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Recensione: Uno studio in Smeraldo

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Sinossi: quando viene commesso un orrendo omicidio di un membro della famiglia reale, l’ispettore Lestrade brancola nel buio e si vede costretto a coinvolgere un noto consulente investigativo di Baker Street.

Commento: Neil Gaiman è un grande narratore e lo ha dimostrato negli anni e in molteplici forme: sia nei romanzi, sia nei fumetti. Anche con questo racconto breve si dimostra un vero maestro riuscendo a unire in un unico lavoro due elementi all’apparenza inconciliabili: da una parte il famoso Sherlock Holmes, dall’altra gli orrori dell’oscuro maestro di Providence (mi riferisco a Lovecraft).
Il rischio era quello di creare qualcosa di pacchiano, stucchevole e forzato. Gaiman però si dimostra un autore non solo raffinato, ma anche straordinariamente originale. Non rivelo nulla per non togliervi il piacere della scoperta, ma il risultato finale è notevolissimo.

Giudizio finale: Straconsigliato. Il racconto è il primo della antologia “Cose Fragili”, ma merita un discorso a parte… L’idea dell’ambientazione è eccellente e la realizzazione pregevole. Non mi stupisce che questo racconto abbia vinto nel 2004 il prestigioso premio Hugo né che in tempi recenti abbia generato su Kickstarter una compagna di raccolta fondi per un Board Game.
E’ un’ottima idea per una ambientazione per un gioco di ruolo…c’è da pensarci…

Recensione, omaggio per Strategie Evolutive: Omicidi e incantesimi

Cast A Deadly Spell

Sinossi: H.P Lovecraft è un detective privato nella Los Angeles del 1948 che si arrabatta come in un mondo in cui la magia è diventata di uso comune. Un giorno viene contattato da uno degli uomini più ricchi e potenti della città, Amos Hackshaw; l’incarico è recuperare un libro, Il Necronomicon.

Commento: prima di parlare di questo film televisivo del 1991, mi sembra giusto e doveroso dire come ne sono venuto a conoscenza; l’autore del misfatto (se così si può dire) è Davide Mana che ne ha parlato nel suo blog Strategie Evolutive. Chi conosce e legge le mie pagine sa che ho citato spesso Strategie Evolutive (da qui SE) e mi  è dispiaciuto molto apprendere che sta per chiudere.
Non entro qui nelle decisioni di Davide (che considero un amico) che condivido e comprendo, ma voglio rendere un piccolo omaggio a un sito che con le sue recensioni, i suoi consigli e la sua avvedutezza ha contribuito non poco ad ampliare il mio gusto e la mia conoscenza del mondo del fantastico.
Ma questo non vuol essere un necrologio per SE, né un elogio funebre per Davide Mana (che non è assolutamente morto come lui tiene scherzosamente a puntualizzare): anzi continua a lavorare in maniera febbrile (a breve tra parentesi recensirò un suo nuovo e-book), ma mi sembrava giusto sottolineare con un piccolo omaggio il lavoro di una persona che si è distinta (e si distingue) per competenza, gentilezza e spirito in tutti questi anni.
Ma torniamo alla recensione di “Cast a Deadly Spell” (questo il titolo originale, meglio di quello orrido italiano) è un ottimo esempio di ucronia urban-noir con venature di commedia. La trama non è banale e scorre liscia come l’olio ricca di citazioni e omaggi.
Non ci annoia e ci si diverte nel vedere un detective che rifiuta incantesimi e affini in un mondo basato sulla magia.
Il regista Martin Campbell negli anni successivi alternerà buone prove (La maschera di Zorro, Casinò Royale) a vere ciofeche (Lanterna Verde).

Giudizio finale: consigliatissimo se lo trovate in passaggio televisivo (assai raro) oppure se lo cercate sul tubo.

Lovecraft, il precursore

Ho sempre amato H.P. Lovecraft: la sua capacità di saper creare un orrore strisciante e atavico da situazioni all’apparenza banali e comuni.
Di fatto la cosmologia da lui creata nei miti del Necronomicron (o di Cthulhu) ha influenzato molti autori, ma anche la sua produzione considerata minore è molto interessante.
In particolare un racconto del 1923 I cari estinti (ma il cui titolo originale The Loved Dead, ossia L’amata Morte, trovo particolarmente pregnante) è degno di massima nota. Scritto per l’amico scrittore C.M. Eddy, all’epoca suscitò delle vivissime proteste a causa dell’argomento trattato, appunto la necrofilia.
La novella, narrata in prima persona dal protagonista come un immane flusso di coscienza, è la confessione-ricostruzione di una vita di scelleratezze e di turpitudini di quello che oggi definiremmo un serial-killer: la sua solitudine, la morbosa attrazione verso tutto ciò che è morto, la scelta di andare a lavorare presso un impresario di pompe funebri per appagare i suoi istinti, il climax del desiderio di morte che lo porterà ad uccidere.
Solo da questa mia brevissima sinossi si capisce come la narrazione sia di fatto ancora oggi attualissima: verrebbe da dire che è particolarmente di moda visto l’ampio proliferare nella letteratura contemporanea di assassini seriali e affini. Stupisce come un autore a noi così lontano ( è morto nel 1937, ma da allora la società moderna ha avuto una rivoluzione copernicana sia nella tecnologia sia nei costumi) abbia avuto la lucidità e la freddezza di una analisi così lungimirante dell’animo umano.
Un altro elemento caratterizzante della prosa è dato dal fatto che l’autore non ci dice il nome del protagonista della vicenda: viene volutamente omesso e taciuto. Questa trovata di Lovecraft aumenta l’empatia con il protagonista e ci fa capire come l’orrore non ha volto.

Buona lettura