Archivio mensile:novembre 2012

L’autoproduzione…questa sconosciuta…

Sono un tipo tranquillo e odio le polemiche strumentali, ingiustificate; questa volta mi sento di dire la mia su un argomento che in parte mi tocca personalmente e che ( permettetemi l’affermazione) ha lasciato parecchi “esperti” del settore liberi ( come diceva il compianto nonno) di “dar aria i denti” con opinioni, nel migliore dei casi, ridicole.
Ma entriamo nel merito e parliamo di auto-produzioni.
La verità è che in parecchi quando sentono pronunciare la fatidica parola (auto-produzione intendo) associano il tutto a qualcosa raffazzonato, fatto male, approssimativo.
Il tutto nasce secondo me da due fattori:

1) L’italiano medio è, per sua natura e storia, refrattario a qualsiasi cosa esuli o esca dai canali ufficiali. Il resto viene visto con diffidenza, spesso non correlata dall’esperienza diretta.

2) Il chiacchiericcio malevolo di molti “esperti”. Volendo utilizzare un velato ottimismo, in parecchi (anche voci autorevoli, o presunte tali) spalano merda contro le auto-produzioni, rendendo così vero un adagio sempre attuale: ossia che purtroppo l’infamia (anche se ingiustificata) ha sempre imposto a lungo.

A questo punto non voglio nascondermi dietro a un dito, ma, quando si esprime un giudizio, bisognerebbe giudicare un prodotto dalla sua qualità effettiva e non dalla sua origine “indipendente”.
Esistono ottime auto-produzioni fatte con professionalità (a questo riguardo esorto chiunque a farsi un giro nel blog alla sezione “Net-Writers” per farsi un’idea diffusa di quello che sto parlando), come ne esistono di pessime; questo però vale anche per la cosiddetta “editoria ufficiale”, che alterna prodotti di alta qualità (sempre meno purtroppo) ad altri dal valore alquanto discutibile.
Riguardo alle scelte delle case editrici poi mi sono espresso in questo mio articolo e non mi voglio ripetere di nuovo, ma una cosa comunque mi sento di aggiungerla a chiusura dell’articolo.
Ma perché nascono, anzi fioccano, le auto-produzioni?
Facendo un paragone ardito, un po’ per lo stesso motivo per cui nasce il volontariato, specie quello di protesta.
Esiste un buco nella produzione letteraria che la grande editoria non sa e non vuole colmare…
Forse per incapacità, forse per scarsa lungimiranza, forse per ritrosia…
Forse perché (lo dico con grande tristezza) spesso la “pubblicabilità” di un libro è decisa non per la qualità o per le esigenze di mercato, ma con logiche quasi vicine alla malavita organizzata o al nepotismo universitario.
La tecnologia in parte permette di colmare questo vuoto ( e sempre parecchi di questi di Net-Writers raggiungono nel loro piccolo migliaia di download), ma non è di sicuro la panacea di tutti i mali.
Una cosa mi sembra certa: il mercato letterario è in crisi profonda e non solo perché gli italiani spendono meno soldi in libri.

Recensione: Super Size Me (2004)

Sinossi: Morgan Spurlock è un giornalista come tanti: un buon lavoro, una fidanzata salutista e vegetariana che lo tiene in riga (è pure una cuoca) dal punto di vista alimentare, una ottima salute e un fisico invidiabile per la sua età. Siamo nel 2004 e un fatto di cronoca (una ragazza obesa ha intentato una causa contro il colosso dei fast-food MacDonald) spinge Morgan a porsi delle domande e a tentare un bizzarro esperimento. Per 30 giorni mangerà tutti i suoi tre pasti principali nei fast-food. “Che volete che sia?” Direte voi. E invece ci saranno sorprese sconvolgenti. Morgan arriverà a stento a completare la prova, rischiando seriamente la salute e la psiche.

Commento: Siamo quello che mangiano, o mangiamo per quello che siamo? Viviamo per mangiare, o mangiano per vivere? Questi quesiti sembrano quasi posti da un Gigi Marzullo da antologia nelle notti profonde della R.A.I., ma irrompono prepotenti come un macigno dopo la visione di questo documentario. Il cibo spazzatura fa veramente male? E, soprattutto, la popolazione (specie quella americana) è consapevole di quello che mangia? Dopo la visione di “Super Size Me” si giunge a delle risposte sconfortanti… Il cibo dei fast-food risulta essere non solo iper-calorico, ma ultra-ipercalorico: lo stesso Morgan ingrassa in pochissimo tempo di ben 10 chili (più del 10% della sua massa corporea in meno di un mese), sviluppando nel contempo una serie di disfunzioni (dispendenza da glucosio, problemi cardiocircolatori, un certo grado di impotenza, sbalzi d’umore). Dopo queste premesse non stupisce che la popolazione americana abbia il più alto indice di obesità, di problemi cardiovascolari e di patologie legate alla cattiva alimentazione.

Giudizio finale: Consigliatissimo. Un documetario che fa riflettere, diverte, mette più di una pulce nell’orecchio con un pizzico di critica politica che non guasta, ma che aggiunge un pò di pepe al resto.