Archivio mensile:dicembre 2013

Recensione: Londra Invisibile

londra

Titolo: LONDRA INVISIBILE

Titolo Originale: THE HUNGER AND ECSTASY OF VAMPIRES (1996)

Autore: BRIAN M. STABLEFORD

Sinossi: Un medicinale che permette di spostarsi nel tempo. Un’orrenda visione del futuro in cui gli esseri umani saranno ridotti a schiavi di creature infinitamente più evolute e malvagie. Ce n’è abbastanza per mettere in subbuglio Londra, ma un eterogeneo gruppo di studiosi di cui fanno parte l’antropologo William Crookes, l’ambiguo dottor Nikola Tesla, H. G. Wells, Oscar Wilde e altri eminenti vittoriani, decide di prendere in mano la situazione e difendere il segreto. Finché un personaggio temuto e leggendario si fa avanti, offrendosi di sottoporsi personalmente all’esperimento del viaggio nel tempo. Ne va della salvezza della specie, dopotutto…

Commento: Che dire ho recuperato questo libro quasi per caso, in mezzo a altri nella classica bancarella da supermercato. Ai tempi mi dissi “Tre euro li varrà di certo” e devo dire che non sono stato smentito e, anzi, mi sono ritrovato piacevolmente sorpreso.
Certo non ci troviamo di fronte a un capolavoro irrinunciabile sia chiaro, ma devo ammettere che si è dimostrato un romanzo piacevole, scorrevole e con parecchi
spunti interessanti.
L’autore (che non conoscevo e che non mi è capitato mai più di incontrare con un altro lavoro) mescola con sapienza
elementi alla “Lega degli uomini straordinari”, romanzo storico e fantascienza.
Ma certamente la cosa più interessante del romanzo è che parte in un modo e si trasforma piano piano in tutt’altro; il lettore assiste a una trasformazione di genere sotto i suoi occhi: ossia si passa da un romanzo fantastico con ambientazione storica a una distopia futuristica.

Giudizio finale: Consigliato e devo dire che merita una riscoperta. Ripeto…non certamente un capolavoro, ma un buon romanzo.
Unico neo, a mio modesto avviso, è il finale: sicuramente efficace, ma l’ho trovato forse un po’ troppo calato dall’altro, troppo “Deus ex-machina” per far finire la storia.

Capitolo 1: Presentazioni

tre maschere

Giorno 0

La guerra contro i Turran ha lasciato segni ovunque.
Dopotutto non si sopravvive a un tentativo di invasione da parte di una razza aliena senza conseguenze.
Molti di quelli che ce l’hanno fatta sono cambiati non solo nell’animo, ma anche nel corpo.
I Turran sono morti, uccisi dai nostri virus, e hanno lasciato la loro tecnologia e i loro corpi come retaggio.
Sono passati 15 anni e sembra un secolo.
Mio Dio quante stronzate…
E’ ora di finirla…
E’ ora di dire la verità…

