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Racconto Bonsai: Pecore

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La notte era particolarmente buia e la luna sembrava quasi non esistere dietro una spessa coltre di nubi; il satellite stava con fatica lottando per emergere, ma non stava vincendo la battaglia.
Samyr diede un’occhiata al gruppo di disperati sul gommone: un insieme di uomini male in arnese e donne, alcune in avanzato stato interessante. In tutto una trentina di individui, tutti stipati in uno spazio pensato per dieci.
Pecore, pensò l’uomo senza nascondere una espressione di disgusto.
Il viaggio proseguì ancora per parecchi minuti, quando nella pece notturna comparvero in lontananza le prime luci della costa.
A quel punto Samyr arrestò il motore dell’imbarcazione.
-Signori, siamo arrivati.
Il panico e l’incredulità iniziò a serpeggiare, seguito da qualche protesta.
Lo scafista placò tutti spianando una grossa pistola.
-A me non me frega un cazzo, ma gli ultimi cinquecento metri li farete a nuoto.
E per enfatizzare il concetto premette l’arma contro la testa della persona più vicina.
-Sta a voi scegliere se far diventare questo gommone un mattatoio.
Lentamente cominciarono a gettarsi in acqua e iniziarono con fatica a guadagnare la riva.
Pecore, il pensiero si fece di nuovo spontaneo con il medesimo disprezzo.
-Avevi ragione.
La voce estranea riportò Samyr alla realtà e si ritrovò a fissare l’unico passeggero che non si era ancora buttato, un uomo sulla quarantina con uno strano sorriso sul volto.
-Questo gommone è un mattatoio.
La luna, non vista, era riuscita ad aprirsi uno squarcio nel cielo e a mostrarsi in tutta la sua pienezza.
L’urlo di Samyr fu soffocato del fiotto di sangue che riempì la gola dell’uomo.

La bestia finì di sgranocchiare lo scafista e si preparò a continuare la caccia.

Capitolo 6: Flashback 1°, Durante l’invasione.

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14 Giugno 1999 Bologna Ore 16:00

-Pensi che sia morto?
Come risposta una trave di ferro fu fatta passare da una frattura del vetro del casco: la testa dell’essere rettili-forme offrì poca resistenza a quella lancia improvvisata e esplose come un palloncino eruttando sangue verdastro e materia celebrale bianca in ogni direzione.
-Adesso lo è di certo.
Il giovane, un ragazzo sui sedici anni, rigirò un’ultima volta l’asta prima di astrarla con un colpo secco dal cranio dall’alieno; il gesto produsse un estremo fiotto di icore che gli finì dritto in faccia.
-Tutto bene?
-Sono solo ferito nell’orgoglio, questa merda anche da morta è riuscita a irritarmi.
Il ragazzo scese dal petto del gigantesco esoscheletro di metallo, pulendosi nel contempo con la manica della camicia dell’avambraccio sinistro.
-E adesso?
L’altro, un secondo ragazzo di qualche anno più giovane, tradiva sia nella voce sia nell’aspetto una profonda paura.
-E adesso, caro fratellino, andiamo a caccia di altri, vendendo cara la palle.
-Ma…ma… Il terrore aveva preso il sopravvento senza maschere.
-Lo hai visto anche tu, questi cosi sono invulnerabili… le pistole, i fucili, i coltelli non li scalfiscono neppure. Questo qui, se non gli fosse aperta la strada sotto i piedi e ci fosse caduto dentro, non saremmo riusciti nemmeno…
-Taci e dimostra di avere del fegato una buona volta, fratellino.
Quelle parole lo bloccarono come uno schiaffo.
-Dopo quello che hanno fatto a mamma e papà, a Silvia…li voglio morti, tutti morti.
Il fratello maggiore guardò il minore con occhi pieni di furia.
-No, sei tu che devi rinsavire. Io sono un uomo e ho finito di comportarmi come un topo. Se devo morire, lo farò combattendo. Tu fai come ti pare.
Ciò detto si girò per risalire in scalata il crepaccio, ma fece un passo appena: all’improvviso gli cedettero le gambe e rovinò in ginocchio vomitando sul terreno.
-Luca. L’altro si riscosse a quella vista precipitandosi a soccorrere il fratello.
I conati continuarono per alcuni minuti, ma alla fine cessarono .
-Luca stai bene?
Il giovane iniziò a ridere sguaiatamente, mentre il fratello lo aiutava a rimettersi in piedi; alla fine aprì gli occhi con un nuovo bagliore verdastro in fondo alle iridi.
-Ora so cosa devo fare fratellino…Ora so come sul serio ucciderli tutti.

