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Recensione: Doc Savage – L’uomo di Bronzo (il film)

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Sinossi: Clark Savage jr, detto Doc, è uno scienziato, avventuriero dedito a raddrizzare i torti in ogni angolo del globo. Quando suo padre muore misteriosamente, Doc sarà costretto a un incredibile viaggio nel profondo Sud America alla ricerca degli ultimi vestigia della civiltà Maya.

Commento: Ho scoperto il personaggio di Doc Savage in tempi recenti recuperando nell’usato alcuni dei pochi libri usciti, quasi una trentina di anni fa, nella collana Urania dedicata espressamente a questo Eroe Pulp.
Non nascondo la mia grande curiosità di vedere come avevano trasposto (il film è datato 1974) questo eroe cartaceo.
Il risultato è stato purtroppo deludente, al limite della ciofeca.
Mi rendo conto che il rischio enorme di un personaggio del genere è renderlo una macchietta, parossismo di sé stesso e così purtroppo è stato.
Il film vuole strizzare troppo l’occhio al pubblico con battutine più o meno scherzose, comunque di un livello oserei dire scolare, e essere in maniera esagerata una pellicola per tutta la famiglia.
Ma veniamo a quelle che considero le maggiori note dolenti:
1)Ron Early, l’attore scelto per interpretare la parte di Doc, non lo vedo perfettissimo nella parte; a mio modesto parere Doc sarebbe dovuto avere una incarnazione più granitica, e non quella abbastanza bonaria di Early (che non dimentichiamocelo era famoso sopratutto per aver interpretato Tarzan in una serie televisiva).
2)Gli attori scelti per incarnare i magnifici 5, ossia gli aiutanti del nostro Doc Savage. Mi spiace, ma sembrano 5 pirla; ne prendo uno a caso: quello che interpreta Monk, non ha nulla di scimmiesco, anzi ha tutte le fattezze di un suino. E comunque non rispecchia in alcun modo la psicologia del personaggio di riferimento. Vale lo stesso ragionamento anche per gli altri 4.
3)La misoginia di Doc è totalmente assente nel film (volendo essere sinceri dice espressamente che non schifa le donne, solo non ne vuole metterle in pericolo) e addirittura ne fanno un piacione. Ma dico io.
4)Gli indios Maya vengono raffigurati come la brutta copia degli indiani di “Ombre Rosse”, una cosa orrenda e inguardabile.

Giudizio finale: Tratto dal primo romanzo della serie di Doc Savage (incredibilmente giunto anche da noi con il titolo orrendo “La piramide d’oro”) il film purtroppo delude per quello che avrebbe potuto essere e invece non è. Una occasione mancata.

Recensione: Tron (1982)

Sinossi: Kevin Flynn è un giovane e geniale programmatore in lotta contro una multinazionale informatica la Encom e in particolare con un suo dirigente Dillinger, reo di aver sottratto dei suoi brevetti per accaparrarsene i meriti.
Flynn sarà costretto per cercare prove del misfatto a entrare nel cervellone della società (MCP, Master Control Program), in senso letterale.

Commento: Spesso per guardare il proprio presente e il proprio futuro con maggiore consapevolezza, è necessario (anzi doveroso) voltarsi indietro osservando cosa ci ha preceduto.
Ci sarebbe mai stato un film come Matrix, se prima non ci fosse stato Tron? Forse no.
E’ il 1982 e la realtà virtuale è stata solo abbozzata e teorizzata; il movimento “cyberpunk” sta per esplodere nell’allora immaginario fantascientifico.
Tron uscì in quell’epoca ed è straordinario come ancora oggi rimanga attualissimo e visivamente accattivante, nonostante gli anni passati, con un gusto adesso retrò, ma per i tempi avveniristico.
Da riscoprire assolutamente.

Recensione: Moon (2009)

Trama: Sam Bell è l’unico operaio presente sulla base lunare dedita a estrarre l’Elio-3, unica fonte di energia possibile per un mondo in profonda crisi energica; il tempo passa lento e sempre uguale, mentre la ferma di tre anni di Sam sta per scadere e lui tornerà a casa dalla moglie e dalla figlioletta.
Ma accade un incidente e compare nella base un uomo uguale a lui e con i suoi stessi ricordi.
Che Sam stia impazzendo?

Commento: questa è l’opera prima Duncan Jones (figlio di David Bowie), nonché l’autore di quel “Source Code” che è stato il thriller-fantascientifico rivelazione della scorsa stagione cinematografica.
Jones esordisce in un film di fantascienza solido, robusto, scritto bene e recitato meglio (Sam Rockwell da una interpretazione sovrana); un film in cui il vero effetto speciale è la storia e i trucchi cinematografici sono un contorno funzionale a rendere perfetto il tutto.

Giudizio finale: Consigliatissimo, un chiaro esempio di come si possa fare un bel film di fantascienza senza spendere cifre esorbitanti (“Moon” è costato solo 5 milioni di dollari).