Il magazzino era una lurida topaia maleodorante.
Quattro mura rattoppate alla meglio condite dappertutto con detriti illuminati dalla scarsa luce proveniente dai neon stradali esterni.
L’uomo stava al centro della stanza: una figura vestita di nero, un lungo Loden e un cappello scuro a falda larga.
Il volto celato da una maschera cupa, simile a quella indossata dagli attori della commedia dell’arte.
-FERMO!
L’essere in nero non si mosse di un millimetro, continuando con ostinazione a puntare una pistola (a prima vista una automatica) davanti a sé, contro un altro uomo, legato e imbavagliato a una sedia.
-Getta quell’arma.
Ancora nessun movimento.
-Ho detto di gettare quell’arma. Non farmelo ripetere.
Finalmente si decise a muoversi, voltandosi verso l’altra voce con smisurata lentezza.
-Il Soldato.
Un suono metallico, alterato in modo artificiale, trasudante sarcasmo.
-Il grande eroe della città.
Il nuovo venuto indossava una uniforme militare verde-mimetico sulla cui spallina destra spiccava la bandiera italiana, mentre sulla sinistra quella dell’unione europea.
La faccia era celata da maschera da hockey sempre verde.
-Non so chi cazzo sei tu, ma sei in arresto.
Una risata metallica risuonò nel magazzino.
-Per chi mi hai preso? Per uno di quei soliti stupidi che esercita la professione di supereroe senza la vostra beneamata licenza?
Per tutta risposta il Soldato cominciò a farsi scrocchiare le nocche delle mani.
-Vorrai dire l’ennesimo buffone.
Di nuovo la risata metallica.
-Sei uno spasso. Davvero. Dico sul serio.
L’uomo in nero abbasso l’arma.
-Volevo solo presentarmi. E in più farti omaggio di questo mentecatto.
L’uomo imbavagliato iniziò a agitarsi sulla sedia.
-Il trafficante di tecnologia Turran a cui stavi dietro da un mese.
Il Soldato strinse le dita a pugno e le avvicinò al petto.
-Non ho bisogno del tuo aiuto.
-Ma io non sono qui per aiutarti.
Un secondo di silenzio carico di tensione.
-Né per aiutare la tua compagna nascosta là dietro: Hereditas, la donna dinamica.
Altri infiniti secondi di pausa.
-Sono qui per fare la mia presentazione…e per sparire.
Detto questo, semplicemente scomparve nel nulla, come un fotogramma mal tagliato in una ripresa Super 8.
-E quello?
Una nuova voce di donna fece capolino da una colonna di mattoni del magazzino.
Un corpo flessuoso e tornito racchiuso in una tuta aderente bianca; il volto celato da una maschera di pizzo chiaro.
-Un teleporta?
Il Soldato si limitò a scuotere il capo.
-Non lo so, ma non mi piace.
Hereditas si accigliò osservando il compagno.
-Voleva presentarsi, ma non mi ha detto il suo nome.
L’uomo sollevò gli occhi e li fissò in quelli della giovane donna.
-E questo vuol dire che lo farà presto.

Che fine hai fatto Nico?

scrivere

E’ un po’ che non pubblico qualcosa on-line, non posso negarlo.
Non che abbia smesso di scrivere (tutt’altro), ma devo dire che (specie nell’ultimo periodo) i risultati della mia produzione mi avevano lasciato insoddisfatto.
E allora ho deciso di prendere una pausa (lunga non lo nascondo) per riorganizzare le idee, le motivazioni, la voglia.
Nei prossimi giorni inizierò una nuova avventura con un progetto totalmente nuovo, una blog novel, il cui titolo sarà Tre Maschere.
Anticipazioni?
Nemmeno una: sono e rimango un gran bastardo.
Per quanto riguarda il secondo capitolo di Ultimate Waffe devo dire che finalmente è quasi ultimato (dopo dodici, e dico dodici, riscritture) e vedrà presto la luce.
Intanto nelle prossime settimane pubblicherò altri racconti-bonsai, così come nuovi articoli e recensioni.
Questo è e sarà un nuovo inizio.
Sono tornato e adesso sono tutti affari vostri.

Racconto Bonsai: Testamento di Anarchico.

