Archivi categoria: Recensioni Librarie

Recensione: Uno studio in Smeraldo

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Sinossi: quando viene commesso un orrendo omicidio di un membro della famiglia reale, l’ispettore Lestrade brancola nel buio e si vede costretto a coinvolgere un noto consulente investigativo di Baker Street.

Commento: Neil Gaiman è un grande narratore e lo ha dimostrato negli anni e in molteplici forme: sia nei romanzi, sia nei fumetti. Anche con questo racconto breve si dimostra un vero maestro riuscendo a unire in un unico lavoro due elementi all’apparenza inconciliabili: da una parte il famoso Sherlock Holmes, dall’altra gli orrori dell’oscuro maestro di Providence (mi riferisco a Lovecraft).
Il rischio era quello di creare qualcosa di pacchiano, stucchevole e forzato. Gaiman però si dimostra un autore non solo raffinato, ma anche straordinariamente originale. Non rivelo nulla per non togliervi il piacere della scoperta, ma il risultato finale è notevolissimo.

Giudizio finale: Straconsigliato. Il racconto è il primo della antologia “Cose Fragili”, ma merita un discorso a parte… L’idea dell’ambientazione è eccellente e la realizzazione pregevole. Non mi stupisce che questo racconto abbia vinto nel 2004 il prestigioso premio Hugo né che in tempi recenti abbia generato su Kickstarter una compagna di raccolta fondi per un Board Game.
E’ un’ottima idea per una ambientazione per un gioco di ruolo…c’è da pensarci…

Recensione: Savage Worlds Deluxe Edizione da Battaglia

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Cosa cerco in un gioco di ruolo?
Un po’ di tempo fa provai a rispondere alla domanda (ecco il link a quel post), devo dire però che in passato cocenti delusioni e ora guardo con estremo sospetto le nuove uscite, specie quelle che si propongono come prodotti generici, completi.
Con Savage Worlds sono stato però sfatato fino al midollo: il gioco è veramente completo, adattabile a qualsiasi ambientazione (dal fantasy più spinto fino a quelle di fantascienza hard).
Il manuale è compatto, di facile consultazione e (cosa che non guasta) pregevole a livello grafico.
Dulcis in fundo, il regolamento è affiancato da tre ottime ambientazioni:

1)Enascentia: una originalissima versione fantasy decadente.

enascentia

2)Necessary Evil: gli alieni hanno invaso la terra, gli eroi sono tutti morti nel tentativo di respingerli. Ora la resistenza è affidata alla mani dell’unica forza possibile: i supercattivi.

Necessary Evil Explorer's Edition (Savage Worlds)

3)Deadlands: la ciliegina sulla torta, l’ambientazione horror-western-fantasy con la A maiuscola.

deadlands

Commento: Siamo di fronte a un gran bel gioco, ma analizziamo i punti di forza:

1)Il Prezzo innanzitutto (è brutto da dire, ma in tempi come questi è pregio assoluto): con meno di 13 euro ci si porta a casa un prodotto completo, adattabile e ben fatto.

2)Il regolamento: facile, profondo e permette una costruzione dei personaggi giocanti molto personalizzata (e quindi addio ai PG fatti con lo stampino).

3)Le migliori ambientazioni di riferimento (presenti, ma non necessarie): dico solo Deadlands e ho detto tutto.

Veniamo ai punti di debolezza:

1)Il regolamento: pur nella sua semplicità presenta degli elementi che non a tutti i giocatori di ruolo potrebbero piacere: il fatto di poter costruire battaglie con le miniature, l’elemento aleatorio dato dalle carte da gioco; tutte cose che io trovo pregevoli, ma purtroppo (o per fortuna) non siamo tutti uguali.

2)Le ambientazioni di riferimento: pur essendo un regolamento generico, Savage Worlds ha una scelta delle ambientazioni molto originali (cosa che io ritengo in realtà un estremo punto di forza) e che potrebbe scoraggiare gli amanti del solo fantasy classico alla Tolkien.

3)L’impegno: Savage World è un sistema di gioco che (pur nella sua semplicità) necessita di un certo impegno regolistico da parte del Dungeon Master…niente di estremo s’intende, ma certamente non un regolamento “easy” o leggero.

Giudizio finale: Consigliatissimo a tutti gli amanti di un gioco di ruolo economico, completo e accattivante.

Di seguito il link alla sito ufficale del gioco.

