Racconto Bonsai: Cotoletta gialla (omaggio al Survival Blog).

La volete la verita? Ancora non ho capito che cazzo sia un prione.
E’ una minchia di proteina, hanno detto.
Bhé si può sapere com’è possibile che una maledetta cosa che finisce per “ina” abbia creato un casino così?
Cazzo, cazzo, cazzo.
Sento la fuori che si muovono, che spingono, che scavano.
Sono giorni che sono asserragliato nel mio appartamento all’ultimo piano, giorni.
Le scorte di cibo sono quasi finite, l’acqua pure.
Ogni tanto mi arrischio ancora a sbirciare fuori dal terrazzino e a buttare un occhio giů nella strada quattro piani piů sotto.
La visione è desolante e spaventosa: macchine ferme in mezzo alla strada, rottami per lo piů, e alcuni di loro che girano imperterriti.
I gialli.
Non posso dimenticare il primo che ho visto: la figlia della mia vicina, una marocchina intabarrata dalla testa ai piedi.
Un corpicino di una bambina di nemmeno sei anni avvinghiato a quello di una donna adulta.
Il volto affondato nel collo e la bocca grondante sangue.
Dopo quella visione, mi sono asserragliato aspettanto lo stronzissimo esercito o la fottuta polizia.
Non è arrivato nessuno.
Anche la televisione non trasmette piů nulla e i telefoni non funzionano.
Forse sono l’ultimo non giallo.
Cazzo, cazzo, cazzo.
La porta sta cedendo, quelle merde vogliono entrare, ma ci penso io adesso…
Devo ringraziare Ahmed, il mio coinquilino, che si è dimenticato in casa questo vecchio walkman.
Sto registrando su una vecchia cassetta questo messaggio e poi la getterò fuori dalla finestra.
Non credo che ad Ahmed dispiacerà, probabilmente è morto.
Mi chiamo Sahid, magazziniere in nero e clandestino in una ditta di abbigliamento, e sto per aprire la bombola del gas della cucina del mio cesso d’appartamento in questa periferia ancora più merdosa.
Se devo morire, cercherò di portare con me quanti più gialli possibile.
Farò di loro un’immensa cotoletta gialla: basta accendermi l’ultima sigaretta.
Fanculo.

Volete la realtà vera? Ormai non si inventa più nulla di veramente nuovo. In realtà ci si limita a rielaborare, ripresentare, scombinare cliché ormai diventate icone.
E’ come si presenta il tutto che rende un piatto diverso e appetibile.
Ma dove voglio arrivare con questa mia tirata? Sicuramente non alimentare ulteriore flame per una vicenda che (volente o nolente) ha infiammato i blog degli appassionati in rete di “survaivalismo”, ma dimostrare come con la semplice eduzione e un pò di buon senso si poteva evitare un polverone inutile, sintomo (purtroppo) di quella arroganza mista a stupidità che tanto impera nella rete.
Una citazione non costa nulla e riconosce il lavoro altrui per quello che è: fatica, dedizione, impegno.
Il mio breve Bonsai vuol essere un omaggio a quel progetto che ha visto l’alba nel 2010 chiamato “Survival Blog” e che ha generato una ottima serie di Spin-off da parte di molti partecipanti.

Questo il link del blog di Alessandro Girola che racchiude quanti hanno partecipato al progetto.

Annunci

Pubblicato il 31 agosto 2012, in Racconti Bonsai con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: