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Questa volta tocca a noi lettori

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Oggi voglio parlare di noi lettori, parlo al plurale e mi conto nella categoria, perché credo e spero che molto debba cambiare nel mondo dell’editoria se vuol avere un minimo di futuro nel nostro paese, ma che sopratutto debba mutare qualcosa nell’utente finale.
Mi pare chiaro e evidente che, salvo poche e riconosciute eccellenze, il mondo editoriale è pieno di cialtroni (più o meno consapevoli), incompetenti misti, maneggioni e raccomandati di varia natura; tutto poteva filare liscio finché il mercato non aveva problemi e a dire il vero la poca editoria di qualità riusciva a ritagliarsi un suo piccolo spazio e riusciva a sopravvivere.
Ora purtroppo no, c’è la crisi che, con la sua enorme falce, sta mietendo vittime senza distinzioni e senza remore.
Tutto questo mi rendo conto è terribile, ma può e deve essere uno sprone e una occasione per cambiare la cose.
Faccio un appello a tutti: stavolta tocca a noi.
Ognuno di noi nel bene e nel male ha una piccola potenza dalla sua parte che da sola è inutile, ma che unita a molte altre diventa una carica dagli effetti deflagranti.
Mi riferisco ai soldi nelle nostre tasche.
E’ vero, una grande industria se ne può sbattere altamente se un solo pinco pallo qualsiasi si lamenta e smette di comperare i loro prodotti, ma la cosa comincia a diventare molto diversa se siamo in centinaia a fare altrettanto.
Si passa a quel punto da essere considerato uno spaccapalle di turno a un trend negativo che sposta i fatturati, la qualcosa fa molto riflettere.
Dobbiamo diventare lettori consapevoli e forse ci ascolteranno (o più ragionevolmente ascolteranno il loro portafoglio).
Ma veniamo a cosa mi riferisco nello specifico:

1) Se non siete contenti di come si comporta una casa editrice, fateglielo sapere senza avere timori. Una legge di marketing dice che addirittura dovrebbero essere contenti di ricevere una lamentela da un cliente, perché vuole dire che vuole rimanere tale. Ovviamente sto parlando di lamentele, non di insulti, quelli non sono accettabili. Una lamentela è educata, puntuale e circostanziata. Vi assicuro che una isolata mail di protesta non conta nulla, mentre una discreta serie fatta da persone diverse hanno tutto un altro sapore.
2) Diffidate dagli editori che operano solo una politica fatta sul prezzo ribassato e niente altro; la qualità scoccia dirlo ha un prezzo che deve essere pagato e riconosciuto; questo non vuol dire che non ci debbano essere offerte, ma quelle appunto sono un’altra cosa.
3) Premiate e fate pubblicità di chi, secondo voi, si ben comporta. Il passa parola rimane da sempre il mezzo pubblicitario più efficace e riconosciuto. Ricordate non state facendo una marchetta, state premiando la qualità.
4) Punite commercialmente chi secondo voi non vi tratta con il dovuto rispetto. Faccio un esempio personale: un mio scrittore preferito è stato a mio avviso tradotto in maniera scriteriata da una grande casa editrice: volumi (a differenza della edizione originale) spaccati in più parti accampando scuse ridicole. Io nel mio piccolo ho cessato di comprare i volumi in italiano e so che altri hanno fatto altrettanto. Ad una bieca scelta commerciale lesiva del lettore va sempre risposto con ciò che queste aziende maggiormente temono, ossia un calo delle vendite.
5) Non abbiate paura di provare a leggere le auto-produzioni, ma anche lì siate intransigenti, cercate la qualità…e sopratutto pagatela.

Sembra un discorso folle (e forse in parte lo è), ma forse l’unico mezzo per far cambiare le cose sono i nostri euro e l’assoluta consapevolezza che il comportamento del singolo non conta nulla, mentre quello della massa sì.

L’autoproduzione…questa sconosciuta…

Sono un tipo tranquillo e odio le polemiche strumentali, ingiustificate; questa volta mi sento di dire la mia su un argomento che in parte mi tocca personalmente e che ( permettetemi l’affermazione) ha lasciato parecchi “esperti” del settore liberi ( come diceva il compianto nonno) di “dar aria i denti” con opinioni, nel migliore dei casi, ridicole.
Ma entriamo nel merito e parliamo di auto-produzioni.
La verità è che in parecchi quando sentono pronunciare la fatidica parola (auto-produzione intendo) associano il tutto a qualcosa raffazzonato, fatto male, approssimativo.
Il tutto nasce secondo me da due fattori:

1) L’italiano medio è, per sua natura e storia, refrattario a qualsiasi cosa esuli o esca dai canali ufficiali. Il resto viene visto con diffidenza, spesso non correlata dall’esperienza diretta.