Recensione: Londra Invisibile

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Titolo: LONDRA INVISIBILE

Titolo Originale: THE HUNGER AND ECSTASY OF VAMPIRES (1996)

Autore: BRIAN M. STABLEFORD

Sinossi: Un medicinale che permette di spostarsi nel tempo. Un’orrenda visione del futuro in cui gli esseri umani saranno ridotti a schiavi di creature infinitamente più evolute e malvagie. Ce n’è abbastanza per mettere in subbuglio Londra, ma un eterogeneo gruppo di studiosi di cui fanno parte l’antropologo William Crookes, l’ambiguo dottor Nikola Tesla, H. G. Wells, Oscar Wilde e altri eminenti vittoriani, decide di prendere in mano la situazione e difendere il segreto. Finché un personaggio temuto e leggendario si fa avanti, offrendosi di sottoporsi personalmente all’esperimento del viaggio nel tempo. Ne va della salvezza della specie, dopotutto…

Commento: Che dire ho recuperato questo libro quasi per caso, in mezzo a altri nella classica bancarella da supermercato. Ai tempi mi dissi “Tre euro li varrà di certo” e devo dire che non sono stato smentito e, anzi, mi sono ritrovato piacevolmente sorpreso.
Certo non ci troviamo di fronte a un capolavoro irrinunciabile sia chiaro, ma devo ammettere che si è dimostrato un romanzo piacevole, scorrevole e con parecchi
spunti interessanti.
L’autore (che non conoscevo e che non mi è capitato mai più di incontrare con un altro lavoro) mescola con sapienza
elementi alla “Lega degli uomini straordinari”, romanzo storico e fantascienza.
Ma certamente la cosa più interessante del romanzo è che parte in un modo e si trasforma piano piano in tutt’altro; il lettore assiste a una trasformazione di genere sotto i suoi occhi: ossia si passa da un romanzo fantastico con ambientazione storica a una distopia futuristica.

Giudizio finale: Consigliato e devo dire che merita una riscoperta. Ripeto…non certamente un capolavoro, ma un buon romanzo.
Unico neo, a mio modesto avviso, è il finale: sicuramente efficace, ma l’ho trovato forse un po’ troppo calato dall’altro, troppo “Deus ex-machina” per far finire la storia.

Recensione con infamia: Survival Diaries

Sinossi: L’Apocalisse è alla fine arrivata. Una piaga zombie si è alla fine abbattuta sul mondo, gli sparuti sopravvissuti a cercare di resistere con una delle poche cose ancora utilizzabili: il web.

La trama ricorda qualcosa? In effetti sì ma non voglio anticipare i tempi…ho deciso per questa volta (capirete dopo il perchè) di dividere la recensione in due punti per esprimere meglio il mio pensiero sulla suddetta opera.

1)Recensione pura dell’opera: che dire? Non mi è piaciuto affatto: l’ho trovata scritta in maniera banale, molto telegrafica e francamente troppo alla ricerca ossessiva più che dell’effetto “splatter” di quello dello “schifo”. Per carità io sono cultore di autori che non ci vanno per nulla leggeri (il primo che mi viene alla mente al momento è Clive Baker), ma questo non significa confondere l’orrore con il ribrezzo. A mio modesto avviso non salvano l’operazione nè una confezionamento accattivante nè un uso adeguato dell’ambientazione. Sempre a mio modesto avviso per intrattenere serve altro, e un uso così smodato della citazione risulta stucchevole e indigesto. Puoi infarcire un piatto fin che ti pare, ma, se il gusto di partenza non è buono, tutto perderà sapore.

2)Recensione plus: normalmente il mio commento si sarebbe limitato alla parte di sopra e nulla più; non amo stroncare i libri scritti da altri, ma mi piace che ognuno si formi una sua opinione personale; il mio vuol essere uno spunto, una considerazione, non il vangelo…anche perchè non mi ritengo l’assoluto detentore del sapere assoluto. Il mio motto è sempre stato “De gustibus, non disputandum”…ma questa volta voglio andarci giù duro per una serie di motivazioni:
a)Il suddetto progetto deve molto (per non dire moltissimo) nella struttura, idea e costruzione a un altro progetto del 2010 denominato “Survival blog”. Basta cercare sul web per farsene un’idea chiara di cosa parla e come è stato gestito per capire come i “Survival Diaries” debbano moltissimo (si potrebbe quasi parlare di clonazione) al progetto “Surivival Blog” (da qui in avanti SB). L’unica differenza evidente che si parla nei Diaries di Zombi e nel SB di malatti infetti. Tutto qui.
b)Non sono l’unico che ha notato queste somiglianze (e non parlo solo degli autori originali di SB) e quando la cosa è stata fatta notare gli autori dei “Diaries” l’hanno presa in burletta, negando di essere a conoscenza dell’esistenza del progetto SB (cosa che risulta impossibile vista la netta sovrapposizione dei due progetti).
c)La netta mancanza di stile degli autori dei Diaries: sarebbe bastato veramente poco per uscirne da signori, ossia un riconoscimento della fonte precedente e sarebbe morta lì. Per l’amor di dio lo stesso Alessandro Girola (net-writer di cui parlo approfonditamente in un altro articolo del mio blog, nonchè promotore e creatore iniziale dl SB) afferma a chiare lettere il fatto di non essersi inventato nulla, ma ha l’onestà intellettuale di citare le fonti precedenti. Cosa che altri non hanno fatto.
d)L’uso distorto da parte dei gestori del blog dei “Survival Diaries” di parti di recensioni in rete (chiaramente negative) per trasformali in elogi. La cosa si commenta da sè e non vado oltre.

