Archivio mensile:novembre 2011

24 maggio 1946

In questa foto d’archivio il presidente  Franklin Delano Roosevelt si accinge a firmare la delibera che indice il lutto nazionale per il 24 maggio in onore di tutti i superumani deceduti a causa dell’Ultimate Waffe.

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“Ultimate Waffe”

1941: Dopo l’attaco di Pearl Harbor, gli Stati Uniti entrano ufficialmente in guerra contro l’asse. Il presidente Franklin Delano Roosevelt degli U.S.A. convince i maggiori supereroi statunitensi a entrare nel conflitto a fianco delle truppe regolari.

1944: Il dottor Josef Mengele, dopo numerosi esperimenti condotti nel campo di concentramento di Auschwitz sui super-esseri catturati, teorizza la possibilità di creare un elemento patogeno capace di infettare i detentori di super-poteri e solo loro.

1945: Il 30 Aprile, prima di commettere suicidio nel suo Bunker a Berlino, Adolf Hitler ordina ai suoi sottoposti di armare un razzo V2 con un composto sperimentale denominato “Ultimate Waffe” e di lanciarlo nella stratosfera affinché con l’esplosione si possa spargere su tutto l’emisfero. Il 7 maggio, a ventiquattro ore dalla resa definitiva, gli irriducibili del Terzo Reich eseguono l’ultimo volere del loro dittatore.

1946: il 24 maggio muore ufficialmente l’ultimo super-essere sulla faccia della terra a causa del virus “Ultimate Waffe”, da quel momento in poi non si avranno altre apparizioni di esseri con super-capacità. Si teorizza che la presenza del virus nell’atmosfera impedisca la nascita di altri super-esseri.

1965: Il mondo è un territorio pacificato e unito sotto la goverance della Società delle Nazioni. Ma una nuova minaccia sta per sconvolgere il pianeta e forse la storia del passato dovrà essere riscritta.

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Tranquilli non sono impazzito (almeno non del tutto), ma quello che ho sopra descritto è la mia idea base per una saga supereroistica di ampio respiro che ho intenzione di scrivere nei prossimi mesi. Da ora e nelle prossime settimane darò degli upgrade continui…fornendo schede dei personaggi principali, cenni storici di questa ucronia alternativa.

Da segnalare anche questo interessantissimo concorso sui super-eroi a cui molto probabilmente (se mi resterà il tempo) parteciperò.

http://www.innovari.it/eheroes.htm

Capitolo 12. Alla fine (parte prima).

