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Racconto Bonsai: Pecore

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La notte era particolarmente buia e la luna sembrava quasi non esistere dietro una spessa coltre di nubi; il satellite stava con fatica lottando per emergere, ma non stava vincendo la battaglia.
Samyr diede un’occhiata al gruppo di disperati sul gommone: un insieme di uomini male in arnese e donne, alcune in avanzato stato interessante. In tutto una trentina di individui, tutti stipati in uno spazio pensato per dieci.
Pecore, pensò l’uomo senza nascondere una espressione di disgusto.
Il viaggio proseguì ancora per parecchi minuti, quando nella pece notturna comparvero in lontananza le prime luci della costa.
A quel punto Samyr arrestò il motore dell’imbarcazione.
-Signori, siamo arrivati.
Il panico e l’incredulità iniziò a serpeggiare, seguito da qualche protesta.
Lo scafista placò tutti spianando una grossa pistola.
-A me non me frega un cazzo, ma gli ultimi cinquecento metri li farete a nuoto.
E per enfatizzare il concetto premette l’arma contro la testa della persona più vicina.
-Sta a voi scegliere se far diventare questo gommone un mattatoio.
Lentamente cominciarono a gettarsi in acqua e iniziarono con fatica a guadagnare la riva.
Pecore, il pensiero si fece di nuovo spontaneo con il medesimo disprezzo.
-Avevi ragione.
La voce estranea riportò Samyr alla realtà e si ritrovò a fissare l’unico passeggero che non si era ancora buttato, un uomo sulla quarantina con uno strano sorriso sul volto.
-Questo gommone è un mattatoio.
La luna, non vista, era riuscita ad aprirsi uno squarcio nel cielo e a mostrarsi in tutta la sua pienezza.
L’urlo di Samyr fu soffocato del fiotto di sangue che riempì la gola dell’uomo.

La bestia finì di sgranocchiare lo scafista e si preparò a continuare la caccia.