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Racconto Bonsai: Vuoi il sangue?

tentativo

-Dai, gran bastarda, dammi qualcosa…
L’uomo picchia con violenza sulla macchinetta del video-poker, producendo un frastuono metallico.
Resosi conto del rumore, si guarda attorno in attesa della comparsa del gestore.
Ma non accade.
Il locale sembra vuoto: nessun’altro avventore, solo lui circondato dal cicalare continuo di leds e displays.
Rinfrancato, l’uomo continua le sue operazioni, un susseguirsi di mettere monete e premere pulsanti.
-PORCA TROIA!
Adesso l’urlo è veemente, rinfrancato dalla solitudine.
La rabbia aumenta, così come diminuisce l’arresto dei freni inibitori.
-Macchinetta di mmerda…si può sapere cosa vuoi da me?
Un altro pugno sui leds.
-Ti ho dato tutto…tutto quello che avevo…
Un secondo colpo, ancora più forte.
-Vuoi il sangue, adesso? Vuoi il mio sangue?
-Perchè no?
La risposta proveniente dalla macchinetta è metallica e gracchiante, artificiale, ma con una nota ironica sottesa.
L’uomo si paralizza dalla sorpresa, mentre le pulsantiere si deformano in ganci che gli immobilizzano le mani.
A quel punto il panico si fa strada come uno Tsunami cancellando tutto il resto, anche l’assurda incredulità della situazine.
Ma scappare è impossibile e quello è solo l’inizio.
La slot-machine si altera oltre i normali servo-meccanismi: si apre fino a creare una bocca stilizzata, dotata di mandibola e denti.
L’uomo non può fare a meno di urlare, mentre le mascelle si chiudono cominciando a masticare.
Poi il silenzio.
Interrotto da un prolungato rutto metallico.

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Racconto Bonsai: Fumo

La granata a frammentazione esplose un paio di metri sulla sinistra del capitano, riparato dietro la paratia anti-scoppio.
Il rumore delle armi da fuoco era assordante inframezzato dal fumo e dal puzzo di carne bruciata.
Il vice si avvicinò al suo superiore tenendosi basso e urlando nel contempo per farsi sentire: -Signore, ha lei la palla?
Il capitano annuì mostrando la sfera e indicando il cadavere di un uomo dilaniato da colpi di arma automatica nel petto.
-L’ho strappata di forza al loro centravanti.
-Signore, dov’è la porta?
-Laggiù.
Il capitano indicò un punto in direzione sud: un ammasso di fumo indistinto.
Di sicuro la porta avversaria era lì, come il pubblico, anche se invisibile.
Da quando il calcio è diventato armato non lo vedo più durante le partite.
Eppure era c’era e urlava a squarciagola.

Racconto Bonsai: Navicella 374

-Navicella 374 procedura di rientro iniziata con successo. Tempo previsto per il rientro quantificato in sette ore.
-Bene Houston, il computer di bordo conferma la stima.
-Ottimo navicella 374. Come ci si sente a essere il primo essere umano a essere andato e tornato da Marte?
-Bene, ma non vedo l’ora di tornare a casa.
-Forza navicella 374, ormai manca poco. A proposito, hai preso qualche souvenir dal pianeta rosso?
Il giovane astronauta si voltò a fissare la creatura verminoide che gli puntava contro un’arma.
-Più o meno.

Racconto Bonsai: Acqua e fango.

Toc,toc.
Il rumore si ripeté, un bussare calmo nonostante la lunga attesa.
Marco si avvicinò perplesso alla porta.
Forse è qualcuno dei soccorritori o un altro del palazzo in cerca di rifugio, si ritrovò a pensare.
Con voce tremante riuscì solo a dire: -Chi è?
Per tutta risposta l’uscio venne crivellato da colpi di arma da fuoco.
Un proiettile colpì Marco alla spalla, un secondo al petto, mentre un terzo lo centrava nell’addome.
La violenza dell’impatto fu tale da scagliarlo un metro indietro contro la parete e farlo accasciare a terra.
Quasi contemporaneamente la porta venne aperta con calcio: un uomo entrò nella stanza con una pistola semi-automatica in pugno.
Con le ultime forze residue Marco cercò di sollevare lo sguardo, ma l’ultima sua immagine fu l’accecante calore bianco a pochi centimetri dalla faccia.