Ore 14:40 16 Giugno 2011 Da qualche parte

-E questo cosa c’entra? Renzi sbottò fissando in cagnesco il consulente. Neri d’altro canto si limitò a continuare con il suo tono pacato.
-Mi è stato spiegato con dovizia di particolari che il futuro viene calcolato dalla macchina in base all’eventualità statistica. In parole povere il computer elabora i dati in suo possesso generando poi la versione del futuro più statisticamente probabile.
-Questo lo sappiamo benissimo. Sentenziò la dottoressa Rouelle. -E non mi dica che la sua ipotesi si basa sul fatto che immettiamo i dati del viaggiatore nel computer, aggiungendo così una variabile al calcolo perché non è così.
Questa volta fu Wheltz a intervenire: -Quello del viaggiatore era un problema che ci siamo posti fu dall’inizio anche noi. Eravamo ben consapevoli che aggiungere anche poche variabili avrebbe fatto sballare il risultato. Per questo forniamo al computer solo il nome del viaggiatore e questi si limita a costruirgli attorno il futuro possibile. Dopotutto essendo una copia esatta del nostro mondo siamo tutti li dentro…o meglio un nostro clone virtuale.
Neri sorrise.
-Questo vale per i dati, ma per l’interpretazione?
-In che senso?
-La dottoresse Rouelle mi insegna, al sentirsi nominare quest’ultima sobbalzò, che le probabilità, in particolare quelle derivanti da fatti non puramente matematici, necessitano di un metodo interpretativo o sbaglio?
-Si…
La donna, colta di sprovvista, dapprima cominciò a balbettare per poi riprendersi quasi subito.
-…ma abbiamo ovviato anche a questo, inserendo la discrimine della maggiore probabilità.
-E non potrebbe essere a questo punto che la prospettiva maggiormente probabile possa essere quella derivante dalle aspettative inconsce del viaggiatore?
I tre rimasero basiti in silenzio, mentre il consulente proseguiva implacabile.
-Il computer quantistico sa tutto di noi, speranze, aspettative, se siamo ottimisti o meno. Per cui un oceanografo di indole pessimista vedrà un futuro desertificato, mentre un ex-militare russo traumatizzato dalla guerra in Cecenia si ritroverà in un mondo devastato dalle sommosse civili;  per ultimo un ex-soldato delle forze americane con incubi del passato nella giungla pluviale, si ritroverà catapultato lì.
Altra pausa ad affetto.
-Il computer propenderà le probabilità in quella direzione.
I tre si fissarono per qualche secondo e fu Wheltz il primo a proferire parola.
-Mi sta dicendo che il computer quantistico è inaffidabile per un qualsiasi viaggio nel tempo?
-No assolutamente, per il presente e sopratutto per il passato mi sembra un ottimo strumento. Per il futuro invece l’unico consiglio che posso darvi è quello di utilizzare un viaggiatore che sia fuori da qualsiasi database mondiale.
-E dove diamine lo troviamo uno cosi?
Il colore del volto di Renzi era passato dal rosso rubino a quello cianotico.
Neri rispose semplicemente: -In un paese del terzo mondo, lì ci sono ancora zone in cui un computer o un censimento non sanno nemmeno cosa sia.

Italian net-writers: Glauco Silvestri

Glauco Silvestri è bolognese come me, ma decisamente non ci conosciamo; forse lo ho intravisto una volta mentre ero in un cinema di una uggiosa serata invernale della nostra bella città. Allora non volli presentarmi, un po’ per pudore, un po’ per stima reverenziale verso uno scrittore che si ammira.
Glauco ha dimostrato negli anni di essere l’incarnazione perfetta dell’italian net-writers per antonomasia; uno che è partito dalla gavetta iniziando con le classiche pubblicazioni cartacee e poi, stanco del trattamento riservato agli autori esordienti e al genere fantascientifico in particolare, ha deciso di buttarsi nella auto-pubblicazione anime e corpo, precursore dell’utilizzo sul web-italico dell’audiobook e dell’e-book.
Sono nati così dei piccoli gioielli, fra cui mi piace citare le bellissime fan-novel dedicate ai robottoni di Go Nagai.


Horror, urban-fantasy, noir a tinte forti fino a arrivare alla fantascienza hard, Glauco ha saputo spaziare con perizia quasi tutti i generi con grande maestria.

Ultima sua impresa l’apertura di una casa editrice on-line (la Pyra Edizioni) che ha subito esordito con uscite veramente gustose. Ora non vi resta che leggere.

Questo il link al sito dell’autore: http://www.glaucosilvestri.it/

Questo il link della “Pyra Edizioni”: http://www.pyraedizioni.com/pag/index.php

Aggiungo una piccola rettifica all’articolo: la “Pyra Edizioni” appartiene a Giuseppe Tararà e non a Glauco Silvestri, ciò non muta in alcun modo l’ottima impressione avuta da questa casa editrice.

Nozioni spicciole di Marketing.

Quello mio di oggi vuol essere un articolo polemico, non lo nascondo, ma vuol essere sopratutto una ribellione a tante baggianate che leggo in rete e nei giornali o in televisione riguardo al mondo dell’editoria e dell’industria del gioco ludico. Non sono un esperto di marketing, né di economia, né sono latore di alcuna verità nella mia tasca; però ritengo che l’aver lavorato (a vari titoli e in vari ambiti) nel commercio per quasi una quindicina d’anni mi abbia permesso di sviluppare almeno un minimo di buon senso. Ma veniamo a noi.

