Capitolo 1: Presentazioni

tre maschere

Giorno 0

La guerra contro i Turran ha lasciato segni ovunque.
Dopotutto non si sopravvive a un tentativo di invasione da parte di una razza aliena senza conseguenze.
Molti di quelli che ce l’hanno fatta sono cambiati non solo nell’animo, ma anche nel corpo.
I Turran sono morti, uccisi dai nostri virus, e hanno lasciato la loro tecnologia e i loro corpi come retaggio.
Sono passati 15 anni e sembra un secolo.
Mio Dio quante stronzate…
E’ ora di finirla…
E’ ora di dire la verità…

Il magazzino era una lurida topaia maleodorante.
Quattro mura rattoppate alla meglio condite dappertutto con detriti illuminati dalla scarsa luce proveniente dai neon stradali esterni.
L’uomo stava al centro della stanza: una figura vestita di nero, un lungo Loden e un cappello scuro a falda larga.
Il volto celato da una maschera cupa, simile a quella indossata dagli attori della commedia dell’arte.
-FERMO!
L’essere in nero non si mosse di un millimetro, continuando con ostinazione a puntare una pistola (a prima vista una automatica) davanti a sé, contro un altro uomo, legato e imbavagliato a una sedia.
-Getta quell’arma.
Ancora nessun movimento.
-Ho detto di gettare quell’arma. Non farmelo ripetere.
Finalmente si decise a muoversi, voltandosi verso l’altra voce con smisurata lentezza.
-Il Soldato.
Un suono metallico, alterato in modo artificiale, trasudante sarcasmo.
-Il grande eroe della città.
Il nuovo venuto indossava una uniforme militare verde-mimetico sulla cui spallina destra spiccava la bandiera italiana, mentre sulla sinistra quella dell’unione europea.
La faccia era celata da maschera da hockey sempre verde.
-Non so chi cazzo sei tu, ma sei in arresto.
Una risata metallica risuonò nel magazzino.
-Per chi mi hai preso? Per uno di quei soliti stupidi che esercita la professione di supereroe senza la vostra beneamata licenza?
Per tutta risposta il Soldato cominciò a farsi scrocchiare le nocche delle mani.
-Vorrai dire l’ennesimo buffone.
Di nuovo la risata metallica.
-Sei uno spasso. Davvero. Dico sul serio.
L’uomo in nero abbasso l’arma.
-Volevo solo presentarmi. E in più farti omaggio di questo mentecatto.
L’uomo imbavagliato iniziò a agitarsi sulla sedia.
-Il trafficante di tecnologia Turran a cui stavi dietro da un mese.
Il Soldato strinse le dita a pugno e le avvicinò al petto.
-Non ho bisogno del tuo aiuto.
-Ma io non sono qui per aiutarti.
Un secondo di silenzio carico di tensione.
-Né per aiutare la tua compagna nascosta là dietro: Hereditas, la donna dinamica.
Altri infiniti secondi di pausa.
-Sono qui per fare la mia presentazione…e per sparire.
Detto questo, semplicemente scomparve nel nulla, come un fotogramma mal tagliato in una ripresa Super 8.
-E quello?
Una nuova voce di donna fece capolino da una colonna di mattoni del magazzino.
Un corpo flessuoso e tornito racchiuso in una tuta aderente bianca; il volto celato da una maschera di pizzo chiaro.
-Un teleporta?
Il Soldato si limitò a scuotere il capo.
-Non lo so, ma non mi piace.
Hereditas si accigliò osservando il compagno.
-Voleva presentarsi, ma non mi ha detto il suo nome.
L’uomo sollevò gli occhi e li fissò in quelli della giovane donna.
-E questo vuol dire che lo farà presto.

Annunci

Pubblicato il 23 dicembre 2013, in Blog Novel: Tre Maschere con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Buon inizio aspettiamo il resto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: