Archivi Blog

Capitolo 9: Fotoni.

detail-fotoni

Giorno 5 (più tardi)

Il tempo passa inesorabile. C’è chi se ne rende conto…e chi no.

 

-Smettila di prendermi per il culo!
Il Soldato si alzò in piedi e afferrò Mister Atlas per il colletto della camicia cominciando a scuoterlo.
-Se questa è una cazzo di trovata pubblicitaria, io…
-BASTA!
L’urlo della Donna Dinamica fu sufficiente a fermare l’uomo in uniforme verde.
Il mago fu lasciato andare e questi iniziò a massaggiarsi il collo.
-Per chi mi avete preso? Va bene essere stupido, ma qui mi sto auto-denunciando di un reato e non voglio morti sulla coscienza.
La voce della Donna Dinamica si fece soffice.
-Trasgredire la legge 7 è un reato grave, ma ci venga incontro e cerchi di capire la nostra diffidenza.
-Ve lo ripeto per la centesima volta.
Atlas si rimise seduto nell’unica sedia della stanza e fissò una delle pareti bianche della piccola sala degli interrogatori.
-Quel pazzo mi si presentato nel camerino e mi ha chiesto di starne fuori.
-Fuori da cosa?
Questa volta il mago fissò con odio la figura del supereroe con il volto celato dalla maschera da hockey verde.
-Dal venire qui, dal dirvi ciò che ho visto.
-Ossia?
Il sarcasmo non era nemmeno celato, anzi sbattuto in faccia simile a una doccia gelata.
-Il mio potere consiste nel vedere la realtà quantistica e di manipolarla in minima parte.
-E questo che c’entra?
Atlas sbuffò e continuò.
-Nella figura di Omega vedevo solo dei fotoni. Omega è un fottuto ologramma.

Annunci

Capitolo 8: Flashback 2°, Il guanto.

guanto

16 Giugno 1999 Ore 19:00

 

-Luca sono più di dieci ore che stai lavorando. Devi fermarti, non stai ancora bene.
Il giovane sollevò gli occhiali e guardò il fratello; gli occhi venati di una luminescenza verdognola un aspetto spietato, vecchio.
-Adesso ho finito, fratellino.
La vecchia officina aveva le pareti tappezzate di crepe e, nonostante i bombardamenti ingenti, aveva resistito in modo quasi miracoloso.
Luca abbassò la saldatrice sul tavolo pieno di attrezzi, davanti a lui il frutto di una intensa giornata di lavoro: un guanto in acciaio.
-Che cos’è?
-Un’arma. Chi la indossa acquisisce, amplificato, il potere di quei mostri. Il corpo si ricopre di un’aurea protettiva invisibile che fornisce forza, velocità sovrumane. Con questa andremo a caccia.
Il fratello più giovane fece un passo indietro inorridito.
-Sei impazzito? Andare a caccia di cosa poi?
Sul volto di Luca compare un sorriso cattivo.
-Di altri di quelle bestie schifose, naturalmente. Dopotutto questo dispositivo funziona grazie al loro sangue.
Il giovane si fermò un attimo carezzando il guanto.
-Ma quando avrò abbastanza sangue potrò creare un flagello.

Penny Dreadful, la serie televisiva

rs_560x382-140404134331-1024-penny-dreadful.ls.4414_copy

Nell’epoca tardo vittoriana i Penny Dreaful (traducendo liberamente in “Orrori da un Penny”) erano pubblicazioni a poco prezzo (un Penny appunto) che il popolino leggeva per svago; come il loro nome lascia presagire il loro argomento spaziava da argomenti di cronaca nera particolarmente truculenti, a leggende metropolitane nere, a racconti gotici e dell’orrore.
Lo stile era semplice(in quanto rivolto a gente di bassa cultura) e rapido (spesso i lavoratori non avevo molto tempo a loro disposizione), il tutto condito da illustrazioni grossolane e molto gore.
Dopo questa necessaria premessa veniamo alla serie televisiva che prende il nome appunto da queste pubblicazioni e che è ambientata nel periodo della loro massima diffusione.
Mi sbilancio (e mi scuserete), ma ci troviamo di fronte a un prodotto eccelso che rielabora una idea non nuova (mi riferisco al fumetto culto di Alan Moore “La lega degli straordinari Gentlemen”), ma la gestice con sapienza e maestria dando un prodotto originale ed estremamente ben fatto.
Già il cinema aveva tentato in passato di rendere in live motion l’opera di Moore con risultati disastrosi (“La leggenda degli uomini straordinari” è una vaccata clamorosa che usa l’idea base dell’autore per creare una brutta copia di una americanata pazzesca), ma questa serie televisiva inglese invece centra in pieno il bersaglio.
La serie è cupa, intrigante, mai scontata e piena di colpi di scena.
I protagonisti poi sono estremamente accattivanti: un misto di personaggi di famosi rielaborati (Dorian Gray, il dottor Frankenstein e la sua creatura) e nuovi entrate (un oscuro pistolero americano, Lord Murray).
Otto puntate che non deludono e che mostrano una Londra da incubo, cupissima e sporca.
Spero in una seconda stagione, che possa dipanare molto nodi lasciati insoluti.
Serie ovviamente straconsigliata.