1)IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE. A voler vedere come si comportano certe ditte verrebbe da dire “a meno che non abbia torto”.  Il prodotto non vi piace? Colpa vostra che non lo capite. Costa troppo? Colpa vostra che non potete permettervelo. Commercializzato male? Colpa vostra che non sapete trovarlo. Potrei continuare a lungo, ma mi fermo per pudore. Oggi come oggi il cliente viene visto solo per il denaro che porta e nulla più, per il resto viene trattato malissimo. Non ci si deve sorprendere poi che  la gente smetta di spendere i propri sudati denari.

2)E’ IL SERVIZIO CHE SI DEVE ADEGUARE AL CLIENTE E NON IL CONTRARIO. Sembra una regola basilare, quasi banale, eppure questo semplice assioma viene trasgredito con una continuità imbarazzante. L’editoria italiana deve capire una realtà incontrovertibile: l’e-book è il futuro che piaccia o no; già circolano in rete versioni “pirata” dei maggiori libri di successo e la situazione si allargherà a macchia d’olio e negarlo non risolverà il problema. Il mondo della musica e del cinema ne sanno qualcosa al riguardo.

3)LA VERITA’ PAGA. Mentre le balle no… Editori che cambiano linea editoriale e poi negano di averlo fatto, mentre l’evidenza delle uscite li smentisce. Non ci si può poi lamentare che clienti storici passino altrove.

4)IL LIVELLO DI UN SERVIZO SI MISURA DALLA RISPOSTA AL DISSERVIZIO. Una regola d’oro del marketing è che se un cliente si lamenta con una ditta per un problema, quest’ultima dovrebbe ringraziarlo in quanto  vuol dire che vuole rimanere un acquirente. E’ scientificamente provato che si fa il triplo di fatica a far rientrare un cliente scontento perso in precedenza. Fate un po’ voi il calcolo di cosa sia più conveniente.

5)NON E’ ATTRAVERSO UNA POLITICA DEI PREZZI CHE SI RISOLVE QUALSIASI CRISI. Anzi la si acutizza ancora di più. Nascondere il tutto dietro il frazionare le uscite in più volumi è solo un modo per far imbestialire i lettori e vendere ancora meno.

6)LA RETE E’ UNA REALTA’, IGNORARLA E SFRUTTARLA E’ UN DELITTO. Credo che questa frase si commenti da sola e la dice lunga sulla lungimiranza di cera imprenditoria. Un esempio per tutti: solo Facebook in Italia conta più di quaranta milioni di iscritti; a me al momento non viene in mente un altro miglior canale per arrivare a tante persone contemporaneamente senza spendere una marea di soldi in pubblicità.

7)L’INFAMIA DURA SEMPRE UN PO’ PIU’ A LUNGO. Non c’è peggior cosa del passa-parola e una brutta impressione riportata è difficile da dimenticare quando si sta pensando a un acquisto. Anzi spesso scoraggia proprio.

8)A OGNUNO IL SUO MESTIERE. E questo è il vero nocciolo della questione; spesso chi sta alla guida dei grossi colossi è un finanziare (ossia abituato a fare i soldi con i soldi) e conosce poco o nulla del mondo dell’editoria e del gioco, eppure tratta queste ditte come se vendesse tubi di ghisa. Come vedete non ho detto niente di trascendentale, eppure anche il buon senso è scaduto, passato di moda dietro l’ignoranza e l’arroganza.

E alla fine è E-book

Alla fine è arrivato, dopo tanti annunci e alcuni patemi privati (fortunatamente superati).

Ebbene si, è on-line in download gratuito il mio primo e-book gratuito in formato Epub.

Il titolo?

Banale come al solito è Bonsai ed è la raccolta di tutti i miei micro-lavori per adesso pubblicati in rete.

Spero che piaccia.

Colgo l’occasione per ringraziare Matteo Poropat per la collaborazione (merito suo la conversione del file in formato Epub, indispensabile per la pubblicazione) e per il livello del risultato.

GRAZIE.

