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Capitolo 10. Flashback 3°, La decisione difficile.

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16 Giugno 1999 Ore 22:00

-Non so come ha fatto, ma le consiglio di uscire dal mio computer. Questa è una linea militare e lei sta commettendo un reato…
L’uomo si fermò al sentire un risata dall’altra parte dello schermo: un ragazzo sui sedici anni lo fissava con uno strano ghigno sul volto.
La cosa veramente inquietante era la luminescenza verdastra dei suoi occhi.
-Scusi signor Presidente, ma non sono un hacker. E poi, anche se lo fossi, con l’invasione dei Turran in atto non avrebbe alcuna importanza.
-I Turran?
-Ah già, la vostra intelligence non ha ancora scoperto nulla… Ha presente quei grossi alieni armati pesantemente e che ci stanno facendo il culo su tutto il pianeta? Sono loro i Turran.
-Ma come si permette…
Il sorriso sparì dal volto del ragazzo e divenne serio.
-Signor Presidente le assicuro che la mia non è una burla.
Detto questo premette un bottone sulla tastiera.
-Ma lascerò che siano i dati che le sto mandando a parlare per me e per il piano che ho in mente.

 

-Non è possibile, lei non può chiedermi questo.
-L’unica alternativa è l’estinzione. O noi o loro.
-Ma quello che mi chiede… La tossina non solo ucciderà i Turran, ma anche le migliaia di persone che sono state contaminata dalla loro tecnologia e dalle loro armi e che sono sopravvissute.
-Non siamo riduttivi, stiamo parlando di milioni di persone, che comunque sarebbero condannate allo sterminio.
-Io non posso…
-La esorto a pensare a quanti invece si salveranno.
-Non può chiedermi questo.
-E non sarei a chiederglielo infatti. Se potessi lo farei da solo e senza remore, ma non né i mezzi né la possibilità.
-Ma come posso?
-Lei può e deve, signor Presidente, è tutto nelle sue mani. La decisione spetta a lei e deve decidere in fretta.

Sulla fanfiction e l’opera “omaggio reverenziale”

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Prendo spunto da un ottimo post del blogger Davide Mana (per chi fosse interessato a leggerlo questo è il link) per fare una mia piccola riflessione e andare un po’ alla deriva con le mie idee personali.
Mi rendo conto che  come tutti i post arguti (e che vorrebero spingere indirettamente a una riflessione intelligente e ponderata), quello di Davide è stato ampiamente frainteso, travisato e comunque ampiamente mal interpretato (basta leggere alcuni commenti).
A questo punto mi sembra doveroso dire la mia.
In passato ho letto parecchie fan-fiction sulla rete e devo dire che i risultati sono stati spesso discontinui: mi sono passati davanti agli occhi lavori ben fatti, alcune letture non disprezzabili, ma anche (sempre parere mio) autentiche porcherie.
Una cosa voglio sia chiara fin da subito: io non ho nulla con chi desideri scrivere opere basate su personaggi famosi di altri, esistono esempi assai autorevoli di ottimi lavori fatti da mostri sacri della letteratura di genere; il primo esempio mella mia mente è lo scrittore Philip Josè Farmer (autore che adoro) che nella sua smisurata produzione (per lo più di fantascienza, ma non solo) ha voluto e potuto inserire romanzi aventi per protagonisti Tarzan, Doc Savage e perfino Phileas Fogg de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verniana mermoria.
Quello scelto da me è di certo uno degli esempi più alti in questo genere: ossia quando un ottimo narratore mette la sua arte al servizio di un personaggio che secondo lui ha ancora qualcosa da dire o da dare…magari aggiungendo una novità, o una prospettiva o un diverso punto di vista.
E a questo punto, se mi permettete, che casca l’asino: un conto è l’omaggio reverenziale con una ricerca di tocco personale, un altro è l’utilizzo di un personaggio già esistente per una storia che non aggiunge nulla oltre alla trama.
Niente da dire rimane un ottimo esercizio di stile ed è di certo rassicurante “esercitarsi” su un Setting pre-esistente, ma credo anche che chiunque abbia una qualsiasi velleità di scrivere seriamente (e per “seriamente” intendo mettersi alla prova sul serio), debba prima o poi cimentarsi con una lavoro personale in ogni sua parte.
Questo non significa rinunciare a utilizzare degli archetipi esistenti, ma ritengo doveroso il bisogno di aggiungere sempre un tocco personale, metterci del proprio estro…perché alla fine è proprio quello a fare la differenza.