-Marco che succede?
Mara era terrorizzata. Aveva sentito con chiarezza dei colpi di pistola dal locale accanto e ora il silenzio assoluto.
-Marco!
Urlò ancora, la voce dalla disperazione.
-Al momento è decisamente impegnato a crepare.
L’uomo entrò nella camera da letto spianando la pistola.
-Luca!
Un sorriso sarcastico attraversò il volto dell’altro, mentre avanzava senza abbassare l’arma.
-Già io, il tuo caro maritino venuto a salvarti dall’alluvione. Eri impegnata a fare altro?
Mara incominciò a indietreggiare.
-No. Non è come pensi.
Luca proruppe in una risata malevola.
-Mi avevi spergiurato che non lo avresti visto mai più e invece vi trovo qui seminudi e con le coperte sfatte. Ma forse sto travisando, forse stavate solo giocando a carte… a scopa magari?
L’ultima parola fu quasi urlata e l’uomo si fermò fissando lo sguardo negli occhi terrorizzati della moglie.
-Ti prego, non farlo.
-Hai finito di prendermi per il culo.
Le scaricò contro il resto del caricatore.

Luca fissò i cadaveri per parecchi minuti, domandandosi più volte cosa fosse successo.
Forse i due amanti, presi dai loro amplessi, non si erano accorti dell’alluvione fin quando non erano stati intrappolati? O forse la massa d’acqua era giunta semplicemente troppo in fretta per poter reagire?
Scosse la testa ritornando alla realtà.
Non importava… Avrebbe scaraventato quelle due carcasse nel vortice d’acqua fangosa e che il fiume in piena se le portasse pure via.
A lui non importava più nulla.

Racconto Bonsai: Sono a dieta

L’odore di cibo arriva alle mie narici, freddo e pungente. Normalmente sarebbe una sensazione piacevole e invitante, ma stavolta è diverso: perché io sono a dieta.