2) Il chiacchiericcio malevolo di molti “esperti”. Volendo utilizzare un velato ottimismo, in parecchi (anche voci autorevoli, o presunte tali) spalano merda contro le auto-produzioni, rendendo così vero un adagio sempre attuale: ossia che purtroppo l’infamia (anche se ingiustificata) ha sempre imposto a lungo.

A questo punto non voglio nascondermi dietro a un dito, ma, quando si esprime un giudizio, bisognerebbe giudicare un prodotto dalla sua qualità effettiva e non dalla sua origine “indipendente”.
Esistono ottime auto-produzioni fatte con professionalità (a questo riguardo esorto chiunque a farsi un giro nel blog alla sezione “Net-Writers” per farsi un’idea diffusa di quello che sto parlando), come ne esistono di pessime; questo però vale anche per la cosiddetta “editoria ufficiale”, che alterna prodotti di alta qualità (sempre meno purtroppo) ad altri dal valore alquanto discutibile.
Riguardo alle scelte delle case editrici poi mi sono espresso in questo mio articolo e non mi voglio ripetere di nuovo, ma una cosa comunque mi sento di aggiungerla a chiusura dell’articolo.
Ma perché nascono, anzi fioccano, le auto-produzioni?
Facendo un paragone ardito, un po’ per lo stesso motivo per cui nasce il volontariato, specie quello di protesta.
Esiste un buco nella produzione letteraria che la grande editoria non sa e non vuole colmare…
Forse per incapacità, forse per scarsa lungimiranza, forse per ritrosia…
Forse perché (lo dico con grande tristezza) spesso la “pubblicabilità” di un libro è decisa non per la qualità o per le esigenze di mercato, ma con logiche quasi vicine alla malavita organizzata o al nepotismo universitario.
La tecnologia in parte permette di colmare questo vuoto ( e sempre parecchi di questi di Net-Writers raggiungono nel loro piccolo migliaia di download), ma non è di sicuro la panacea di tutti i mali.
Una cosa mi sembra certa: il mercato letterario è in crisi profonda e non solo perché gli italiani spendono meno soldi in libri.

Questo mercato digitale

Sarà che negli anni la mia pazienza si è considerevolmente assottigliata, sarà che il mondo è peggiorato (o forse la mia percezione di esso), saranno tante cose, ma alcune affermazioni di cosiddetti addetti ai lavori ormai mi fanno prima ridere e poi incazzare mortalmente.
Entriamo però nel merito; nei giorni scorsi ho letto le dichiarazioni di Marco Polillo, presidente della AIE (Associazione Italiana Editori) sulla pirateria negli Ebook e mi sono cascate le braccia (per non dire i marroni, ma sono una personcina “a modino” e non mi esprimo con certi turpiloqui).
Afferma Polillo: “La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla.”
Una dichiarazione di guerra con i contro-cazzi, ma il nostro è andato avanti.
Sempre il presidente della AIE afferma che di 25 bestsellers almeno il 75% ha già la sua copia pirata presente in rete.
“Il mercato digitale -spiega Polillo- si può sviluppare solo se gli autori e gli editori conserveranno il diritto di sfruttare anche con i nuovi mezzi i contenuti creati e pubblicati. Se la pirateria non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio e’ che il mercato muoia sul nascere”.
Devo ammetterlo all’inizio mi sono quasi pisciato addosso dalle risate, ma poi realizzato che diceva sul serio, è subentrata una rabbia crescente.
Ma veniamo alle mie rimostranze:

1)Mi spiace caro signor Polillo, ma molti editori hanno fatto una campagna di vendita degli ebook in rete “a pene di animale” (più volgarmente “a cazzo di cane”). La pirateria è un fattore che va tenuto in grande conto quando ci si mette nel mercato dei prodotti on-line. Se non lo si è fatto, vuol dire che si è degli incompetenti.
Punto.
La pirateria è stimolata e diffusa perché sia i libri cartacei che quelli in formato digitale sono molto cari.
Con questo non voglio giustificare in alcun modo chi commette dei reati, ma gli ebook esistono in tanti altri paesi e questa situazione da loro non sussiste.
Forse una politica dei prezzi seria non gioverebbe altrettanto? Maggiore serietà e competenza?

2)Veniamo ai costi e investimenti degli editori: caro signor Polillo se non lo sa (e mi stupirebbe essendo lei il presidente della AIE) sono quasi zero. Il formato digitale viene creato a prescindere dagli editori per inserirlo nella lavorazione di stampa classica. Ormai non si lavora più con la stampante a caratteri mobili. Per quanto riguarda i costi di gestione di un sito in rete, le assicuro che sono molto limitati e in ogni modo qualsiasi casa editrice degna di questo nome ha la sua pagina web con annesso shop.

