorno all’angolo delle buone idee, che con i tempi che corrono latitano alquanto.
Ogni tanto però il mondo dell’editoria da edicola ci regala qualche piccola perla in un miasma purulento di sterco: è da poco riuscita una serie edita dalla “Fabbri Editori” riguarda i maggiori sceneggiati della R.A.I. prodotti negli anni 70 e riguardanti la fantascienza, il paranormale, il giallo e il mistero.
La prima uscita in particolare (il cui prezzo di lancio è di soli 4,99 euro e dalla seconda uscita a 9,99) è particolarmente ghiotta, ossia “Il segno del comando”.
Questa miniserie è stata prodotta nel 1971 e costa di 5 episodi; non voglio anticipare nulla della trama (ambientata in una sebulosa e ambigua Roma) per non rovinare la suspense, ma posso anticipare che tratta di paranormale, spionaggio, occulto.
Ai tempi della sua messa in onda fu un successo senza precedenti che spinse l’emittente di stato a produrre altre serie molto interessanti.
Protagonisti uno “spaesato” Ugo Pagliai e una indecifrabile Carla Gravina. Dirige con mano sicura un ottimo Daniele D’anza.
Dico fin da subito agli amanti del montaggio iperadrenalinico attuale che si viaggia a ritmi assai più lenti, ma molto inquietanti.