Finalmente mi sono deciso a fare qualcosa per la mia linea; il guardarmi allo specchio e l’avere la spiacevole visione di tutto quell’antiestetico grasso in eccesso mi davano il voltastomaco. Mi sentivo inadeguato, stupido oltre ogni limite in quanto causa dei miei guai.
Ho capito di star mangiando troppo e male.
Per questo ho deciso di darci un taglio. Netto.
Ho optato per le maniere forti.
Dieta.
Purtroppo mi sono reso conto ben presto che il mondo è pieno di tentazioni. Il cibo è dappertutto, a lusingarti con le sue promesse….nemmeno a casa c’è scampo: basta accendere la televisione o leggere un giornale che si viene bombardati da una visione martellante di roba da mangiare.
Sempre e comunque.
Fortunatamente ho scoperto in me una forte autodisciplina che non sospettavo di possedere. Con un incredibile sforzo sono riuscito a mantenere il controllo, a non farmi prendere dalla frenesia che solo il nutrirmi in modo incontrollato placa.
Dopo mesi, il sentire parlare di cibo non mi scuote. Nemmeno vederlo in giro di continuo mi fa vacillare.
Con l’odorato però è tutto un’altra questione.
Ho compreso sulla mia pelle come l’olfatto sia un senso veramente bastardo: non è possibile ignorarlo.
Gli odori hanno la capacità di entrarti dentro, di superare senza sforzo le barriere che avevi eretto, di colpirti nel profondo.
Non mi sono dato per vinto.
Si può sopportare tutto, basta avere costanza e dedizione.
Così sono venuto qui in questo centro commerciale per mettermi alla prova. La struttura ha la forma di un immenso e largo corridoio, nel mezzo la gente passa sfrecciando, ai lati invece sono situati i negozi.
L’odore del cibo è dappertutto, impregnato in ogni direzione.
Ancora non cedo.
Ad un certo punto la mia attenzione viene attirata da una ragazza seduta ad uno dei punti di ristoro presenti. E’ indubbiamente molto carina nel suo vestitino a motivi floreali, ma in questo momento il suo aspetto fisico è l’ultimo dei miei pensieri.
Sta mangiando.
Seduta ad un tavolino, la vedo sollevare l’hamburger che ha davanti e portarselo alla bocca. Sento aumentare la mia salivazione, mentre il cuore accelera i suoi battiti.
Resisto all’impulso.
La mandibola della ragazza si abbassa mostrando così i canini e gli incisivi, i muscoli del collo guizzano.
Resisto.
Nel momento stesso in cui addenta il panino, arriva alle mie narici l’odore della carne.
Comincio a sbavare…..sto per cedere.
Con il minimo di ragione che mi è rimasta, giro i tacchi e mi dirigo verso l’uscita.
Passo la mano destra agli angoli della bocca per pulirmi alla meglio della saliva.
Devo recuperare una parvenza di contegno.
Intanto sono arrivato al parcheggio sotterraneo del centro commerciale; stranamente il luogo è deserto. Solo file di macchine prive di passeggeri e nessuno attorno.
D’un tratto da dietro un furgoncino compare una persona, un uomo brizzolato sulla quarantina. Si direbbe intento a mandare un SMS con il suo cellulare e, anzi, pare divertito da quello che fissa sul display.
Mi avvicino.
– Scusi… – gli dico con un filo di voce.
Lo sconosciuto alza lo sguardo e mi fissa.
Dalla sua espressione capisco che non sono un bello spettacolo…Non posso dargli torto: immagino di avere un aspetto spaventoso. Bianco come un cencio, sudaticcio.
Probabilmente mi ha preso per un drogato.
– Mi scusi – continuo sempre flebilmente – saprebbe indicarmi un bagno qua vicino?
Vedo il suo volto rilassarsi: non sono un tossico, ma uno con uno spaventoso attacco di diarrea.
Mi dà il fianco ed indica una direzione avanti a sé.
– Mi sembra che ce ne sia uno… –
Non gli lascio il tempo di finire.
Con un gesto fulmineo gli afferro la testa a due mani e la sbatto violentemente contro la porta anti-panico della entrata alle scale di emergenza.
Il tizio cade tramortito al suolo senza emettere un gemito.
Mi guardo ancora attorno con circospezione.
Nessuno.
Apro la uscita d’emergenza e trascino il corpo dello sconosciuto.
Mi muovo con decisione, ma senza fretta eccessiva: nessuna videocamera è puntata in questa direzione e nessun allarme è  collegato al meccanismo della serratura. Me ne sono accertato in precedenza.
Non volevo agire qui. Pensavo di prendere l’auto e andare da un’altra parte, ma, quando ho visto il brizzolato proprio lì davanti, non ho saputo resistere.
L’occasione fa l’uomo ladro.
Chiusa la porta d’ingresso, la stanza è formata da un piccolo pianerottolo e da una rampa di scale in salita.
E’ il luogo ideale.
Con un violento strattone alla testa spezzo l’osso del collo allo sconosciuto.
Però non sono ancora appagato. Neanche lontanamente.
Piego su un fianco la mia vittima e mi inginocchio all’altezza del suo collo.
Chiudo gli occhi ed inspiro una larga boccata d’aria. L’odore del cibo giunge fortissimo alle mie narici inebriandomi.
Sento la fame che cresce, che divampa, ma questa volta la lascio fare. Non la blocco.
Quando il desiderio si fa insostenibile, apro la bocca e affondo i miei denti nella parte carnosa del collo del cadavere.
Con una precisione acquisita negli anni stacco un grosso morso di carne sanguinolenta. Sugosa. Polposa.
Comincio a masticare avidamente.
Il senso di appagamento mi colpisce con la forza di cento orgasmi.
Sto mangiando, mi sento vivo.
Sono vivo…

Quando riacquisto la mia lucidità, scruto il mio orologio digitale.
Questa volta ho resistito quasi due giorni prima di perdere il controllo.
Sto migliorando.
Guardo nuovamente il cibo e mi chiedo se sia il caso di mangiarne ancora un po’…ma mi trattengo.
Dopotutto sono a dieta.

Racconto Bonsai: Freddo boia

Oggi è una giornata decisamente fredda, fatta di un gelo secco e invadente che ti entra dentro fino nelle ossa.
Lei, come al solito, è in ritardo e io fermo qui che l’aspetto ormai da venticinque minuti, un ghiacciolo umano al circolo polare artico.
Sono decisamente irritato tendente all’incazzato e, quando la vedo comparire da dietro l’angolo, ho pronta sulla labbra una frase tagliente adeguata a quell’ennesimo ritardo.
Lei però mi guarda con un sorriso triste e mi blocca.
-Scusa amore, scusami. E’ molto che aspetti?
Mi guarda dritto negli occhi e io mi sciolgo come al solito, la rabbia evaporata, mai esistita.
Perché dopotutto amo di lei tutto il pacchetto, pregi e difetti compresi.
Le sorrido e restituisco lo sguardo, mentendole: -No, ero in ritardo anch’io. Sono appena arrivato.
Dite che sono uno stupido, uno smidollato?
Forse, ma sono felice di esserlo.

