L’autoproduzione…questa sconosciuta…

Sono un tipo tranquillo e odio le polemiche strumentali, ingiustificate; questa volta mi sento di dire la mia su un argomento che in parte mi tocca personalmente e che ( permettetemi l’affermazione) ha lasciato parecchi “esperti” del settore liberi ( come diceva il compianto nonno) di “dar aria i denti” con opinioni, nel migliore dei casi, ridicole.
Ma entriamo nel merito e parliamo di auto-produzioni.
La verità è che in parecchi quando sentono pronunciare la fatidica parola (auto-produzione intendo) associano il tutto a qualcosa raffazzonato, fatto male, approssimativo.
Il tutto nasce secondo me da due fattori:

1) L’italiano medio è, per sua natura e storia, refrattario a qualsiasi cosa esuli o esca dai canali ufficiali. Il resto viene visto con diffidenza, spesso non correlata dall’esperienza diretta.

2) Il chiacchiericcio malevolo di molti “esperti”. Volendo utilizzare un velato ottimismo, in parecchi (anche voci autorevoli, o presunte tali) spalano merda contro le auto-produzioni, rendendo così vero un adagio sempre attuale: ossia che purtroppo l’infamia (anche se ingiustificata) ha sempre imposto a lungo.

A questo punto non voglio nascondermi dietro a un dito, ma, quando si esprime un giudizio, bisognerebbe giudicare un prodotto dalla sua qualità effettiva e non dalla sua origine “indipendente”.
Esistono ottime auto-produzioni fatte con professionalità (a questo riguardo esorto chiunque a farsi un giro nel blog alla sezione “Net-Writers” per farsi un’idea diffusa di quello che sto parlando), come ne esistono di pessime; questo però vale anche per la cosiddetta “editoria ufficiale”, che alterna prodotti di alta qualità (sempre meno purtroppo) ad altri dal valore alquanto discutibile.
Riguardo alle scelte delle case editrici poi mi sono espresso in questo mio articolo e non mi voglio ripetere di nuovo, ma una cosa comunque mi sento di aggiungerla a chiusura dell’articolo.
Ma perché nascono, anzi fioccano, le auto-produzioni?
Facendo un paragone ardito, un po’ per lo stesso motivo per cui nasce il volontariato, specie quello di protesta.
Esiste un buco nella produzione letteraria che la grande editoria non sa e non vuole colmare…
Forse per incapacità, forse per scarsa lungimiranza, forse per ritrosia…
Forse perché (lo dico con grande tristezza) spesso la “pubblicabilità” di un libro è decisa non per la qualità o per le esigenze di mercato, ma con logiche quasi vicine alla malavita organizzata o al nepotismo universitario.
La tecnologia in parte permette di colmare questo vuoto ( e sempre parecchi di questi di Net-Writers raggiungono nel loro piccolo migliaia di download), ma non è di sicuro la panacea di tutti i mali.
Una cosa mi sembra certa: il mercato letterario è in crisi profonda e non solo perché gli italiani spendono meno soldi in libri.

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Pubblicato il 25 novembre 2012, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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