3)In parecchi si sono sentiti presi in giro (sarebbe meglio dire per il culo) da molte case editrici per la loro politica di stampa delle opere, specie di quelle straniere. Qualità della stampa, della carta e della rilegatura al risparmio, seguita a un aumento dei prezzi. Frammentazione ingiustificata delle opere degli autori stranieri volta solo a un lucro immotivato.
Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio; per fortuna esistono ancora degli esempi di luminosa serietà, ma sono ormai veramente pochi.

Con questo credo di aver espresso il mio parere, certo si potrebbe andare avanti per delle ore, ma è meglio fermarsi qui.
Potrei andare più sul volgare e non è il caso.

Nozioni spicciole di Marketing.

Quello mio di oggi vuol essere un articolo polemico, non lo nascondo, ma vuol essere sopratutto una ribellione a tante baggianate che leggo in rete e nei giornali o in televisione riguardo al mondo dell’editoria e dell’industria del gioco ludico. Non sono un esperto di marketing, né di economia, né sono latore di alcuna verità nella mia tasca; però ritengo che l’aver lavorato (a vari titoli e in vari ambiti) nel commercio per quasi una quindicina d’anni mi abbia permesso di sviluppare almeno un minimo di buon senso. Ma veniamo a noi.

1)IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE. A voler vedere come si comportano certe ditte verrebbe da dire “a meno che non abbia torto”.  Il prodotto non vi piace? Colpa vostra che non lo capite. Costa troppo? Colpa vostra che non potete permettervelo. Commercializzato male? Colpa vostra che non sapete trovarlo. Potrei continuare a lungo, ma mi fermo per pudore. Oggi come oggi il cliente viene visto solo per il denaro che porta e nulla più, per il resto viene trattato malissimo. Non ci si deve sorprendere poi che  la gente smetta di spendere i propri sudati denari.

2)E’ IL SERVIZIO CHE SI DEVE ADEGUARE AL CLIENTE E NON IL CONTRARIO. Sembra una regola basilare, quasi banale, eppure questo semplice assioma viene trasgredito con una continuità imbarazzante. L’editoria italiana deve capire una realtà incontrovertibile: l’e-book è il futuro che piaccia o no; già circolano in rete versioni “pirata” dei maggiori libri di successo e la situazione si allargherà a macchia d’olio e negarlo non risolverà il problema. Il mondo della musica e del cinema ne sanno qualcosa al riguardo.

3)LA VERITA’ PAGA. Mentre le balle no… Editori che cambiano linea editoriale e poi negano di averlo fatto, mentre l’evidenza delle uscite li smentisce. Non ci si può poi lamentare che clienti storici passino altrove.

4)IL LIVELLO DI UN SERVIZO SI MISURA DALLA RISPOSTA AL DISSERVIZIO. Una regola d’oro del marketing è che se un cliente si lamenta con una ditta per un problema, quest’ultima dovrebbe ringraziarlo in quanto  vuol dire che vuole rimanere un acquirente. E’ scientificamente provato che si fa il triplo di fatica a far rientrare un cliente scontento perso in precedenza. Fate un po’ voi il calcolo di cosa sia più conveniente.

5)NON E’ ATTRAVERSO UNA POLITICA DEI PREZZI CHE SI RISOLVE QUALSIASI CRISI. Anzi la si acutizza ancora di più. Nascondere il tutto dietro il frazionare le uscite in più volumi è solo un modo per far imbestialire i lettori e vendere ancora meno.

6)LA RETE E’ UNA REALTA’, IGNORARLA E SFRUTTARLA E’ UN DELITTO. Credo che questa frase si commenti da sola e la dice lunga sulla lungimiranza di cera imprenditoria. Un esempio per tutti: solo Facebook in Italia conta più di quaranta milioni di iscritti; a me al momento non viene in mente un altro miglior canale per arrivare a tante persone contemporaneamente senza spendere una marea di soldi in pubblicità.

7)L’INFAMIA DURA SEMPRE UN PO’ PIU’ A LUNGO. Non c’è peggior cosa del passa-parola e una brutta impressione riportata è difficile da dimenticare quando si sta pensando a un acquisto. Anzi spesso scoraggia proprio.

8)A OGNUNO IL SUO MESTIERE. E questo è il vero nocciolo della questione; spesso chi sta alla guida dei grossi colossi è un finanziare (ossia abituato a fare i soldi con i soldi) e conosce poco o nulla del mondo dell’editoria e del gioco, eppure tratta queste ditte come se vendesse tubi di ghisa. Come vedete non ho detto niente di trascendentale, eppure anche il buon senso è scaduto, passato di moda dietro l’ignoranza e l’arroganza.