Considerazioni finali: ne sconsiglio la lettura e l’acquisto.

Considerazioni finali plus: sono convinto che ci sia un modo giusto nel comportarsi in rete, quelli dei “Survival Diaries” lo hanno infranto senza remora, ma rimango convinto che l’infamia durerà sempre un pò più a lungo. Per questo motivo non ho pubblicato la copertina dell’opera nè il link su dove scaricarla.

Considerazione legali finali: ci tengo a sottolinare come io non sia in nessun modo coinvolto nel progetto “Survival Blog”, se non come lettore. Diffido chiunque da utilizzare questa mia recensione (o parti di essa) in maniera impropria atta stravolgere il senso delle mie parole. Altri prima di me si sono dimostrati dei signori, io rassicuro tutti che non lo sono. Anzi sono uno sfigato, bastardo, stronzo e vendicativo…e avverto fin d’ora che sono prontissimo ad andare anche per vie legali, se fosse necessario. Sfido chiunque a mettermi alla prova.

Recensione: Elementi di tenebra

Casa Editrice:
Alacran Edizioni

Anno Edizione:
2005

Pagine:
200

Prezzo:
12.80€

“Posso solamente ribadire che la letteratura a intrigo DEVE rispettare le regole dell’intrigo stesso. Quelle medesime regole possono essere infrante, ma per farlo e’ cruciale conoscerle.”

Estratto da una intervista di Alan D. Altieri su Writersmagazine

Si può consigliare di leggere un manuale che si autodefinisce di scrittura thriller a chi scrittore non è?
Certamente SI.
E lo dice lo stesso Magister nel breve estratto che ho messo in calce alla recensione: per capire il thriller bisogna conoscerne le regole, gli stili, le trappole e gli evitabili luoghi comuni.
Solo così si può essere prima di tutto un lettore attento e critico, e poi un bravo scrittore.
Perché il segreto principale dello scrivere è leggere molto,  lavorando criticamente sul lavoro degli altri per essere in futuro un (per quanto possa essere difficile) buon giudice del proprio.
Il buon Cappi ci porta con mano scherzosa e affidabile in ogni piega più recondita del thriller: partendo dagli albori, facendoci conoscere i maestri e i generi con una dovizia di particolari impressionante.

Giudizio finale: Consigliatissimo. Non è solo un ottimo manuale, ma anche un ottimo libro.

Italian net-writers: Alessandro Girola

Si può scrivere di qualcuno che si stima cercando nel contempo di rimanere il più obbiettivo possibile? Certamente si può tentare e è quello che cercherò di fare in questa  sede.
Ho incontrato Alessandro Girola nel web in quel sano crocevia di incontri e fucina di idee che è stato, e che è ancora, il forum degli appassionati dello scrittore Alan D. Altieri.
Fin da subito Alessandro (o MacNab, il nickname che si era scelto come pseudonimo) si è subito fatto riconoscere per lo stile, per l’amore critico verso la narrativa, il cinema e il fumetto di “genere”.
Non nascondo che in lui (ma anche in altri autori di cui parlerò in altri articoli) ho ritrovato una parte di me stesso che ritenevo fosse isolata e da “nerd” (non nel senso di secchione, ma di diverso, estraneo, fuori dal coro), che in parte mi ha consolato e nel contempo spronato a mettermi in gioco.
Ma non siamo qui a parlare di me (anche se fatico a scindere le due cose in quanto ritengo ci siano molti punti di contatto, pur con delle sostanziali differenze), ma di Alessandro ed è meglio non perdere il focus.
Alessandro ha iniziato come tutti gli scrittori in erba: ossia si è cimentato nei generi che di più lo infervoravano come lettore, il thriller fantapolitico, l’horror… mantenendo però una sua dimensione originale, rimanendo fedele a se stesso.
Tutti noi siamo cresciuti a pane e letteratura americana e per molti è stato quindi naturale ambientare i propri romanzi negli States con protagonisti “made in U.S.A.”; Alessandro d’altro canto si subito differenziato privilegiando la locazione nostrana e mettendola in risalto (a volte al centro) della trama.
Il buon Girola si è dimostrato nel tempo un autore a tutto tondo cimentandosi in moltissimi generi (ucronia, horror, fantascienza, catastrofismo, steampunk) senza fossilizzarsi mai, evolvendo sempre, ma con una sola idea in testa: scrivere divertendosi.