Sulla fanfiction e l’opera “omaggio reverenziale”

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Prendo spunto da un ottimo post del blogger Davide Mana (per chi fosse interessato a leggerlo questo è il link) per fare una mia piccola riflessione e andare un po’ alla deriva con le mie idee personali.
Mi rendo conto che  come tutti i post arguti (e che vorrebero spingere indirettamente a una riflessione intelligente e ponderata), quello di Davide è stato ampiamente frainteso, travisato e comunque ampiamente mal interpretato (basta leggere alcuni commenti).
A questo punto mi sembra doveroso dire la mia.
In passato ho letto parecchie fan-fiction sulla rete e devo dire che i risultati sono stati spesso discontinui: mi sono passati davanti agli occhi lavori ben fatti, alcune letture non disprezzabili, ma anche (sempre parere mio) autentiche porcherie.
Una cosa voglio sia chiara fin da subito: io non ho nulla con chi desideri scrivere opere basate su personaggi famosi di altri, esistono esempi assai autorevoli di ottimi lavori fatti da mostri sacri della letteratura di genere; il primo esempio mella mia mente è lo scrittore Philip Josè Farmer (autore che adoro) che nella sua smisurata produzione (per lo più di fantascienza, ma non solo) ha voluto e potuto inserire romanzi aventi per protagonisti Tarzan, Doc Savage e perfino Phileas Fogg de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verniana mermoria.
Quello scelto da me è di certo uno degli esempi più alti in questo genere: ossia quando un ottimo narratore mette la sua arte al servizio di un personaggio che secondo lui ha ancora qualcosa da dire o da dare…magari aggiungendo una novità, o una prospettiva o un diverso punto di vista.
E a questo punto, se mi permettete, che casca l’asino: un conto è l’omaggio reverenziale con una ricerca di tocco personale, un altro è l’utilizzo di un personaggio già esistente per una storia che non aggiunge nulla oltre alla trama.
Niente da dire rimane un ottimo esercizio di stile ed è di certo rassicurante “esercitarsi” su un Setting pre-esistente, ma credo anche che chiunque abbia una qualsiasi velleità di scrivere seriamente (e per “seriamente” intendo mettersi alla prova sul serio), debba prima o poi cimentarsi con una lavoro personale in ogni sua parte.
Questo non significa rinunciare a utilizzare degli archetipi esistenti, ma ritengo doveroso il bisogno di aggiungere sempre un tocco personale, metterci del proprio estro…perché alla fine è proprio quello a fare la differenza.

Due minuti a mezzanotte: Round Robin di Alessandro Girola

Ebbene si: ancora supereroi, ancora ucronia.
Questa volta però non sono io il cuoco, ma (volendo utilizzare ancora questa metafora culinaria) sarò un attivo garzone agli ordini dell’amico Alessandro Girola.
Per chi non sapesse cos’é una Round Robin, è presto detto: è un lavoro di scrittura collettiva.
Il buon Girola ci ha fornito il contesto (l’ambietazione) e darà l’incipit nel primo capitolo; a noi partecipanti il compito a rotazione di aggiungere un pezzo alla trama imbastita sotto l’egida del magister Girola.