anarchia

Queste sono le mie ultime volontà : dichiaro che, sano di corpo e di mente, lascio tutti i beni, anche quelli indirettamente riconducibili alla mia persona, in beneficenza.
E con questo termino le mie disposizioni materiali e comincio con quello che diventa a tutti gli effetti il mio testamento morale.
Lascio questo mondo consapevole che una grande domanda mi seguirà come un’ombra (assieme alla altre che porto con me).
Perché? Cosa mi ha spinto?
La verità è semplice e complessa al tempo stesso: sono un anarchico.
Ho odiato da sempre ogni forma di potere costituito; la burocrazia, il servilismo del potere verso se stesso, tutte cose per cui ho provato il più profondo disprezzo e nausea.
Sono cresciuto consapevole del bisogno di una scossa alle radici stesse del sistema, di un monito purificatore e cauterizzante dei bubboni al suo interno.
Ma come fare?
Quando ho avuto l’illuminazione, mi è stato chiaro  che avrei dovuto sacrificare la mia intera esistenza all’esecuzione del piano.
Tutto è stato pianificato con anni di anticipo, agendo in perfetta solitudine per evitare contrattempi, tradimenti.
Non nascondo come, nel corso del tempo, parecchi complici occasionali abbiano agevolato la mia impresa, ma erano totalmente ignari delle mie vere intenzioni.
Di sicuro la parte più facile è stata scegliere l’uomo: non avete certo bisogno che io vi dica chi fosse.
Una brava persona (lo riconosco), un leader carismatico (non posso negarlo), una figura politica di primo piano, un uomo votato alla pace con tutto il suo essere.
La figura perfetta che cercavo.
Sono così entrato nel suo staff e risalito la vetta fino a diventare il suo braccio destro, il suo fido (e invisibile) segretario.
Mi sono impegnato con tutto me stesso a farlo assurgere a icona a livello mondiale; di fatto mi sono trasformato nella sua anima oscura: ho intrallazzato, brigato, corrotto, minacciato, mi sono adoperato dove lui non voleva o non poteva arrivare.
Con il mio aiuto ha raggiunto la fama mondiale, riconoscimenti, onorificenze e, alla fine, il Nobel per la Pace.
Raggiunto l’apice della sua carriera ormai provavo una grande stima per quella anima candida, ma nel medesimo tempo  odiavo sempre di più tutto l’apparato attorno a lui: la corruzione, l’ipocrisia.
Con gli anni le mie convinzioni si rafforzavano, mentre ogni  tessera del mio puzzle veniva messa con pazienza al suo posto.
Mancava solo l’ultimo pezzo.
E allora ho aspettato e aspettato.
Alla fine il tassello è comparso nella mia mano: il brav’uomo è morto.
Ci tengo a precisare che questa morte io non c’entro in alcun modo; era malato da tempo e comunque provavo troppo rispetto per quell’uomo pio per ucciderlo volutamente.
Come ho detto…ho solo atteso.
Il resto è venuto da sé: il cordoglio, il dolore del mondo, gli attestati di stima.
Il funerale.
Il momento che aspettavo.
Ero stato il suo braccio destro per una vita ed è sembrato naturale alla famiglia spingere perché fossi io a organizzare l’evento.
Quello che volevo.
E’ piaciuta a tutti l’idea di far svolgere le esequie nella sua città natale, mi hanno appoggiato senza riserve.
Collocare la camera ardente nello stadio cittadino è sembrata scelta consequenziale, logica…inevitabile.
Al momento in cui sto scrivendo queste poche righe, la maggioranza dei leader mondiali ha confermato la sua presenza all’evento.
Mi immagino già i controlli allo stadio, le misure di sicurezza.
Tutto inutile.
Quello che nessuno può immaginare è un ordigno esplosivo già piazzato al suo interno, nella parte più profonda dell’infrastruttura, occultato durante i lavori di ristrutturazione fatti ben dieci anni fa.
Sto parlando di un piccolo ordigno nucleare, una suite-bomb dal peso di non più di trenta chili, ma con plutonio a sufficienza per eseguire lo scopo.
Per chi si chiedesse dove abbia mai potuto trovare una bomba atomica in miniatura, deve solo ricordarsi come attorno al 1997 con il crollo delle repubbliche sovietiche l’arsenale militare russo fosse un discount aperto al miglior offerente.
ma porto con me la maggioranza dei leader mondiali.
Sarò ricordato con infamia, con odio e disprezzo.
Ma sarò anche ricordato come un anarchico.
Fino alla fine…