Recensione: Londra Invisibile

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Titolo: LONDRA INVISIBILE

Titolo Originale: THE HUNGER AND ECSTASY OF VAMPIRES (1996)

Autore: BRIAN M. STABLEFORD

Sinossi: Un medicinale che permette di spostarsi nel tempo. Un’orrenda visione del futuro in cui gli esseri umani saranno ridotti a schiavi di creature infinitamente più evolute e malvagie. Ce n’è abbastanza per mettere in subbuglio Londra, ma un eterogeneo gruppo di studiosi di cui fanno parte l’antropologo William Crookes, l’ambiguo dottor Nikola Tesla, H. G. Wells, Oscar Wilde e altri eminenti vittoriani, decide di prendere in mano la situazione e difendere il segreto. Finché un personaggio temuto e leggendario si fa avanti, offrendosi di sottoporsi personalmente all’esperimento del viaggio nel tempo. Ne va della salvezza della specie, dopotutto…

Commento: Che dire ho recuperato questo libro quasi per caso, in mezzo a altri nella classica bancarella da supermercato. Ai tempi mi dissi “Tre euro li varrà di certo” e devo dire che non sono stato smentito e, anzi, mi sono ritrovato piacevolmente sorpreso.
Certo non ci troviamo di fronte a un capolavoro irrinunciabile sia chiaro, ma devo ammettere che si è dimostrato un romanzo piacevole, scorrevole e con parecchi
spunti interessanti.
L’autore (che non conoscevo e che non mi è capitato mai più di incontrare con un altro lavoro) mescola con sapienza
elementi alla “Lega degli uomini straordinari”, romanzo storico e fantascienza.
Ma certamente la cosa più interessante del romanzo è che parte in un modo e si trasforma piano piano in tutt’altro; il lettore assiste a una trasformazione di genere sotto i suoi occhi: ossia si passa da un romanzo fantastico con ambientazione storica a una distopia futuristica.

Giudizio finale: Consigliato e devo dire che merita una riscoperta. Ripeto…non certamente un capolavoro, ma un buon romanzo.
Unico neo, a mio modesto avviso, è il finale: sicuramente efficace, ma l’ho trovato forse un po’ troppo calato dall’altro, troppo “Deus ex-machina” per far finire la storia.

Racconto Bonsai: Convivenza Zero.

Convivenza zero, gli analisti non lasciano adito a dubbi: gli autoctoni hanno dimostrato nella loro storia di essere una specie violenta e autodistruttiva; incapaci di integrarsi fra di loro, figurarsi poi l’interazione con una razza totalmente aliena alla loro natura.
-Eppure ci deve essere un’altra soluzione.
La mia frase non è rivolta a nessuno in particolare, sono solo nella cabina di pilotaggio dell’astronave, ma è così difficile decidere lo sterminio di una intera popolazione senziente.
Sotto di me il pianeta è una palla azzurra macchiata in alcuni punti di marrone: tutta quella montagna di territorio inutilizzato a disposizione e loro non vogliono concedercelo.
Premo il pulsante quasi senza guardarlo, ma immaginando nella mia mente la devastazione e la distruzione conseguente  sulla terraferma.
-Noi seppie ci saremmo accontentate del mare, solo del mare.
Il ripetere quelle parole a voce alta le trasforma da preghiera a epitaffio.

Racconto Bonsai omaggio ai Negrita (2): In ogni atomo

Come avevo annunciato in questo post, eccoci arrivati al secondo appuntamento con un Bonsai ispirato (almeno nel titolo) a una canzone del gruppo dei Negrita. Questa  è la volta di un brano dell’album Reset del 1999, ossia “In ogni atomo”.

Spero che vi piaccia.

Luca afferrò la pistola, una Beretta 92FS nichelata, e mise il colpo in canna.
Lo scarrellamento dell’arma risuonò come un gong nel silenzio del laboratorio. I macchinari immensi sulle pareti avevano terminato il loro compito e rimanevano muti.
Sul lettino il prodotto ultimo del loro lavoro : il corpo di una donna sulla trentina, i capelli unti e appiccicaticci del liquido amniotico sintetico della mega-incubatrice.
Luca la guardò ancora una volta (l’ennesima) e sussurrò a mezza voce: “Anna”.
L’uomo si avvicinò, mentre i pensieri gli rimbombavano nel cervello come un martello pneumatico.
Ti prego, fa che sia quella buona. Fa che mi riconosca.
Gli occhi di Anna ebbero un fremito, chiaro segno dell’approssimarsi del risveglio.
Luca guardò la pistola.
Rivoglio Anna com’era. In ogni sua cellula, in ogni suo neurone, in ogni suo atomo.
Gli occhi della donna iniziarono lentamente a aprirsi, mentre Luca sollevava l’arma.
E, se anche stavolta non sarà lei, lo rifarò fino a quando non mi riconoscerà!
Lo sguardo dell’uomo si fece risoluto e una certezza venne di nuovo accantonata nell’inconscio.
Si può clonare un corpo, non l’anima.