Questo il link al post di presentazione nel blog dell’amico Alessandro Girola.

Questo il link della pagina web di “Due minuti a mezzanotte” per chi ne volesse sapere di più.

Infine questo è il link del mio articolo su Alessandro Girola.

Prossimamente e non…

Ormai il 2011 sta volgendo a un giusto finale e si impone un bilancio effettivo di quanto fatto fino a ora nel blog e anticipare le mie prossime iniziative per i mesi a venire (oltre a inevitabili upgrade dei progetti in corso).

Bilancio: Sono discretamente soddisfatto. La blog-novel “Lo sguardo del cretino” ha avuto un’ottima risposta di pubblico (mooolto maggiore di quella che mi sarei aspettato), sfiorando la media di sessanta visite a puntata con punte di ottanta/novanta. Di fatto quando ho cominciato questa avventura della blog-novel sono raddoppiati i contatti. Non male.

Progetti in corso: L’annunciata antologia e-book “Scarti” è al 50% e vedrà la luce presumibilmente con l’anno nuovo e sarà una raccolta eterogenea di vari generi: un racconto horror, uno noir, uno di fantascienza e uno che sarà una commistione di vari generi….Insomma vedrete e leggerete.

Progetti futuri: In queste ultime settimane il blog è stato invaso da alcune preview del progetto “Dossier: Ultimate Waffe”, la mia annunciata saga super-eroistica. Mi sono posto il problema di come rilasciarla, se pubblicarla direttamente sul blog  in un formato simil blog-book a puntate o rilasciarla direttamente in formato e-book una volta finita  in un colpo solo. Ho deciso per una via di mezzo che, credo e spero, potrà dimostrarsi un esperimento interessante per il futuro… Ossia rilasciarlo in formati a e-book a dispensa di una lunghezza non superiore alla ventina di pagine alla volta, un po’ come gli albi a fumetti da cui si ispira. Il tutto al termine sarà poi raccolto in un singolo e-book finale. Vedremo se l’idea piacerà.
Altro progetto che qui presento per la prima volta è il nuovo blog-book a puntate di genere fantascientifico di cui rilascerò nei prossimi giorni la prima puntata.
Titolo “Anima dispotica”.

Per ora la carne messa sul fuoco è tanta, spero solo che piaccia la grigliata.  😉

“Ultimate Waffe”

1941: Dopo l’attaco di Pearl Harbor, gli Stati Uniti entrano ufficialmente in guerra contro l’asse. Il presidente Franklin Delano Roosevelt degli U.S.A. convince i maggiori supereroi statunitensi a entrare nel conflitto a fianco delle truppe regolari.

1944: Il dottor Josef Mengele, dopo numerosi esperimenti condotti nel campo di concentramento di Auschwitz sui super-esseri catturati, teorizza la possibilità di creare un elemento patogeno capace di infettare i detentori di super-poteri e solo loro.

1945: Il 30 Aprile, prima di commettere suicidio nel suo Bunker a Berlino, Adolf Hitler ordina ai suoi sottoposti di armare un razzo V2 con un composto sperimentale denominato “Ultimate Waffe” e di lanciarlo nella stratosfera affinché con l’esplosione si possa spargere su tutto l’emisfero. Il 7 maggio, a ventiquattro ore dalla resa definitiva, gli irriducibili del Terzo Reich eseguono l’ultimo volere del loro dittatore.

1946: il 24 maggio muore ufficialmente l’ultimo super-essere sulla faccia della terra a causa del virus “Ultimate Waffe”, da quel momento in poi non si avranno altre apparizioni di esseri con super-capacità. Si teorizza che la presenza del virus nell’atmosfera impedisca la nascita di altri super-esseri.

1965: Il mondo è un territorio pacificato e unito sotto la goverance della Società delle Nazioni. Ma una nuova minaccia sta per sconvolgere il pianeta e forse la storia del passato dovrà essere riscritta.

