Capitolo 2: La Lettera

omega

Giorno 1.

14 Giugno 1999.
Sono sicuro che chi c’era se lo ricorda molto bene.
Impresso nella memoria a fuoco.
Le sensazioni e i sentimenti di quel giorno.
Lo stupore e l’incredulità alla vista delle astronavi del cielo.
La paura e la disperazione quando i Turran hanno attaccato in massa e con violenza.
Armi chimiche, biologiche, nucleari si sono mischiate a tecnologie aliene distruggendo e forgiando la razza umana come in un crogiolo.
Sono morti a milioni (lo sapete meglio di me), ma per i sopravvissuti non era ancora finita.
Molti erano cambiati, mutati.
Per sempre.

L’ufficio era minimalista fino al parossismo: pareti bianche spoglie e una sola scrivania.
Sul ripiano del tavolo un computer compatto (tastiera, unità fissa e schermo), un portapenne e un blocco di carta.
Nessuna fotografia personale alle pareti, ma un’unica immagine del Presidente della Repubblica.
Un luogo asettico e impersonale.
Un uomo sulla quarantina in gessato era intento a leggere un documento seduto alla scrivania.
Le sopracciglia aggrottate e l’espressione concentrata furono disturbate da un rumore estraneo: il clic di un cane armato di un’arma automatica sovrapposta a una voce metallica.
-Lettura interessante?
L’uomo sollevò lo sguardo e si ritrovò di fronte a una figura vestita di nero: un loden lungo, un cappello a tesa larga, una maschera; soprattutto una grossa pistola spianata a pochi centimetri dalla faccia.
-E lei chi diavolo è?
Una risata metallica.
-Sono l’amico del Soldato e di Hereditas.
-Come accidenti è entrato? Qui è impossibile…
La pistola fu avvicinata ulteriormente, mentre la voce distorta acquisiva una totalità glaciale.
-Le consiglio di calmarsi e di fare quello che le dico… Sempre che non preferisca una pallottola in corpo.
-Ma lo sa chi sono io?
-Luca Salmoiraghi, Questore e Direttore del Centro di Controllo dei Superumani della città di Bologna, giusto?
Un attimo di paralizzato silenzio.
-E ora, se abbiamo finito, prenda quel pennarello dal portapenne e scriva ciò che le dirò su quella bella parete bianca alle sue spalle.

Le urla di rabbia fecero abbassare gli sguardi di parecchi individui: due in divisa da carabiniere, un altro paio di colletti bianchi.
Il Soldato e Hereditas videro la scena attraverso il vetro divisorio della stanza.
-Salmoiraghi non è proprio contento.
Il Soldato continuò a stare in silenzio, fissando le scritte.
-E non posso dargli torto. Le migliori difese contro i superumani disponibili e un novellino riesce a superare sia la sorveglianza sia la barriera anti-teletrasporto.
Il supereroe in verde non replicò e iniziò a rigirare uno strano braccialetto scuro attorno al polso sinistro; l’oggetto, perfettamente ovoidale, era aderente alla pelle e spuntava da sotto il colletto della camicia militare.
-Quelli sono cazzi suoi.
Finalmente parlò.
-I nostri sono invece queste cavolo di scritte.
Hereditas guardò il muro.
-Bhè il primo è un diavolo di indirizzo web, ma cosa significa la frase: chi era il mio alfa?
-Non ne ho idea.
-Almeno una cosa è chiara.
Il Soldato fissò Hereditas negli ochhi.
-E cioè?
-Il nome del tizio. L’ultimo segno è la firma: la lettera maiuscola dell’alfabeto greco, lettera Omega. Direi che non hai frequentato il Liceo Classico.
La battuta non sembrò suscitare alcuna reazione.
Il Soldato tornò a fissare la parete, continuando a tormentarsi il polso.

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Pubblicato il 7 gennaio 2014, in Blog Novel: Tre Maschere con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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