 

Di seguito il link per scaricare l’opera: http://www.lulu.com/product/ebook/bonsai/18680076

 

Capitolo 11. Debriefing

Ore 14:30 16 Giugno 2011 Da qualche parte

La stanza delle riunioni era un locale senza finestre con al centro una grande tavola rotonda contornata da una decina di sedie; all’interno tre figure erano sedute una accanto all’altra, mentre una quarta era accomodata di fronte a loro.
Quasi una piccola commissione per un esame universitario.
-Vorrebbe dirmi che in poche ore ha già capito qual’è il problema?
-Direi di si.
Tre paia di occhi si fissarono sul consulente scrutandolo in cerca di un qualsiasi segnale di scherno.
Vi trovarono solo impassibilità condita da una leggera noia di fondo.
Wheltz si schiarì la voce prima di ricominciare a parlare, gettando ai suoi due sottoposti un’occhiata di sbieco.
-E quindi?
-Il tutto è stato molto semplice in verità, quasi banale mi verrebbe da dire.
A quelle parole Renzi si fece livido in volto e una vena pulsante comparve sul suo cranio rasato, mentre la dottoressa Anne Rouelle si limitò a sbiancare.
Invece Wheltz pareva scolpito nel porfido.
-Dai vostri resoconti degli altri viaggi, mi sono reso conto di un’unica varianza, un unico elemento dissonanza ricorrente…
A questo punto Renzi proruppe: -La vuole smettere una buona volta di tirare per le lunghe con questa suspence da quattro soldi e dirci una buona volta tutto?
Il consulente continuò come se niente fosse.
-Fate un attimo di mente locale e ragioniamo insieme. Qual’è la sola variante nei tre viaggi precedenti? Il computer e i dati sono gli stessi, e i medesimi sono la data e il luogo d’arrivo.
Nessuna risposta, solo il silenzio.
Sul volto di Neri si allargò un gran sorriso.
-L’unica differenza era il viaggiatore.

Top 5: Le migliori tematiche nelle saghe super-eroistiche

E alla fine dopo che altri amici Blogghettari si sono già dati da fare in questo ambito e alla fine sono arrivato anche io con le TOP 5.
E allora cominciamo:

5) Cambiare un addendo e stravolgere il super-eroe.

Una volta li chiamavano “What if?” (cosa sarebbe successo se?), poi l’industria editoriale fumettistica ha capito che il genere “tirava” e gli autori si sono potuti sbizzarrire in maniera incredibile.
Sono nate delle vere e proprie chicche in cui i super-eroi sono stati destrutturati, rivoltati come guanti, stravolti. I generi si sono mescolati e le ucronie si sono sprecate.
Un esempio tra i più riusciti è stata la saga MARVEL ZOMBIE, gustosissima divagazione degli eroi/x-men nel mondo dei non morti. La fame di carne umana si sa è una brutta bestia e anche il più retto si può trasformare in una macchina assassina quando la bramosia lo divora.
Tirando le somme, stravolgere le carte in tavole spesso genera dei risultati superiori agli originali.

Esempi consigliati: I primi due volumi della saga MARVEL ZOMBIE, MARVEL 1602.

4) Una buona dose di ironia rende tutto più crudo.

Si sa l’ironia (specie quella al vetriolo) sa enfatizzare e rende l’indigeribile sopportabile o quanto meno masticabile. Lo hanno capito anche molti autori che, pur non rinunciando alle tematiche adulte e non scadendo nelle tematiche squisitamente comiche, si sono adoperati nell’usare e nel costruire le loro storie con fortissime dosi di sarcasmo nero.
L’esito ha dato vita a una graphic novel interessantissima (e citazionistica all’estremo) come WANTED, in cui i super-criminali governano in segreto il mondo, e alla serie THE BOYS, in cui una squadra segreta “tiene in riga” tutti i super esseri del mondo sia buoni che cattivi.
Da segnalare a questo riguardo l’antieroe Marvel chiamato DEADPOOL: matto, fuori di testa, completamente folle nella sua ironia malsana, trai suoi vari poteri possiede la consapevolezza unica di essere in realtà un personaggio dei fumetti. Metateatro pirandelliano applicato ai Comics, fate un po’ voi.

Esempi consigliati: La saga di THE BOYS, l’albo WANTED, e il personaggio DEADPOOL.

3) E se gli eroi della “Golden Age” si ritrovassero ai giorni nostri?