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Tranquilli non sono impazzito (almeno non del tutto), ma quello che ho sopra descritto è la mia idea base per una saga supereroistica di ampio respiro che ho intenzione di scrivere nei prossimi mesi. Da ora e nelle prossime settimane darò degli upgrade continui…fornendo schede dei personaggi principali, cenni storici di questa ucronia alternativa.

Da segnalare anche questo interessantissimo concorso sui super-eroi a cui molto probabilmente (se mi resterà il tempo) parteciperò.

http://www.innovari.it/eheroes.htm

Progetti presenti e futuri.

Dopo aver a lungo parlato di altri (e ci terrei a far presente che sono  tutte degnissime persone), mi sembra giusto e doveroso fare qualche considerazione personale.
Innanzitutto partiamo con il blog: dire che dopo poco più di un mese si sono raggiunti i 1000 visitatori è un risultato a cui non avrei mai sperato. Dico la verità ero orientato a cifre molto più modeste e ringrazio per la fedeltà dimostratami in tutto questo tempo; mi auguro di fornire, con la mia modesta opera, qualche spunto e stimolare la curiosità dei lettori.
Unica nota dolente è data dalla scarsità di commenti, che mi auguro in futuro aumentino con il passare del tempo.
Anche la blog-novel “Lo sguardo del cretino” mi sta regalando parecchie soddisfazioni, si passa dalla media di 30/40 visualizzazioni a puntata…con picchi di addirittura 50. Grazie a tutti e vedrò di non deludere le aspettative con il proseguire della vicenda e (sopratutto) con la sua conclusione.
A questo riguardo ringrazio Alessandro Girola e dello slancio che ha dato alla blog-novel la citazione fatta sul suo portale (questo il link alla sua segnalazione: http://mcnab75.livejournal.com/459674.html) .
In un mondo cinico come il nostro, la disponibilità è una merce rara quasi quanto la gratitudine.
Io gli sono riconoscente e questo è un fatto.
Per quanto riguarda i Bonsai continuerò a pubblicarli sul blog con una cadenza settimanale, alternando lavori inediti a altri parzialmente editi.
Ma passiamo ora a parlare del futuro: entro il 2011 rilascerò in formato e-book la raccolta di tutti i miei Bonsai; ne ho già sfornati un’ottantina e mi sembrava fosse giunto il momento di dargli la dignità di un contenitore adeguato.
Colgo anche l’occasione per annunciare l’uscita per l’inizio del 2012 della mia prima raccolta di racconti sempre in formato e-book, il cui titolo di lavorazione è “Scarti”.
Come vedete molte carne arrosto o pronta per finire sulla griglia…per cui state collegati che se ne vedranno delle belle.

Racconto Bonsai: Cyberpunk contro Biopunk

I due corpi cozzarono con un clangore basso, profondo: le dite intrecciate in una presa da prova di forza.
Da una parte l’uomo in servo-armatura, un sottile e compatto strato di cronacciaio misto a chip e meccanismi; dall’altra un ibrido, una creatura umanoide nata dalla manipolazione genetica più spinta: pelle chitinosa simile agli insetti poggiata su muscoli sviluppati oltre l’umano.
Le articolazioni, meccaniche e biologiche, sono messe a dura prova fin quasi a raggiungere il punto di rottura, ma entrambi i contendenti resistano in uno stallo che pare protrarsi per parecchi secondi interminabili.
Il primo a cambiare strategia è l’uomo-macchina: scioltosi dalla presa, sferra un potentissimo pugno d’acciaio alla faccia dell’ibrido; quest’ultimo sembra accusare il colpo, lo strato chitinoso del viso coperto di crepe e di sangue verdastro.
Ma è soltanto un attimo di esitazione, l’ibrido scatena la sua furia concentrandola in unico colpo al petto della servo-armatura: il cronacciaio si sfalda come burro a contatto degli enzimi disgreganti presenti sulle nocche della creatura manipolata geneticamente.
Per il pilota dell’armatura la morte è istantanea, un esplosione della cassa toracica e un fiume di sangue rossastro.
L’ibrido contempla la vittoria con un ghigno del suo volto rovinato e il braccio ancora piantato nelle lamiere contorte.
Però non è ancora finita: il computer di bordo della servo-armatura riserva ancora un’ultima sorpresa finale; il microprocessore calibrato sul battito cardiaco del pilota attiva un’ultima procedura.
Le braccia della servo-armatura afferrano l’ibrido in un parodistico abbraccio, mentre dalla pila nucleare viene rilasciata una immane scarica elettrica.
La morte è un’agonia straziante e culmina con il fuoco che avvolge entrambi i corpi.
Il puzzo di carne e metallo bruciato è ammorbante, ma regala un sola certezza incontrovertibile: nessuno ha vinto.

