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Recensione, omaggio per Strategie Evolutive: Omicidi e incantesimi

Cast A Deadly Spell

Sinossi: H.P Lovecraft è un detective privato nella Los Angeles del 1948 che si arrabatta come in un mondo in cui la magia è diventata di uso comune. Un giorno viene contattato da uno degli uomini più ricchi e potenti della città, Amos Hackshaw; l’incarico è recuperare un libro, Il Necronomicon.

Commento: prima di parlare di questo film televisivo del 1991, mi sembra giusto e doveroso dire come ne sono venuto a conoscenza; l’autore del misfatto (se così si può dire) è Davide Mana che ne ha parlato nel suo blog Strategie Evolutive. Chi conosce e legge le mie pagine sa che ho citato spesso Strategie Evolutive (da qui SE) e mi  è dispiaciuto molto apprendere che sta per chiudere.
Non entro qui nelle decisioni di Davide (che considero un amico) che condivido e comprendo, ma voglio rendere un piccolo omaggio a un sito che con le sue recensioni, i suoi consigli e la sua avvedutezza ha contribuito non poco ad ampliare il mio gusto e la mia conoscenza del mondo del fantastico.
Ma questo non vuol essere un necrologio per SE, né un elogio funebre per Davide Mana (che non è assolutamente morto come lui tiene scherzosamente a puntualizzare): anzi continua a lavorare in maniera febbrile (a breve tra parentesi recensirò un suo nuovo e-book), ma mi sembrava giusto sottolineare con un piccolo omaggio il lavoro di una persona che si è distinta (e si distingue) per competenza, gentilezza e spirito in tutti questi anni.
Ma torniamo alla recensione di “Cast a Deadly Spell” (questo il titolo originale, meglio di quello orrido italiano) è un ottimo esempio di ucronia urban-noir con venature di commedia. La trama non è banale e scorre liscia come l’olio ricca di citazioni e omaggi.
Non ci annoia e ci si diverte nel vedere un detective che rifiuta incantesimi e affini in un mondo basato sulla magia.
Il regista Martin Campbell negli anni successivi alternerà buone prove (La maschera di Zorro, Casinò Royale) a vere ciofeche (Lanterna Verde).

Giudizio finale: consigliatissimo se lo trovate in passaggio televisivo (assai raro) oppure se lo cercate sul tubo.

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Sulla fanfiction e l’opera “omaggio reverenziale”

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Prendo spunto da un ottimo post del blogger Davide Mana (per chi fosse interessato a leggerlo questo è il link) per fare una mia piccola riflessione e andare un po’ alla deriva con le mie idee personali.
Mi rendo conto che  come tutti i post arguti (e che vorrebero spingere indirettamente a una riflessione intelligente e ponderata), quello di Davide è stato ampiamente frainteso, travisato e comunque ampiamente mal interpretato (basta leggere alcuni commenti).
A questo punto mi sembra doveroso dire la mia.
In passato ho letto parecchie fan-fiction sulla rete e devo dire che i risultati sono stati spesso discontinui: mi sono passati davanti agli occhi lavori ben fatti, alcune letture non disprezzabili, ma anche (sempre parere mio) autentiche porcherie.
Una cosa voglio sia chiara fin da subito: io non ho nulla con chi desideri scrivere opere basate su personaggi famosi di altri, esistono esempi assai autorevoli di ottimi lavori fatti da mostri sacri della letteratura di genere; il primo esempio mella mia mente è lo scrittore Philip Josè Farmer (autore che adoro) che nella sua smisurata produzione (per lo più di fantascienza, ma non solo) ha voluto e potuto inserire romanzi aventi per protagonisti Tarzan, Doc Savage e perfino Phileas Fogg de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verniana mermoria.
Quello scelto da me è di certo uno degli esempi più alti in questo genere: ossia quando un ottimo narratore mette la sua arte al servizio di un personaggio che secondo lui ha ancora qualcosa da dire o da dare…magari aggiungendo una novità, o una prospettiva o un diverso punto di vista.
E a questo punto, se mi permettete, che casca l’asino: un conto è l’omaggio reverenziale con una ricerca di tocco personale, un altro è l’utilizzo di un personaggio già esistente per una storia che non aggiunge nulla oltre alla trama.
Niente da dire rimane un ottimo esercizio di stile ed è di certo rassicurante “esercitarsi” su un Setting pre-esistente, ma credo anche che chiunque abbia una qualsiasi velleità di scrivere seriamente (e per “seriamente” intendo mettersi alla prova sul serio), debba prima o poi cimentarsi con una lavoro personale in ogni sua parte.
Questo non significa rinunciare a utilizzare degli archetipi esistenti, ma ritengo doveroso il bisogno di aggiungere sempre un tocco personale, metterci del proprio estro…perché alla fine è proprio quello a fare la differenza.

Italian net-writer: Davide Mana

Esistono due tipi di divulgatori.
Il primo è un pontificatore che, dall’alto della sua conoscenza, incensa il pubblico con il suo sapere; per costoro la platea è piena di sudditi da istruire, ma conservando un senso di superiorità distaccata.
Il secondo, invece, informa per il gusto di farlo, perché nella condivisione trova un piacere sottile e assoluto senza mettersi in cattedra.
Davide Mana appartiene a quest’ultima fattispecie; lettore onnivoro, conoscitore raffinato del fantastico nostrano e estero, ha saputo creare con il suo blog (Strategie Evolutive) un polo di discussione molto interessante.
In più lo stesso Mana si è fatto promotore di una iniziativa interessantissima, il Lemuria Social Club.
Per spiegare che cos’è il Lemuria copio l’intestazione esplicativa presente nel sito.

Il Lemuria Social Club è la casa di quelli che sono stati definiti agili volumetti del fantastico e del misterioso.
Diversi autori si stanno cimentando con un nuovo formato – saggi di storia interstiziale, di forteana e di pulp non-fiction caratterizzati da un taglio leggero, un numero di pagine non superiore a 100 ed una distribuzione attraverso il web in formato ebook.
Il Lemuria Social Club è qui per dare spazio e visibilità a questi agili volumetti.
Sì, insomma, è pubblicità.
Però bella.

Mi sembra chiaro l’intento, in più lo stesso Mana ha pubblicato dei suoi lavori particolarmente interessanti.

Concludo solo con una frase: W gli agili volumetti.