Concorso uno squillo da lontano: La medaglia dalle molte facce

Il concorso “Uno  squillo da lontano” è giunto al suo compimento e purtroppo non ho vinto, ma che dire? Certamente mi dispiace di non essere stato scelto (e ci mancherebbe, altriementi che senso avrebbe avuto partecipare?), ma mi consola sapere che il mio tranquillo lavoretto è piaciuto a Danilo Arona (autore che ha ispirato il concorso) e questo stimola il mio ego in maniera soddisfacente.

A questo link il post di MacNab in cui mette i due finalisti a confronto: http://mcnab75.livejournal.com/470049.html

E questo il post del bando del concorso:

http://mcnab75.livejournal.com/455374.html

Per quel che mi compete vi metto a parte, sperando che piaccia, del mio lavoretto intitolato:

LA MEDAGLIA DALLE MOLTE FACCE

Non posso credere di averlo fatto di nuovo, ma è successo ancora una volta; mi sono iniettato quello schifo in vena e adesso aspetto, solo nell’appartamento con il buio padrone incontrastato.
L’unica fonte di luce è il visore retro-illuminato di una sveglia digitale: segna le due e cinquantanove e io sono semplicemente terrorizzato.
Allo scoccare delle tre, il telefono comincia a squillare.
Non dovrei sorprendermi, ma sobbalzo come uno scolaretto alla visione del suo primo film horror.
Solo che questa volta il copione è già stato scritto.
Afferro il cordless con un leggero tremito della mano, chiedendo in silenzio a quell’oggetto inanimato il perché di tutto questo.
Ma non risponde e continua a suonare, mentre sul display appare la consueta scritta NUMERO SCONOSCIUTO.
Rimango immobile per qualche secondo, ma alla fine attivo la comunicazione.
-Deduco che i buoni propositi siano andati a puttane vero?
-Non sei divertente.
-Invece per me tu lo sei caro il mio signor cuoco.
E comincia a ridere in quell’orribile modo gracchiante e metallico.
-Sei una allucinazione, non sei reale.
-Di questo abbiamo già parlato le altre volte e mi pareva che fossimo giunti alla conclusione che io esito e che sono un altro te.
A quella affermazione non posso fare a meno di cominciare a sudare freddo: non solo per la cadenza o il tono della voce, né per il fatto che mi ha definito cuoco, ossia il chimico che produce le droghe sintetiche.
Ma perché so che ha ragione.
-No, non è possibile.
-Sai meglio di me che la teoria degli universi paralleli è una ipotesi molto accreditata dagli scienziati moderni e, se ci pensi bene, non è per nulla inverosimile. A ogni nostra decisione si produce un bivio che genera a sua volta una possibilità e con essa un universo. Il cosmo dopotutto è esso stesso una medaglia dalle molte facce. Tutto qui.
-Non può essere.
-Stai cominciando a diventare noioso e poi di che ti lamenti? Non volevi inventare una sostanza psicotropa che aumentasse le percezioni oltre i limiti? Ebbene ce l’hai fatta… anzi ce l’abbiamo fatta.
Sono inerme, sbigottito: nonostante la mia parte razionale ancora si rifiuti di ammetterlo e consideri tutto questo un trip, nel profondo sento che ha ragione, che è tutto vero.
-Ma sopratutto immagina se diffondessimo il composto su larga scala.
Quelle sue ultime parole mi colpiscono forte come uno schiaffo: in un lampo ogni barriera mentale crolla facendomi comprendere la differenza fra noi due, il bivio fra le possibilità che ci divide.
Lui è un sadico, io un masochista.
Due facce di una stessa medaglia.
Senza lasciarlo finire interrompo la comunicazione e lancio il telefono contro il muro mandandolo in mille pezzi.
Vorrei svegliarmi e dimenticare tutto, ma non posso.
Non ci si può svegliare da se stessi, né dalla verità.