Racconto Bonsai: Come un dio

E’ una giornata bellissima.
Il sole illumina la città e sembra donarle un aspetto accogliente e rassicurante, ma è solo una fugace impressione smentita dalla dura realtà dei fatti.
Il centro storico, una volta formicaio umano, è disabitato e lasciato allo sbando.
Un deserto.
Sembra quasi che al videoregistratore del mondo abbiano premuto il tasto pausa, tanto la scena risulta assurda: macchine ferme in mezzo alla strada e un silenzio assoluto, lugubre.
Il virus Fenice ha decisamente svolto il suo compito biologico in maniera egregia nella sua perfezione; lo hanno definito l’incubo peggiore di tutti i virologi e come dargli torto: aerobio, antibiotico-resistente, innocuo per tutte le forme viventi, portatrici sane, tranne l’uomo.
Mortale nel cento per cento dei casi entro quarantotto dalla contrazione del virus.
Un vero flagello, un abominio che le migliori menti del pianeta non sono riuscite a sconfiggere.
Non riesco a trattenere un sorriso al pensiero di quanto deve essergli costato venire a chiedere il mio aiuto.
Un senso di trionfo selvaggio mi ha colto quando gli stessi colleghi, che mi avevano osteggiato e irriso, negandomi i riconoscimenti che meritavo, si sono ritrovati a implorare per (cito le loro parole) la mia indiscussa competenza e genio nel campo.
Mi hanno definito l’ultima speranza.
Non sanno quanto hanno ragione, visto che l’unica cura sta nel mio DNA.
E non può essere altrimenti, dato che Fenice è una mia creatura, sintetizzata in laboratorio e progettata per resistere a ogni agente esterno tranne al mio sangue.
Rido forte consapevole di quanto potere sia di fatto nelle mie mani.
Il potere di vita e di morte per milioni di persone.
Come un dio, più di un dio.
L’unica cosa che mi resta da decidere è il da farsi: sarò come il Dio del Vecchio Testamento, vendicativo e autoritario, pronto a elargire l’estrema punizione? Oppure sarò la divinità comprensiva e compassionevole del Nuovo?
Ancora non ho deciso e preferisco godermi questo bel sole ancora per un po’.
Ho tutto il tempo del mondo…dopotutto sono un Dio.

Perchè Bonsai

Alcuni mi chiedono se e quando scriverò qualcosa di lungo nella mia vita e al riguardo vorrei rassicurare quei pochi: sto già lavorando a un’opera di medie dimensioni, dal titolo provvisorio e di argomento distopico. Sono però un perfezionista e il lavoro di stesura e revisione mi porterà via moooolto tempo, per cui c’è ancora da attendere.
Oggi però volevo dare il via a una nuova rubrica, sempre a cadenza settimanale, ossia quella dei bonsai.
Ho sempre trovato nella narrativa breve un’ottima palestra per esercitare la mia tecnica e il mio stile; un luogo ameno in cui sperimentare idee e tecniche.
Spero che anche per voi sia così.