Nato come escamotage per far rientrare in gioco super-eroi datati Seconda Guerra Mondiale, il genere ha assunto una sua autonomia personale e un valore autoriale di tutto rispetto. All’inizio fu Capitan America a essere ibernato e scongelato dopo cinquant’anni e poi arrivarono moltissimi altri.
L’idea base è semplice: cosa succederebbe a un eroe di quei tempi nell’essere catapultato ai giorni nostri? Un mondo in cui tutti i tuoi amici di un tempo o sono morti o vecchi decrepiti, un mondo in cui le tonalità di grigio sono molto più estese, in cui male e bene si confondono?
La risposta è: un vero casino; uno sfoggio di super-poteri misto a drammi esistenziali senza precedenti.
In realtà in questi albi è chiara la critica alla nostra società vista dagli occhi di questi personaggi provenienti da un mondo in cui i contorni erano assai meno sfutati.

Esempi consigliati: la saga PROJECT SUPERPOWERS e THE TWELVE.

2) I super-eroi sono vigilanti, lo hai capito o no?

L’idea è basica, semplicissima: l’eroe mascherato (non importa se con poteri o meno) è di fatto un elemento fuorviante della società e a pensarci bene è proprio così. Effettivamente chi si mette (non importa con quali fini) a combattere i crimini (o presunti tali) con mezzi non autorizzati dalle istituzioni vigenti fa di lui un vigilante, un criminale che combatte i criminali agli occhi dello stato.
Già Alan Moore con il suo V FOR VENDETTA ci aveva dato una chiave di lettura in tal senso producendo un capolavoro di graphic-novel, ma anche i modernissimi autori non sono stati a guardare; un fulgidissimo esempio è stato BLACK SUMMER di Warren Ellis in cui la tematica in questione è portata alle estreme conseguenze.

Esempio consigliato: la graphic-novel BLACK SUMMER.

1) I super-esseri non ragionano affatto come gli esseri umani.

Immaginate di avere capacità sovrumane, di essere di fatto degli dei in terra, venerati, temuti dalle masse. Quale sarebbe il vostro comportamento? Quali sarebbero le motivazioni che vi spingono?
Certamente non quelle di un essere umano comune, limitato dal proprio fisico e dalle proprie inadeguatezze.
Una cosa è chiara: gli dei non ragionano come noi….proprio per niente.

Esempi consigliati: la saga IRREDEEMABLE e la graphic-novel SUPERGOD (vedi la mia recensione a questo link: https://nicolacorticelli.wordpress.com/2011/10/16/recensione-supergod-fumetto/).

Capitolo 10. Chi è Nick Bostrom?

Ore 13:00 17 Giugno 2011 Bologna

La lezione era finita e gli allievi cominciarono a uscire ordinatamente dalla sala in un cicalare sommesso misto al rumore di piedi strascicati.
Il professor Gatti spense il proiettore dei lucidi e cominciò a raccogliere i fogli sparsi sulla scrivania; la lezione era stata particolarmente seguita e lui era soddisfatto della partecipazione.
-Mi scusi professore?
Gatti sollevò lo sguardo e si trovò davanti un uomo sulla trentina con gli occhiali dall’aspetto ordinario, magro e alto più di un metro e ottanta.
Decisamente fuori corso per essere un mio studente, si ritrovò a pensare mentre rispondeva: -Desidera?
-Volevo farle i complimenti per la lezione sul metodo scientifico, davvero molto interessante.
Gatti si schernì preso alla sprovvista. “La fisica, specie quella teorica, è una materia avulsa da qualsiasi piaggeria” gli aveva ripetuto il suo mentore durante il tirocinio all’università.
Ogni tanto però non è vero, pensò.
-Grazie, molto gentile.
-Dovere. Volevo farle una domanda che esula l’argomento odierno.
-Mi dica.
-Lei cosa sa dirmi di Nick Bostrom e del super-computer alieno?
Il professor Gatti aggrottò le sopracciglia, scuotendo il capo.
No, non è un adulatore. E’ un cretino qualsiasi.
-E’ un filosofo, docente della Oxford University, promotore di una teoria secondo cui, in soldoni, il mondo potrebbe essere un gigantesca elaborazione virtuale gestita da intelligenze superiori. Prova ne sarebbero, secondo lui, i miracoli e i déjà vù in realtà erroeri di programmazione della macchina.
L’uomo rimase in silenzio per qualche secondo, poi salutò il professore e se ne andò come era venuto.
Gatti, perplesso oltre ogni dire, non poté evitare di esternare a voce alta: -Certo che il mondo è pieno di matti.
Scosse ancora il capo e continuò a mettere a posto la sua roba.