Capitolo 5: La minaccia

Senato deserto manovra - Nonleggerlo

Giorno 4

La mia non è, ne sarà mai, una vuota minaccia.
La mia è una promessa, una certezza ineluttabile.

 

Il presidente del Senato, l’onorevole Ercoli, si limitò a premere un pulsante allo scattare dei tre minuti per avvisare il Senatore De Ferris che il tempo del suo intervento era finito.
Questi si limitò a dire: -Ho concluso, signor Presidente.
Si levarono pochi applausi stanchi dai presenti, solo alcune decine degli effettivi 320 eletti.
L’aula di fatto era semi-deserta: gli uscieri erano quasi più degli intervenuti al dibattito.
Il presidente Ercoli continuò imperterrito nel suo trantran quotidiano, accese il microfono e annunciò: -Iscritto a parlare è adesso il Senatore Onofrio. Ne ha facoltà.
Stranamente però rimase il silenzio per parecchi secondi.
La seconda carica dello stato italiano sollevò lo sguardo, infastidito per l’inutile perdita di tempo.
Ercoli incrociò gli occhi sbarrati dell’onorevole Onofrio che, in piedi al suo scranno, era come paralizzato nel fissare qualcosa; gli bastò una frazione di secondo per capire di avere qualcuno alle sue spalle.
-Buongiorno.
La voce metallica riecheggiò in tutti gli auto-parlanti dell’aula, simile al suono di un enorme gong.
Il presidente del Senato voltò la testa e si ritrovò a pochi centimetri dal naso una semi-automatica.
-Ora che ho la vostra attenzione, voglio che vi sia chiara una cosa da subito.
Il nuovo venuto era completamente vestito di nero: un abito lungo con soprabito, un cappello a tesa larga e il volto celato da una maschera della commedia dell’arte scura.
-Se entro ventiquattro ore non sarà a votazione l’iniziativa di legge popolare numero 452, qualcuno morirà…
Gli attimi passarono con questa minaccia ancora presente nell’aria, quasi una presenza fisica.
-Forse sarà uno in quest’aula il primo a morire.
La figura in nero continuò sempre spianando l’arma: -Forse qualche parente stretto, una moglie, un figlio…Forse un amico…Ma qualcuno morirà di certo e sarà seguito da un altro per ogni giorno di ritardo a questa mia semplice richiesta.
Il silenzio assoluto si cristallizzò per meno di un secondo, ma parvero secoli.
-Non fatemi tornare.
Detto questo l’uomo in nero scomparve e subito dopo iniziarono le urla.

Capitolo 4: In azione.

esplosione

Giorno 3

La quiete prima della tempesta.
Un momento di calma che precede un avvenimento violento.
Ma è sempre così…prima della rivoluzione.

La granata a frammentazione esplose in una pioggia di Shrapnel e detriti, ma la figura in uniforme mimetica non si arrestò. Passò attraverso la nuvola di schegge senza fermarsi.
I proiettili sembrarono scivolare sul corpo dell’uomo incapaci di toccarlo, nemmeno il pulviscolo ne  fu in grado.
Il Soldato piombò sul criminale, infischiandosene dei colpi di mitraglietta rivolti contro di lui: il super-umano sferrò un potente pugno dello stomaco dell’altro; l’impatto gli tolse l’aria dai polmoni, costringendolo a piegarsi in avanti boccheggiante.
Il Soldato sfruttò l’occasione e lo finì con colpo alla mascella.
Intanto Veritas era impegnata con un secondo uomo, evitando i suoi colpi convulsi di una semi-automatica.
La donna dinamica muoveva il corpo flessuoso in una danza continua e incalzante: a ogni piroetta la supereroina si avvicinava sempre di più all’avversario, spostandosi un attimo prima che il criminale sparasse nella sua posizione.
Alla fine i colpi del caricatore nel caricatore terminarono, ma la donna ormai vicinissima, non si fece impietosire e eseguì un potente calcio alla testa.
I due criminali crollarono al suolo quasi in contemporanea.
Gli echi dei colpi di arma da fuoco cessarono e Veritas si voltò verso il suo partner; il Soldato sembrava assorto nei suoi pensieri: lo sguardo perso nella parete davanti a lui, mentre continuava a tormentarsi uno strano braccialetto al polso destro.
La donna spezzò l’incantesimo del ritrovato silenzio.
-Abbiamo sistemato anche questi trafficanti di tecnologia Turran…ma ci sono notizie del nostro amico?
-No. Solo quell’assurdo diario pieno di stronzate che ha messo in rete e che i controllori del web non riescono a oscurare.
Rimase zitto per un attimo.
-Tutto questo non mi piace.
La donna si avvicinò al superuomo, che perseverava nel suo convulso gesto con il monile al polso.
-So che non c’entra nulla con tutto questo e che non sono affari miei, ma voglio chiedertelo lo stesso… Si può sapere che cos’è quel braccialetto che hai addosso?
Il tormento al braccio si arrestò di colpo e, senza voltarsi, l’uomo in uniforme se ne andò.
Veritas comunque sentì come in un sussurro la voce del Soldato dire: -E’ un ricordo di mio fratello.