Italian net-writer: Davide Mana

Esistono due tipi di divulgatori.
Il primo è un pontificatore che, dall’alto della sua conoscenza, incensa il pubblico con il suo sapere; per costoro la platea è piena di sudditi da istruire, ma conservando un senso di superiorità distaccata.
Il secondo, invece, informa per il gusto di farlo, perché nella condivisione trova un piacere sottile e assoluto senza mettersi in cattedra.
Davide Mana appartiene a quest’ultima fattispecie; lettore onnivoro, conoscitore raffinato del fantastico nostrano e estero, ha saputo creare con il suo blog (Strategie Evolutive) un polo di discussione molto interessante.
In più lo stesso Mana si è fatto promotore di una iniziativa interessantissima, il Lemuria Social Club.
Per spiegare che cos’è il Lemuria copio l’intestazione esplicativa presente nel sito.

Il Lemuria Social Club è la casa di quelli che sono stati definiti agili volumetti del fantastico e del misterioso.
Diversi autori si stanno cimentando con un nuovo formato – saggi di storia interstiziale, di forteana e di pulp non-fiction caratterizzati da un taglio leggero, un numero di pagine non superiore a 100 ed una distribuzione attraverso il web in formato ebook.
Il Lemuria Social Club è qui per dare spazio e visibilità a questi agili volumetti.
Sì, insomma, è pubblicità.
Però bella.

Mi sembra chiaro l’intento, in più lo stesso Mana ha pubblicato dei suoi lavori particolarmente interessanti.

Concludo solo con una frase: W gli agili volumetti.

Due minuti a mezzanotte: Round Robin di Alessandro Girola

Ebbene si: ancora supereroi, ancora ucronia.
Questa volta però non sono io il cuoco, ma (volendo utilizzare ancora questa metafora culinaria) sarò un attivo garzone agli ordini dell’amico Alessandro Girola.
Per chi non sapesse cos’é una Round Robin, è presto detto: è un lavoro di scrittura collettiva.
Il buon Girola ci ha fornito il contesto (l’ambietazione) e darà l’incipit nel primo capitolo; a noi partecipanti il compito a rotazione di aggiungere un pezzo alla trama imbastita sotto l’egida del magister Girola.

Questo il link al post di presentazione nel blog dell’amico Alessandro Girola.

Questo il link della pagina web di “Due minuti a mezzanotte” per chi ne volesse sapere di più.

Infine questo è il link del mio articolo su Alessandro Girola.

Racconto Bonsai: Fumo

La granata a frammentazione esplose un paio di metri sulla sinistra del capitano, riparato dietro la paratia anti-scoppio.
Il rumore delle armi da fuoco era assordante inframezzato dal fumo e dal puzzo di carne bruciata.
Il vice si avvicinò al suo superiore tenendosi basso e urlando nel contempo per farsi sentire: -Signore, ha lei la palla?
Il capitano annuì mostrando la sfera e indicando il cadavere di un uomo dilaniato da colpi di arma automatica nel petto.
-L’ho strappata di forza al loro centravanti.
-Signore, dov’è la porta?
-Laggiù.
Il capitano indicò un punto in direzione sud: un ammasso di fumo indistinto.
Di sicuro la porta avversaria era lì, come il pubblico, anche se invisibile.
Da quando il calcio è diventato armato non lo vedo più durante le partite.
Eppure era c’era e urlava a squarciagola.

Racconto Bonsai: Brutto risveglio

Il ritorno alla realtà è brusco come al solito.
Stacco gli elettrodi e sfioro con lo sguardo il mio fisico, retaggio ossuto e flaccido di un essere a me lontano.
Scendo dal lettino: i piedi nudi incontrano il pavimento freddo producendo nei miei nervi una scossa, ma la ignoro.
Velocemente mi dirigo alla cucina e astraggo dal frigo un paio di confezioni di cibi precotti; quasi li getto nel forno a microonde aspettando gli interminabili secondi della cottura.
Nonostante la fame, l’unico mio pensiero è ritornare dentro…nella realtà virtuale.
In questo mondo sono una merda, là sono un dio.
Trangugio il tutto senza nemmeno sentire il sapore, mentre nel cuore mi martella una voce: “Torna…torna…torna…”
Presto si inventeranno qualcosa per alimentare i viaggiatori anche durante le sessioni virtuali.
E a quel punto rimarrò là per sempre.

Racconto Bonsai: Navicella 374

-Navicella 374 procedura di rientro iniziata con successo. Tempo previsto per il rientro quantificato in sette ore.
-Bene Houston, il computer di bordo conferma la stima.
-Ottimo navicella 374. Come ci si sente a essere il primo essere umano a essere andato e tornato da Marte?
-Bene, ma non vedo l’ora di tornare a casa.
-Forza navicella 374, ormai manca poco. A proposito, hai preso qualche souvenir dal pianeta rosso?
Il giovane astronauta si voltò a fissare la creatura verminoide che gli puntava contro un’arma.
-Più o meno.