Mentre usciva, Neri si concesse un ultimo un ultimo sguardo all’aula absidale di via De Chiari: un grande cubo del lato di una decina di metri, che al completo poteva contenere in comodità quasi trecento persone.
La struttura a anfiteatro romano la rendeva una ottima aula assai adatta a tenere lezioni universitarie.
Arrivato in strada e accertatosi di essere solo, Neri sollevò lo sguardo e rivolto a nessuno in particolare disse: -ok Controllo, riportami indietro.

-Si può sapere cosa le è servito fare un viaggio nel centro storico di Bologna, un giorno avanti nel futuro?
Neri continuò a strofinarsi con l’asciugamano ancora gocciolante della sostanza psicoreattiva della vasca virtuale.
Renzi trasudava bile in ogni gesto e parole, ma il consulente parve non farci caso.
Con la massima calma terminò di rivestirsi.
-A niente di particolare, disse all’improvviso, solo a farmi comprendere con precisione qual’è il difetto del computer quantistico.

Racconto Bonsai: Acqua e fango.

Toc,toc.
Il rumore si ripeté, un bussare calmo nonostante la lunga attesa.
Marco si avvicinò perplesso alla porta.
Forse è qualcuno dei soccorritori o un altro del palazzo in cerca di rifugio, si ritrovò a pensare.
Con voce tremante riuscì solo a dire: -Chi è?
Per tutta risposta l’uscio venne crivellato da colpi di arma da fuoco.
Un proiettile colpì Marco alla spalla, un secondo al petto, mentre un terzo lo centrava nell’addome.
La violenza dell’impatto fu tale da scagliarlo un metro indietro contro la parete e farlo accasciare a terra.
Quasi contemporaneamente la porta venne aperta con calcio: un uomo entrò nella stanza con una pistola semi-automatica in pugno.
Con le ultime forze residue Marco cercò di sollevare lo sguardo, ma l’ultima sua immagine fu l’accecante calore bianco a pochi centimetri dalla faccia.

-Marco che succede?
Mara era terrorizzata. Aveva sentito con chiarezza dei colpi di pistola dal locale accanto e ora il silenzio assoluto.
-Marco!
Urlò ancora, la voce dalla disperazione.
-Al momento è decisamente impegnato a crepare.
L’uomo entrò nella camera da letto spianando la pistola.
-Luca!
Un sorriso sarcastico attraversò il volto dell’altro, mentre avanzava senza abbassare l’arma.
-Già io, il tuo caro maritino venuto a salvarti dall’alluvione. Eri impegnata a fare altro?
Mara incominciò a indietreggiare.
-No. Non è come pensi.
Luca proruppe in una risata malevola.
-Mi avevi spergiurato che non lo avresti visto mai più e invece vi trovo qui seminudi e con le coperte sfatte. Ma forse sto travisando, forse stavate solo giocando a carte… a scopa magari?
L’ultima parola fu quasi urlata e l’uomo si fermò fissando lo sguardo negli occhi terrorizzati della moglie.
-Ti prego, non farlo.
-Hai finito di prendermi per il culo.
Le scaricò contro il resto del caricatore.

Luca fissò i cadaveri per parecchi minuti, domandandosi più volte cosa fosse successo.
Forse i due amanti, presi dai loro amplessi, non si erano accorti dell’alluvione fin quando non erano stati intrappolati? O forse la massa d’acqua era giunta semplicemente troppo in fretta per poter reagire?
Scosse la testa ritornando alla realtà.
Non importava… Avrebbe scaraventato quelle due carcasse nel vortice d’acqua fangosa e che il fiume in piena se le portasse pure via.
A lui non importava più nulla.