Archivio mensile:febbraio 2014

Capitolo 4: In azione.

esplosione

Giorno 3

La quiete prima della tempesta.
Un momento di calma che precede un avvenimento violento.
Ma è sempre così…prima della rivoluzione.

La granata a frammentazione esplose in una pioggia di Shrapnel e detriti, ma la figura in uniforme mimetica non si arrestò. Passò attraverso la nuvola di schegge senza fermarsi.
I proiettili sembrarono scivolare sul corpo dell’uomo incapaci di toccarlo, nemmeno il pulviscolo ne  fu in grado.
Il Soldato piombò sul criminale, infischiandosene dei colpi di mitraglietta rivolti contro di lui: il super-umano sferrò un potente pugno dello stomaco dell’altro; l’impatto gli tolse l’aria dai polmoni, costringendolo a piegarsi in avanti boccheggiante.
Il Soldato sfruttò l’occasione e lo finì con colpo alla mascella.
Intanto Veritas era impegnata con un secondo uomo, evitando i suoi colpi convulsi di una semi-automatica.
La donna dinamica muoveva il corpo flessuoso in una danza continua e incalzante: a ogni piroetta la supereroina si avvicinava sempre di più all’avversario, spostandosi un attimo prima che il criminale sparasse nella sua posizione.
Alla fine i colpi del caricatore nel caricatore terminarono, ma la donna ormai vicinissima, non si fece impietosire e eseguì un potente calcio alla testa.
I due criminali crollarono al suolo quasi in contemporanea.
Gli echi dei colpi di arma da fuoco cessarono e Veritas si voltò verso il suo partner; il Soldato sembrava assorto nei suoi pensieri: lo sguardo perso nella parete davanti a lui, mentre continuava a tormentarsi uno strano braccialetto al polso destro.
La donna spezzò l’incantesimo del ritrovato silenzio.
-Abbiamo sistemato anche questi trafficanti di tecnologia Turran…ma ci sono notizie del nostro amico?
-No. Solo quell’assurdo diario pieno di stronzate che ha messo in rete e che i controllori del web non riescono a oscurare.
Rimase zitto per un attimo.
-Tutto questo non mi piace.
La donna si avvicinò al superuomo, che perseverava nel suo convulso gesto con il monile al polso.
-So che non c’entra nulla con tutto questo e che non sono affari miei, ma voglio chiedertelo lo stesso… Si può sapere che cos’è quel braccialetto che hai addosso?
Il tormento al braccio si arrestò di colpo e, senza voltarsi, l’uomo in uniforme se ne andò.
Veritas comunque sentì come in un sussurro la voce del Soldato dire: -E’ un ricordo di mio fratello.

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Capitolo 3: Il sussurratore.

magia

Giorno 2

Mania di controllo.
Ma sarebbe meglio dire solo all’apparenza.
Abbiamo leggi su tutto: sul controllo e la registrazione di coloro che hanno sviluppato capacità super-umane in seguito alle armi chimiche Turran, sull’utilizzo della tecnologia aliena.
Non abbiamo però la volontà di applicarle, perché la società è marcia, le istituzioni corrotte, la morale inesistente.
Esiste però una soluzione.

-E tu che cazzo ci fai qui?
L’uomo, un giovane sulla trentina, aveva appena chiuso la porta del camerino, che si ritrovò di fronte una figura vestita di nero: un cappello a falda larga e subito sotto una maschera scura della commedia dell’arte.
-Mister Atlas, il mago dell’impossibile, il signore della magia.
La voce metallica distorta non nascondeva lo scherno e l’ironia del tono.
-Non so chi cazzo tu sia, ma adesso chiamo la polizia.
L’essere in nero si limitò a incrociare le braccia e a rispondere:
-Fallo e citiamoli per intero la legge sette…
Atlas fece un involontario passo indietro, mentre il volto sembrava ritirarsi nella sua già estrema magrezza.
-Che vuoi dire?
La risata cigolante fu come mano ghiacciata passata sulla schiena.
-Lo sai benissimo cosa voglio dire caro il mio sussurratore di quanti.
Fissò ancora Atlas per qualche secondo in silenzio, prima di riprendere.
-Trovo patetico che un manipolatore della realtà quantistica finga di essere un mago e sprechi il suo dono per motivi di spettacolo, ma sono affari tuoi.
-Cosa vuoi?
-Nulla.
Una sottile risatina di controno.
-Voglio che tu continui a fare quello che fai…passare attraverso i muri, camminare sulle pareti davanti alle telecamere. Ma sopratutto voglio che tu ti faccia gli affari tuoi quando comincerà.
Ancora silenzio.
-Quando comincerò la mia rivoluzione.
E dopo l’ultima parola Atlas si ritrovò solo in una stanza vuota.