In questa missione lo ha certamente aiutato il blog che ha aperto ormai da alcuni anni e in cui parla delle sue passioni, in cui recensisce libri, film e fumetti e in cui sperimenta nuove forme di comunicazione muti-mediale (da ricordare l’esperimento del survival blog di cui è stato uno dei vivacissimi fautori e promotori).
Ma non solo lo stile contraddistingue il nostro MacNab, ma anche le scelte di pubblicazione in rete, nel rendere fruibile le proprie produzioni in formato e-book gratuitamente o a prezzi praticamente irrisori; dimostrando fuori di dubbio che si possono fare auto-produzioni di qualità eccellente.
Vi esorto quindi a leggere Alessandro Girola non solo perché è bravo, ma perché è molto bravo.

Il link al blog dell’autore: http://mcnab75.livejournal.com/

Il link al sito dell’autore: http://www.alessandrogirola.com/

Recensione: Santanta di Danilo Arona

SANTANTA
di Danilo Arona – pagine 116 – euro 9,00 – Perdisa Editore

Sinossi: Marina del Rey, California. Il giornalista spagnolo Manuel sta indagando sul vento Santa Ana (o Santanta, dal suo nome indiano), una corrente calda proveniente dal deserto del Mojave, che sembra avere il potere di far impazzire spingendola a commettere atti aberranti e criminali. La realtà  sarà sconvolgente.

Commento: una volta le chiamavano novelle, poi le hanno ribattezzate racconti lunghi o romanzi brevi; rimane comunque innegabile che rimangono un ottimo modo per conoscere un autore senza spendere una cifra esagerata. In questa sua prova Danilo Arona non delude utilizzando la sua prosa asciutta e efficace ci introduce a un climax che esplode deflagrando nella parte finale. Fantastico e attuale si mischiano sapientemente fino a fondersi nella nostra quotidianità facendoci dubitare di essa.
Danilo Arona prepara una pietanza succulenta, ricca, ma che non stomaca; anzi ci spinge a volere una seconda porzione.
Consigliatissimo.

Lovecraft, il precursore

Ho sempre amato H.P. Lovecraft: la sua capacità di saper creare un orrore strisciante e atavico da situazioni all’apparenza banali e comuni.
Di fatto la cosmologia da lui creata nei miti del Necronomicron (o di Cthulhu) ha influenzato molti autori, ma anche la sua produzione considerata minore è molto interessante.
In particolare un racconto del 1923 I cari estinti (ma il cui titolo originale The Loved Dead, ossia L’amata Morte, trovo particolarmente pregnante) è degno di massima nota. Scritto per l’amico scrittore C.M. Eddy, all’epoca suscitò delle vivissime proteste a causa dell’argomento trattato, appunto la necrofilia.
La novella, narrata in prima persona dal protagonista come un immane flusso di coscienza, è la confessione-ricostruzione di una vita di scelleratezze e di turpitudini di quello che oggi definiremmo un serial-killer: la sua solitudine, la morbosa attrazione verso tutto ciò che è morto, la scelta di andare a lavorare presso un impresario di pompe funebri per appagare i suoi istinti, il climax del desiderio di morte che lo porterà ad uccidere.
Solo da questa mia brevissima sinossi si capisce come la narrazione sia di fatto ancora oggi attualissima: verrebbe da dire che è particolarmente di moda visto l’ampio proliferare nella letteratura contemporanea di assassini seriali e affini. Stupisce come un autore a noi così lontano ( è morto nel 1937, ma da allora la società moderna ha avuto una rivoluzione copernicana sia nella tecnologia sia nei costumi) abbia avuto la lucidità e la freddezza di una analisi così lungimirante dell’animo umano.
Un altro elemento caratterizzante della prosa è dato dal fatto che l’autore non ci dice il nome del protagonista della vicenda: viene volutamente omesso e taciuto. Questa trovata di Lovecraft aumenta l’empatia con il protagonista e ci fa capire come l’orrore non ha volto.

Buona lettura